Welcome Home, la recensione del thriller erotico con Riccardo Scamarcio

Nel cast internazionale di Welcome Home anche Aaron Paul ed Emily Ratajkowski, in un film senza abbastanza carattere, né mordente.

recensione Welcome Home, la recensione del thriller erotico con Riccardo Scamarcio
Articolo a cura di

Bryan Palmer (Aaron Paul) e Cassie Rayerson (Emily Ratajkowski) sono una giovane coppia americana in crisi. Nella loro ormai lunga relazione i problemi non fanno che accatastarsi uno sull'altro, specie di carattere sessuale, che è poi il perno su cui ruota di base la tensione erotica del thriller diretto da George Ratliff. Decidendo allora di riavvicinarsi, i due affittano un casale nella splendida cornice delle campagne umbre, a Montefalco, sfruttando il sito di booking Welcome Home.
Il panorama è bucolico e idilliaco, la casa spaziosa, con ogni comfort possibile e le migliori intenzioni, ma Bryan e Cassie faticano comunque a parlare dei loro problemi e a rinsaldare il rapporto, fuori e dentro il letto, tanto che lui arriva anche a concedere "il suo sesso al Gabinetto", come cantava il grande Lucio Dalla.
Tutto si complica ulteriormente quando l'invadente e affascinante vicino di casa, Federico (Riccardo Scamarcio), si presenta a Cassie ed entra prepotentemente nella quotidianità della vacanza dei due, innervosendo nel profondo Bryan e catturando l'attenzione di lei. Quella che doveva essere allora una fuga romantica e un ultimo tentativo di salvare la loro relazione in bilico diventa qualcos'altro, un gioco del gatto e del topo sfacciatamente prevedibile in cui lo stereotipo la fa da padrone e la tensione scema puntualmente verso il ridicolo involontario.

Turbati nel modo sbagliato

Welcome Home ci prova ad essere moderno, intelligentemente di genere, ad affrontare tematiche importanti come il diritto alla privacy o l'attuale deriva della tecnologia, eppure, nel momento stesso in cui tenta di andare oltre la barriera scemo-erotica auto-impostasi, il film trova un muro ben più grande e insormontabile, che è quello qualitativo. Come le mosche contro i vetri, comincia a sbatterci contro convinto che il peso superfluo della proprie ambizioni possa riuscire a scalfire in qualche modo questa eterea parete che sta lì, troneggiante e fiera, a separare i vincenti da chi invece resta indietro. E Welcome Home è davvero un fiacco maratoneta, incapace di gestire bene il fiato, tecnicamente scoordinato, che già alla partenza si dà per spacciato. A un preciso tratto del tragitto si arriva anche a fare il tifo per lui, curiosi e in piccola parte impietositi, ma il thriller di Ratliff sceneggiato da David Levinson sembra mettercela davvero tutta per apparire spompato e afflitto da turbe psico-sessuali opprimenti e tediose.
La scrittura di Levinson riesce poi nell'impresa di rendere insopportabile e poco empatico ogni protagonista, dal nevrotico e stressato Bryan di un Aaron Paul comunque credibile, passando per la tormentata Cassie di un'ingessata Ratajkowski, fino ad arrivare al Federico di Scamarcio, villain della storia ed elemento cringe del progetto.

Al di là di un ri-doppiaggio in italiano poco incisivo e una scrittura emotiva e caratteriale talmente caricaturale da "fare il giro" e prendersi a schiaffi da sola, proprio la star italiana è la parte migliore del film, quella che smorza il pesante, poco raffinato e maldestramente strutturato dramma di coppia e alza l'asticella della tensione, almeno fin quando non l'abbassa con trovate telefonate e onestamente imbarazzanti.

Trattando di base il lato oscuro della tecnologia, e raccontando il dark side dell'idilliaca Italia, Welcome Home avrebbe potuto approfondire molto di più il contrasto tra paesaggio quasi incantato e natura corrotta dell'uomo, ma a quanto pare si è preferito mostrare inutilmente le nudità degli attori in siparietti intuibili, anziché addentrarsi in problematiche che sono poi delle miniere d'oro concettuali per un thriller di questa portata. Tra una scena sofferta e l'altra, osservando i sorrisi ammiccanti di Federico, la fronte corrugata e accigliata di Bryan e una Cassie sensualmente fine a se stessa, George Ratliff non riesce mai inserire un'intuizione di regia, un solo virtuosismo, un'idea che possa per qualche istante sorprendere. Il regista preferisce un'impostazione classica e affogata nella banalità artistica, per un thriller incapace di comunicare passione e interesse a partire dalla sceneggiatura, che condiziona ogni altro aspetto del film, flagellando infine la pazienza dello spettatore. Dopo i titoli di coda non resta nulla se non la "locascion", che lascerebbe soddisfatto anche Alessandro Borghese. Il resto è una vacanza dimenticabile.

Welcome Home La promessa di un bella vacanza in Italia nella campagna umbra, tra cultura enogastronomica e piccole escursioni nei tipici borghi del cuore d'Italia, ci sembra il solo e valido motivo per cui Aaron Paul abbia accettato di recitare in Welcome Home. Vale lo stesso per la Ratajkowski, mentre per Scamarcio è stata l'occasione di girare un nuovo progetto internazionale e raggiungere a grandi falcate il record di Alberto Sordi. Scherzi a parte, il thriller scritto da David Levinson e diretto da Geroge Ratliff non funziona: non lo fa nelle intenzioni, né nello sviluppo e nella regia. È un titolo scemo-erotico fine a se stesso che non approfondisce nessuna delle tematiche tirate in ballo, né la crisi di coppia, né il lato oscuro della tecnologia o il dark side della Bella Italia. Vuole solo raccontare una storia lineare con personaggi stanchi e stereotipati, vendendosi male anche visivamente, privo com'è di gusto e stile. Evitabile.

4

Che voto dai a: Welcome Home

Media Voto Utenti
Voti: 1
1
nd