Recensione Wall-E, la recensione del film Pixar

I pixel possono diventare poesia?

recensione Wall-E, la recensione del film Pixar
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Solo. Tutto solo in compagnia di una blatta che ha una smodata passione per i plumcake. WALL-E (acronimo di Waste Allocation Load Lifter Earth Class), trascorre le sue giornate su un pianeta ormai deserto, costruendo enormi grattacieli di rifiuti ed esplorando i cumuli d'immondizia, eredità lasciata dal genere umano che ormai da secoli ha abbandonato il pianeta, diventato invivibile a causa dell'emergenza spazzatura. Non si sa mai quale misterioso ed affascinante oggetto possa scappare fuori da quegli ammassi di pattume, e così WALL*E è alla continua ricerca di quello che per i suoi occhi è ammantato da un aura di bellezza: può essere un utensile che è a metà fra una forchetta e un cucchiaio, o la custodia di un anello. Tutto serve a farlo sentire meno solo e un po' più umano, così come il guardare e riguardare di continuo una vecchia vhs di Hello, Dolly! gli fa capire quanto sia importante avere qualcuno da amare vicino a sé. Solo che quel qualcuno per lui non c'è ancora e, data la sua situazione, forse non ci sarà mai. Un giorno però, accade qualcosa d'inaspettato: una grande astronave atterra sul pianeta. Dal suo interno viene rilasciata la bellissima robottina EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) che, inizialmente, rischia quasi d'incenerire WALL*E. Lui, dal canto suo, si è innamorato di lei al primo sguardo. Inizialmente EVE resta impassibile di fronte alle richieste d'attenzione del piccolo WALL-E, intenta solo a proseguire la sua missione (ovvero, trovare tracce di vita organica sul pianeta), ma poi fra i due inizierà ad accendersi una specie di scintilla. Quando il tenero compatta rifiuti mostra alla bianca robottina una piantina che aveva casualmente trovato durante una delle sue indagini, questa immagazzina il vegetale al suo interno ed entra in stand by, in attesa di essere recuperata dalla nave di ricognizione. Arrivata l'astronave, WALL-E, ormai del tutto innamorato e desideroso di avere EVE al suo fianco, la seguirà aggrappandosi alla navicella fino ad arrivare alla AXIOM, una gigantesca nave colonia dove risiedono i discendenti degli esseri umani. Lì, WALL-E, oltre a conoscere altri bizzarri robottini, scoprirà che gli epigoni dei suoi creatori sono diventati degli obesi invertebrati (a causa della microgravità della nave) quasi incapaci di muoversi e del tutto assuefatti al cibo ipercalorico, ma, con l'aiuto di EVE, riuscirà a cambiare le cose.

Direttiva?

Rimanere impassibili o indifferenti di fronte ad un film come WALL*E significa avere più silicio che cuore. Andrew Stanton e la sua squadra di creativi sono riusciti a confezionare un'opera d'arte talmente densa e pregna di significati artistici e morali da lasciare a bocca aperta. La prima parte del film in tal senso è davvero magnetica, per come riesce a calamitare l'attenzione dello spettatore che si ritrova a seguire con la curiosità d'un bimbo le peregrinazioni, le esplorazioni fatte da WALL*E attraverso quella grande pattumiera che è diventata il pianeta Terra. E' il cinema nella sua forma più pura, è immagine, è poesia in movimento tanto che la narrazione viene del tutto affidatà alla impressionante capacità comunicativa, sonora e mimetica, del piccolo robottino. Paradossale come la manifestazione cinematografica più tecnologica che ci sia (l'animazione in CG), riesca a recuperare quell'universalità di linguaggio tipica del cinema degli albori o dei grandi maestri dell'uso espressivo del rumore come Jaques Tati. WALL-E vive, per cause di forza maggiore, ai margini di una società che lo ha letteralmente confinato su un pianeta deserto per settecento lunghi anni e tutto quello che gli resta da fare è studiare i rimasugli dell'idiozia umana, carpendone i segreti, cogliendone la bellezza intrinseca.

Mentre gli uomini superstiti vivono a bordo di una mega-astronave perdendo quasi del tutto la capacità di camminare, dato che ormai si limitano a bere bevande ipercaloriche a bordo di poltrone a levitazione gravitazionale fornite di ogni comfort (casse stereo e visori olografici per vedere la TV e usare Internet), WALL*E apprende il significato dell'amore da una vecchia vhs di Hello, Dolly!, ricordandoci che la vera bellezza sta nell'alta definizione di un cielo stellato e non in quella delle nostre TV a 80 pollici.

La AXIOM, inquietante incrocio fra una nave da crociera e un grande centro commerciale, è una rappresentazione, magari un po' troppo caricaturale, ma proprio per questo così efficace, del peggio del peggio offerto dalla nostra evolutissima società: centri benessere, bevande zuccherine, cinema, internet point, tutti a portata di mano, come se si trattasse di una gigantesca gabbia per criceti in cui il cibo è mischiato allo svago, percorsi obbligati in cui la felicità è a portata di bancomat e per averla basta una strisciata nel POS. Microcosmi dove pensiamo di avere tutto ciò che ci serve, ma nei quali, in realtà, la nostra essenza d'esseri umani va a farsi friggere in un olio riciclato mille volte, come le patatine Vertigo comprate al McDonald's situato giusto alla fine della scala mobile che porta al secondo piano del grande magazzino. E l'allegria diviene più superficiale dell'abbronzatura comprata al centro wellness. Definisci "Festa Campestre!". Una realtà non così distante se si pensa che le gite in campagna sono state ormai soppiantate dall'escursione domenicale fra le sponde dei letti Malm e dei mobili porta TV Benno del più vicino magazzino IKEA.

