Recensione Waterworld

Il kolossal "acquatico" di Kevin Reynolds con Kevin Costner e Dennis Hopper

recensione Waterworld
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In Waterworld, nel 2468 la Terra è quasi completamente sommersa dalle acque. I sopravvissuti sono perciò costretti a vivere su di atolli artificiali, mentre il sistema tecnologico è tornato, salvo rari casi, ad uno stato quasi primordiale. Il pericolo più grande di quest'era acquatica deriva dagli Smokers, bande di predoni armati di tutto punto facenti capo al folle Diacon. Un giorno in una di queste città-atollo fa il suo arrivo Mariner, un mutante (ha delle branchie nelle orecchie e i piedi palmati) che trascorre la maggior parte della sua vita in mare come mercante. Quando viene scoperta la sua mutazione però gli abitanti dell'atollo decidono di imprigionarlo e condannarlo a morte, ma proprio nel momento della sua esecuzione l'atollo viene attaccato da Diacon e i suoi uomini. Mariner riesce a fuggire grazie all'aiuto della bella Helen, solo dopo aver promesso alla donna di condurla in salvo, insieme alla piccola Enola, dall'attacco degli Smokers. In seguito, sfuggiti al pericolo, Mariner scoprirà che l'obiettivo dei predoni era proprio la bambina, che ha tatuata sulla schiena la mappa per arrivare alla leggendaria Dry-land, ultimo scampolo di terra ferma, sino ad allora ritenuta soltanto un mito.

In fondo al mar...

Con 175 milioni di dollari di budget è stato il film più costoso mai prodotto prima del 1995, anno della sua uscite nelle sale. Waterworld di Kevin Reynolds (alla sua terza collaborazione col protagonista Kevin Costner dopo Fandango e Robin Hood - Il principe dei ladri) è uno di quei rari casi di accanimento da certa parte della critica nei confronti di un'operazione certamente ben lontana dalla perfezione ma non poi così inferiore a molti titoli coevi e similari. Basti pensare che la pellicola ottenne ben quattro nomination ai Razzie Awards, e la buonanima di Dennis Hopper vinse addirittura quello come peggior attore non protagonista. Ma dietro alla trama "favolistica" di una realtà post-apocalittica mai vista prima su grande schermo non mancano certo i punti d'interesse in una narrazione che dietro alla sua anima ludica nasconde anche un sottile, ma sempre genuino, messaggio ecologista.

Onda su onda

Spettacolone fumettistico che ripercorre i canoni stilistici dei kolossal avventurosi degli anni'80, Waterworld nonostante tutte le sue imperfezioni non meritava assolutamente la nomea "passaparola" di flop scult, oltretutto una falsa verità che circola tuttora: senza essere un successo clamoroso infatti, il titolo comunque ottenne worldwide un guadagno netto di 100 milioni di dollari. Seppur ricco di ingenuità narrative e con una regia non sempre ispirata per tutte le due ore di visione, il film di Kevin Reynolds riesce comunque ad immergerci in un mondo futuro suggestivo e ricco di sorprese, oppresso dalla costante minaccia degli Smokers, il cui diabolico e beffardo leader è interpretato da uno scatenato Dennis Hopper monocolo. Infatti in una sceneggiatura ingabbiata inizialmente dai canoni del classico plot nel quale il protagonista dovrà affrontare mille insidie e forze avversarie in numero assai superiore, la narrazione riesce a svilupparsi più che discretamente nella sequenza di situazioni nel quale il nostro "anti-eroe", vittima di una mutazione e per questo temuto dagli uomini "normali", si troverà nell'evoluzione di un rapporto umano che non provava da tempo con le due fuggiasche scappate a bordo della sua imbarcazione. E se la relazione con Helen (incarnata dalla bellezza particolare di Jeanne Tripplehorn) segue pressapoco i classici topoi, più interessante è quella in divenire con la piccola Enola. Nonostante le caratterizzazioni dei personaggi fatichino a decollare, e lo stesso epilogo non sia poi così originale, le due ore di visione mantengono sempre alta la soglia dell'attenzione. Con un uso limitato degli effetti speciali e spettacolari scene acquatiche (sia sopra che sotto i mari) l'azione sopperisce a queste mancanze con una messa in scena grandiosa, costruzioni dal vero realizzate ad hoc per le riprese del film (e ancor oggi luogo di uno show a tema nel parco divertimenti della Universal) che rendono un inaspettato senso di appagamento visivo; e alcune coreografie e sequenze che si ispirano al mondo dei b-movie non stonano affatto con l'atmosfera, ampliandone anzi le dosi di divertimento. Lo stesso Costner, criticato dai più, sicuramente non eccelle ma nemmeno sfigura in una produzione più ingiustamente bistrattata che non riuscita dal punto di vista qualitativo.

Waterworld Limitato ma piacevole, Waterworld viene dai più ricordato per la falsa credenza del flop al botteghino che per la contagiosa carica di spettacolare divertimento che riesce a offrire ancor oggi a quasi vent'anni dalla sua uscita. Se la sceneggiatura, bloccata da certi paletti "classici", pur non priva di imperfezioni può contare su un'atmosfera in bilico tra una svagata "epica" e una sferzante (auto)ironia, la fascinosa e inusuale ambientazione marina offre il campo a scene suggestive nelle quali la componente action può sbizzarrirsi grazie alla maestosità della messa in scena.

7

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