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We are not alone, la recensione dell'horror disponibile su Netflix

Mateo si trasferisce con la figlia piccola e la nuova compagna in una villa "abitata" da inquietanti presenze.

recensione We are not alone, la recensione dell'horror disponibile su Netflix
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Mateo si è trasferito con la figlia di otto anni e la sua nuova compagna Monica in una casa di campagna in seguito a un importante cambiamento lavorativo. In We are not alone la piccola, che ha un rapporto contrastato con la fidanzata del genitore, comincia sin da subito a sentire che nella nuova dimora vi è qualcosa di strano e con lo scorrere dei giorni la stessa Monica è vittima di una perenne insonnia e di uno scarso appetito. Quando la famiglia scopre una stanza segreta all'interno delle mura domestiche, con tanto di pentacoli disegnati sulle pareti, il dubbio che un tragico avvenimento del passato avvenuto in loco possa essere collegato agli inquietanti fenomeni comincia a farsi largo anche nella mente scettica di Mateo.

Mancanza di idee

La classica premessa di genere apre le danze di We are not alone (disponibile su Netflix), horror peruviano diretto da Daniel Rodríguez e sceneggiato dal di lui fratello Gonzalo: un nucleo familiare appena trasferitosi in una nuova abitazione è vittima di inquietanti fenomeni paranormali. E proprio sui topoi delle haunted-house si appoggia per due terzi della breve visione (un'ora e dieci scarsa) questo titolo che, pur tecnicamente accettabile, paga proprio la mancanza d'originalità narrativa, scadendo inoltre nel finale in un'involontaria parodia del filone esorcistico. La gestione del menage femminile, con figlia piccola e matrigna alle prese con un rapporto da separate in casa, prova a concedere spazio a un lato melodrammatico ma il substrato emotivo è fin troppo prevedibile e l'entrata in scena del reverendo non fa che mischiare le carte verso vie citazioniste conducenti alla definitiva resa dei conti, con epilogo aperto tipico di molte produzioni contemporanee.
Il gioco tensivo funziona a corrente alternata, affidandosi ai tipici trucchi da jump-scare (specchi, porte che si aprono, luci che vanno e vengono, scatti fotografici) in maniera sin troppo derivativa per suscitare reali spaventi. Tra forzature di sceneggiatura poco logiche, l'ausilio di internet per scoprire il mistero inerente alla magione e segni/apparizioni colti con colpevole ritardo da parte del capofamiglia, l'insieme perde di verosimiglianza penalizzando anche alcune discrete scelte registiche in un'operazione in cui il senso di déjà-vu è ben più che marcato.

We are not alone Un horror peruviano di discreta fattura tecnica incapace però di inserirsi con originalità nel filone delle haunted-house, con risvolti narrativi prevedibili e a tratti inverosimili dal punto di vista logico che penalizzano la decenza stilistica dell'insieme. We are not alone è un'operazione copia/incolla che nel finale tira in ballo anche la corrente esorcistica senza mai avere il coraggio di prendere una via diversa dall'abusato canovaccio di genere.

5

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