Agente contaminante 100%!

WALL-E è fonte inesauribile di gaudio e tripudio ed è l'ennesima attestazione della vitalità artistica di Pixar, l'unico studio che riesce a fondere con naturalezza le esigenze del cinephile più accanito, con quelle del largo pubblico. Non bisogna parlare di "film per adulti mascherato da film per bambini" poiché questo significherebbe snaturarne il significato, andare a variare la posta in gioco. Il nuovo film della casa di Toy Story è accessibile tanto ai piccoli spettatori, quanto ai loro genitori e sarà in grado di soddisfare tutti loro poiché gli strati della torta made in pixar sono davvero molteplici e possono appagare tutti i palati, compreso, naturalmente, quello del cinefilo più snob, che rimarrà con un ebete sguardo d'ammirazione per l'incredibile (ed intelligente) mole di citazioni cinematografiche presenti (e per la loro oculata contestualizzazione). Lodevole come sempre la caratterizzazione dei personaggi. Le scelte stilistiche dello studio di Emeryville sono, come al solito, incredibilmente raffinate, ponderate e mature: alla eccessiva umanizzazione dei personaggi dei film d'animazione Dreamworks o Blu Sky Studios, in cui il 99% delle volte il character animato è metonimicamente una mera estroflessione dell'attore che gli presterà la voce, Pixar contrappone un meccanismo allegorico per il quale il messaggio veicolato diviene molto più energico e vigoroso, come diretta conseguenza del contrasto visivo del latore di questo "telegramma": WALL-E è un robot ormai antiquato, mezzo arruginito che non ha neanche le articolazioni alle braccia (e, d'altronde, a cosa gli servirebbero dato che è stato creato solo per compattare i rifiuti?) che ci ricorda, in ogni sequenza, quanto sia bello "essere umani".

Come restare impassibili quando, aggrappato alla navetta che sta portando lui ed EVE verso la AXIOM cerca, dall'oblò, di richiamare l'attenzione della robottina, inesorabilmente in stand by, indicandole la bellezza dei colori del cosmo. La stessa EVE, capirà e carpirà i segreti dell'amore, quando riesaminerà le riprese fatte dalla sua telecamera di sicurezza mentre si trovava "dormiente" sul pianeta Terra, nelle quali il piccolo WALL-E la assisteva come un innamorato premuroso, riparandola dalla pioggia o portandola a "vedere" romantici tramonti. Quello che colpisce del film, oltre al nuovo stato dell'arte raggiunto dalle tecniche d'animazione utlizzate da Pixar, è la regia stessa che ripropone in un ambito in cui tutti i bit e byte vengono calcolati con estrema precisione, tutte quelle "increspature" tipiche dei film "veri": sobbalzi nella macchina da presa, sfocature, effetti grandangolari e distorsioni dell'immagine, come se a riprendere il tutto non fosse una telecamera virtuale, ma un operatore molto umano e, potenzialmente, fallace. L'umanità di WALL-E sta anche in questo.

Lo stesso Stanton afferma: "La vita è fatta d'imperfezioni, ma ai computer piace la perfezione. Così abbiamo speso probabilmente il 90% del nostro tempo inserendo nel film tutte le imperfezioni, siano esse nel design di un oggetto o in altre cose magari meno consce come il lavoro della camera". Oltre a Andrew Stanton, che già ci aveva regalato il magnifico e soave "Alla ricerca di Nemo", è d'obbligo ringraziare il lavoro di Ben Burtt, il quattro volte premio Oscar, responsabile del sound design di WALL*E (nonché padre "sonoro" di R2-D2), il 6 volte titolato dall'Academy Dennis Muren, consulente per tutto quello che riguarda gli aspetti sci fi del film, il compositore Thomas Newman(Le Ali della Libertà, Lemony Snicket), realizzatore di uno score davvero azzecato e straniante e il direttore della fotografia Roger Deakins, collega inseparabile dei fratelli Coen fin dai tempi di Barton Fink, che regala a WALL*E un look decisamente realistico e meno cartoonish del solito.
Davvero da standing ovation i titoli di coda: una "seconda evoluzione" dell'uomo, ripercorsa utilizzando gli stilemi grafici che partono dalla pittura rupestre fino ad arrivare alla grafica 8 bit dei vecchi videogiochi Nintendo, passando attraverso il vedutismo veneziano e il post-impressionismo di Van Gogh. Ma attenzione: il logo che comparirà sullo schermo prima della nostra uscita dalla sala, è un sarcastico monito, un'esortazione a non ripetere gli errori degli umani del film; anche se le premesse in tal senso non sono incoraggianti.

Wall-E Possono i pixel diventare poesia? La risposta è si, se si sta parlando di WALL*E. Non bisogna avere paura di affermare l’evidente realtà dei fatti perché, come afferma Anton Ego nella citazione che abbiamo riportato ad inizio articolo “Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti, e alle nuove creazioni. Al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile!.”. Anche noi ieri sera ci siamo imbattuti in qualcosa d'estremamente imprevedibile e straordinario che ci ha aiutato a mettere da parte la consueta efferatezza che compete ad ogni inflexible critique cinématographique che si rispetti. WALL*E è capace di risvegliare il puer aeternus che sta sopito in ognuno di noi, è in grado di destare come non mai l’amore per la settima arte e, soprattutto, ha la facoltà di ricordarci quanto sia bello “essere umani”, con tutto il bagaglio di emozioni, siano esse belle o brutte, che tale condizione comporta. Il che, per un robottino arruginito vecchio 700 anni, non è davvero niente male. Chapeau.

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