Waiting for the Barbarians, recensione del film con Johnny Depp

Il regista colombiano Ciro Guerra porta sullo schermo l'acclamato romanzo di J.M. Coetzee, con un terzetto di grandi attori.

recensione Waiting for the Barbarians, recensione del film con Johnny Depp
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Siamo da qualche parte nel deserto, in un appostamento coloniale sul confine tra i territori di un anonimo Impero e quelli deI cosiddetti "barbari". Il Magistrato (Mark Rylance) gestisce pacificamente le questioni amministrative locali, ma tutto cambia quando un giorno riceve una visita da parte del colonnello Joll (Johnny Depp), il quale sostiene che ci sia il rischio di un'invasione e, per tale motivo, comincia ad arrestare e torturare gli indigeni per ottenere informazioni al riguardo.
Col passare del tempo, il Magistrato inizia a dubitare delle filosofie imperialiste, soprattutto grazie all'incontro con una ragazza divenuta disabile in seguito alle azioni degli uomini di Joll, ed entra così apertamente in conflitto con i suoi superiori, mentre all'orizzonte vi è l'incertezza dell'arrivo di un'armata...

C'era una volta il colonialismo

Nel 1980 è stato dato alle stampe il romanzo Aspettando i barbari, scritto dall'autore sudafricano J.M. Coetzee, che riflette sui lati più negativi dell'imperialismo in epoca coloniale tramite il racconto di un anonimo insediamento in un deserto non identificato (le riprese dell'adattamento cinematografico si sono svolte in Marocco). Un testo potente e importante, già trasposto in forma lirica dal compositore Philip Glass, che ora arriva al cinema grazie al regista colombiano Ciro Guerra, il quale con Waiting for the Barbarians firma il suo primo lungometraggio in lingua inglese. Un progetto per lui atipico, con la sua collaboratrice abituale e moglie Cristina Gallego non più produttrice principale (o, come accaduto di recente per Oro verde, co-regista), e il respiro è apertamente internazionale, con un sapore anche parzialmente italiano (il montaggio è di Jacopo Quadri).

Ma allo stesso tempo è comprensibile l'interesse di Guerra per questo materiale, adattato per lo schermo dallo stesso Coetzee: un luogo fuori dal tempo, un ambiente isolato e ostile, un conflitto che si fa più interno man mano che la storia procede in modo volutamente lento, basandosi su un senso dell'attesa (non a caso il titolo richiama Beckett) che alimenta progressivamente la tensione.
Il paesaggio arido rende ancora più crudele la violenza distribuita in modo sparuto ma efficace, con un buon equilibrio tra brutalità psicologica e fisica che compensa l'inesperienza del regista con questo tipo di operazione.

Il buono, il brutto e il cattivo

L'atmosfera opprimente, talvolta claustrofobica, aumentata paradossalmente dalle vedute desertiche sterminate, è ulteriormente alimentata da quello che è principalmente lo scontro ideologico fra due uomini, il Magistrato e Joll, con la partecipazione del braccio destro di quest'ultimo, tale Mandel. Un duello che è anche recitativo, contrapponendo l'umanità di Mark Rylance, compassionevole fino all'eccesso, all'impassibilità di Johnny Depp, che per la prima volta in diversi anni si concede una performance molto misurata, senza tic o istrionismi (anche se i suoi occhiali da sole fanno un po' Willy Wonka), nei panni di un uomo pragmatico e totalmente privo di empatia. E poi c'è un Robert Pattinson brutale e terrificante, ennesima tappa in un percorso attoriale che prevede cambiamenti radicali da un ruolo all'altro (vedi il suo esilarante Delfino in The King) e completa in modo efficace la lotta filosofica tra i due protagonisti, incarnando fisicamente gli orrori che gli altri due tendono solo a menzionare.

Tre grandi attori e tre ottimi personaggi, che si affrontano soprattutto a parole per sottolineare il senso di fondo del testo di Coetzee: come aveva già scritto quattro decenni addietro Dino Buzzati, il vero pericolo è l'attesa, forse futile, di qualcosa che potrebbe non arrivare mai, e in questo caso specifico la vera guerra si svolge tra le mura della città, mentre il deserto si limita a suggerire, con quel sole rovente che è quasi un sorriso beffardo.

Waiting For The Barbarians Ciro Guerra dirige l'adattamento del romanzo di J.M. Coetzee con mano sicura, creando un paesaggio fuori dal tempo ma anche riconoscibile, in epoca coloniale ma con evidenti richiami all'attualità. Il ritmo volutamente pacato non andrà giù a tutti, ma la riflessione politica e filosofica è molto coinvolgente, grazie al magnifico duello recitativo tra Mark Rylance e Johnny Depp.

7

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