Vox Lux, la recensione del film con Natalie Portman

La tredicenne Celeste, unica sopravvissuta di una strage, diventa una star musicale e viene fagocitata dal mondo dello show business.

recensione Vox Lux, la recensione del film con Natalie Portman
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Nell'inverno del 1999 un ragazzo di nome Cullen Active fa irruzione in una scuola nel quartiere di New Brighton e, arrivato nella classe di musica, uccide a sangue freddo l'insegnante e spara senza pietà sugli studenti presenti, ferendo al collo anche la tredicenne Celeste Montgomery, che aveva cercato di calmare la situazione. La giovane, unica superstite della strage, passa diversi mesi in riabilitazione per tornare ad avere una piena mobilità e durante le settimane trascorse sul letto d'ospedale scrive musica insieme alla sorella maggiore Ellie.
In Vox Lux qualche tempo dopo la tragedia, per la serata di commemorazione delle vittime, Celeste ed Ellie si propongono di cantare una canzone davanti ai parenti affranti. Il pezzo, dal titolo Wrapped Up ed eseguito di fronte a diverse videocamere, viene sentito e opzionato da un famoso manager musicale e diventa un grande successo, catapultando soprattutto Celeste nel mondo dello show business.
Le due consanguinee e il loro agente viaggiano per il mondo trovando a Stoccolma il luogo ideale per produrre la loro musica, l'adolescente diventa così una vera e propria star conosciuta in ogni angolo del globo. In breve tempo quella che era solo una timida e traumatizzata ragazzina diventa un'altra persona...

Un agnello tra i lupi

"Un ritratto del ventunesimo secolo" è la scritta che compare al giungere dei titoli di coda e che ben racchiude il significato intrinseco di un film come Vox Lux, capace di cogliere le sfumature della società contemporanea attraverso il tragicomico viaggio nella carriera di una pop-star. Il regista e sceneggiatore Brady Corbet, proveniente dal davanti della macchina da presa e già autore di un esordio importante quale L'infanzia di un capo (2015), ha un'idea precisa di come narrare la propria storia e nelle due ore di visione infonde influenze cinematografiche e svolte narrative inaspettate attraverso uno sguardo lucido e folgorante, tale da sorprendere il pubblico in più occasioni.

L'inizio è scioccante e imprevedibile, soprattutto per chi (la maggior parte del pubblico) si aspettava, dati locandine e trailer promozionali a tema, una pellicola a sfondo musicale: l'irruzione nella scuola e la conseguente strage di innocenti, pur nella sua brevità, avviene come un fulmine a ciel sereno e riporta alla mente, più per impatto che per stile, le scene più drammatiche di classici come Elephant (2003) di Gus Van Sant e Polytechnique (2009) di Denis Villeneuve. La stessa rappresentazione dei titoli di testa nelle fasi più tensive del soccorso è inusuale per stile visivo, con un particolarissimo scorrere "raccoglitore" delle varie categorie tecniche e attoriali.

È nata una stella

E anche quando il racconto si instrada su percorsi più affini al presunto filone d'appartenenza, Corbet non va per il sottile nell'analizzare la realtà dello show business, pronta a fagocitare e trasformare per sempre chi ne venga coinvolto, a maggior ragione se una ragazzina nell'inizio dell'adolescenza reduce da un trauma che avrebbe messo a dura prova chiunque. Ma le fragilità iniziali si trasformano ben presto in un'arma di difesa con le quali raggiungere le proprie ambizioni, pur a discapito dei propri ideali ed emozioni. La scalata di Celeste avviene nella prima parte per gradi, salvo poi fare un grande salto cronologico in avanti nel tempo e mostrarci la di lei versione adulta, donna matura e consapevole ma altrettanto ricca di insicurezze e sofferenze trattenute. La splendida scena del fast-food, con una discussione tra madre e figlia che non si dimentica, è un magistrale esempio di come sfruttare il cast e la camera per creare molto con poco.

Il cineasta sceglie di stare costantemente attaccato alla sua protagonista, penalizzando spesso volutamente le figure secondarie che, anche se dialoganti in scena, vengono lasciate fuori campo: ciò che deve importare allo spettatore è unicamente il destino di questa cantante, simbolo esemplificativo del mondo moderno e delle sue regole. Perché tutto ciò che la circonda fin dal prologo, dal fenomeno delle stragi nelle scuole americane fino agli attacchi terroristici futuri compiuti da individui indossanti maschere prese dai suoi video-clip, è un quadro freddo e brutale dalla realtà in cui viviamo, dove il successo e il denaro sono diventate le uniche cose importanti e le celebrità assunte a entità divine.

Atto finale

L'ultimo spezzone dell'arco narrativo è quello puramente musicale, con l'esibizione della pop-star di fronte al pubblico del suo luogo natale, un ritorno alle origini tra danze e canzoni nel quale un fondamentale snodo psicologico viene finalmente alla luce nel voice-over (in lingua originale la voce è di Willem Dafoe) che accompagna il film in diversi passaggi chiave, con il silenzio scelto per accompagnare i titoli di coda che si fa assordante e perfetto quale chiusura emotiva di un'opera aspra e matura, in grado di divertire, inorridire e far riflettere in egual misura.

Il cast è in stato di grazia, a cominciare da Natalie Portman (subentrata a Rooney Mara, inizialmente scelta per il ruolo principale), alle prese con una performance totalizzante, tesa, ironica e dolente a seconda della situazione, e dalla giovane Raffey Cassidy, qui in una doppia parte (la più incisiva quella della giovane Celeste) che mette in mostra una duttilità notevole per la sua età (15 anni ai tempi delle riprese). Ma anche Jude Law nei panni del manager e Stacy Martin in quelli della sorella maggiore offrono un'intensità credibile e profonda, così come le canzoni scritte e interpretate da Sia si rivelano idonee per testi e melodie rispetto a quanto avviene su schermo.

Vox Lux La scritta che chiude la visione al giungere dei titoli di coda, ossia "un ritratto del ventunesimo secolo" è il miglior riassunto possibile di un'opera ricca di stile e di influenze che traccia una disanima acuta, forbita e grottesca della realtà che stiamo vivendo attraverso la scalata al successo di una pop-star. Una ragazzina traumatizzata da un evento che si pone come ennesimo, prezioso monito alla diffusione senza regole delle armi, ottiene visibilità sì per il suo talento ma anche e soprattutto per la tragedia vissuta, che l'ha trasformata in una celebrità prima involontaria e poi in show-woman consapevole, sempre e comunque pervasa da quella dolente fragilità di chi non ha potuto avere una giovinezza normale. Vox Lux adopera soluzioni di macchina e stili narrativi in uno sguardo estremamente autoriale ma capace di toccare corde profonde anche nel grande pubblico, scioccandolo e commuovendolo al contempo, lasciando che il cinismo di fondo si trasformi in veicolo di critica sociale non solo per certi ambiti ma in un'ottica universale. Le canzoni scritte da Sia, magnificamente "playbackate" da un'incontenibile Natalie Portman, stella assoluta, sia sotto che sopra il palco, di un cast eccellente che muta e trasmuta nei vari passaggi cronologici, firmano una colonna sonora che dietro la sua apparente banalità di fondo diventa il miglior esempio su come comunicare all'audience messaggi più importanti dell'apparenza in un racconto tragicomico, paradossale e realistico al contempo, che si ammanta di mille sfumature.

8.5

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