Recensione Voices

Voices: quando Glee cresce, va al college e si ritrova al cinema.

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Il fascino che le commedie musicali hanno su un pubblico sempre più giovane è ormai innegabile. Ne è un lampante esempio la serie TV Glee che, nonostante un plot davvero poco omogeneo e una sceneggiatura spesso poco coerente e slegata dall'apparente filo conduttore delle vicende base, continua a essere un must del genere sul piccolo schermo. Il raccontare la propria storia a ritmo di musica, mescolando la narrazione con le strofe di alcune tra le canzoni più famose del panorama pop del momento, è una prospettiva assai allettante per tantissimi teenager, forse per la loro abitudine di attribuire una colonna sonora a ogni momento della loro vita. Ovviamente il cinema non poteva rimanere inerte davanti a questa possibilità ed ecco approdare sul grande schermo Voices, ovvero quel Pitch Perfect che in America si è conquistato un piccolo ma importante posto nell'immaginario collettivo del target di riferimento, trasformando i suoi protagonisti in giovani star dal promettente futuro. I presupposti del film sono molto semplici, lineari e soprattutto ironici: tutto comincia il primo giorno di college...

Parte di un gruppo

Becca (Anna Kendrick) non ha nessun interesse nel frequentare il college e vorrebbe invece trasferirsi a Los Angeles e diventare una produttrice musicale. Suo padre non pensa però che sia una buona idea e così la costringe a frequentare almeno il primo anno: se proverà a farsi degli amici, seguire delle attività extrascolastiche e comunque dimostrare che il college non è il posto per lei, Becca avrà il permesso di abbandonare tutto e seguire il suo sogno. Tra i mille club che il posto offre, Becca decide di dare una possibilità alla radio scolastica, nella quale cataloga album, e viene reclutata, suo malgrado, dalle Bellas, un gruppo femminile di canto a cappella. Nell'istituto, infatti, la competizione tra i gruppi musicali è davvero molto sentita, soprattutto quando si parla dello scontro tra queste ragazze, reduci da un anno davvero pessimo per quanto concerne la loro immagine, e i Ritmonelli, i campioni indiscussi di tutte le competizioni canore. Quando Becca entra a far parte delle Bellas queste saranno costrette a cambiare il proprio atteggiamento e rimettere in discussione il loro repertorio classico per potersi guadagnare una reale possibilità di vittoria.

A ritmo di musica

Tanta musica, tipici meccanismi da film collegiale e tanta voglia di ironia: queste le caratteristiche principali alla base di Voices, il film che si impone il ruolo di portare le sfide musicali che tanto sfavillano in televisione, tra talent show e serie tv, sul grande schermo. Come spesso accade si parte da un libro, Pitch Perfect: The Quest for Collegiate A Cappella Glory, trasformato poi in una sceneggiatura da una mente brillante come quella di Kay Cannon, già sceneggiatrice di 30 Rock e New Girl e affidato alla regia di un prevalentemente teatrale Jason Moore. L'unione di ciò ha permesso la nascita di un film fresco e dinamico, che non spicca di certo per originalità e non riesce nemmeno a infrangere le barriere del consueto, ma entra nella testa dello spettatore con la leggera prepotenza del tormentone musicale. Una sceneggiatura buona ma non arguta come si vorrebbe far credere, tanti giochetti ironici e facili doppi sensi disposti a compartimenti stagni all'interno del film; una regia dinamica che si muove a ritmo di musica all'interno della storia senza azzardare nessun acuto mozzafiato; una storia tra le più classiche, che contiene tutti gli ingredienti che da sempre si riscontrano in un college movie, per ambientazioni e personaggi. Ma resistere alla colonna sonora di Voices e alle sue così differenti tra loro protagoniste femminili, in realtà, è piuttosto difficile, soprattutto se non si è ancora abbastanza cresciuti per credere che tutto ciò sia solo un ammasso di frivolezze. Voices mette insieme alcuni tra i più conosciuti successi pop degli ultimi anni, arrangiandoli in quel particolare modo che solo il coro a cappella permette e scuotendo i ritmi grazie a quei mash-up che tanto, dopo Glee, sono diventati di moda.

Voices Voices in America è diventato un vero e proprio piccolo fenomeno, soprattutto tra i ragazzi che, di fatto, sono il suo target di riferimento. I protagonisti del film sono stati inseguiti da tutti i programmi televisivi e le loro esibizioni sono sempre acclamatissime: una notizia che di certo non sconvolge, visto che in Voices è proprio la colonna sonora, e il modo in cui questa viene messa in scena, a vincere su tutto. Anche sul carisma distaccato di Anna Kendrick, sulla spudorata somiglianza con Zachary Levi del bravo Skylar Astin e sull’esuberanza fuori dagli schemi di Rebel Wilson. Si canta, si ridacchia, qualche volta si guarda anche lo schermo con aria di supponenza, rimproverando un eccessivo desiderio di prendere in giro un mondo, quello delle sfide musicali collegiali, in cui invece la pellicola si inserisce alla perfezione... ma alla fine dei conti ci si diverte. Certo, non è un film per tutti. Insomma, se non amate il genere musicale, restatene fuori a priori, ovviamente.

6.5

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