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Voglio una vita a forma di me, la recensione del film originale Netflix

Una studentessa sovrappeso, in rapporti burrascosi con la madre, decide di iscriversi al concorso di bellezza locale dove la donna è in giuria.

recensione Voglio una vita a forma di me, la recensione del film originale Netflix
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Willowdean è un'adolescente sovrappeso soprannominata Dumplin (gnocco) dalla madre Rosie, ex reginetta di bellezza con la quale da tempo i rapporti sono più che burrascosi. Il legame è andato infatti in crisi dopo la morte di Lucy, zia della prima e sorella della seconda, che aveva insegnato alla nipote a credere in se stessa e le aveva fatto scoprire le canzoni della cantante country Dolly Parton, una vera e propria celebrità negli Stati Uniti.
In Voglio una vita a forma di me, Will ha come migliore amica - fin da quando era bambina - la bella Ellen, dal fisico slanciato, e non riesce ad accettare del tutto il suo corpo, situazione che la porta a essere spesso insicura nei rapporti con l'altro sesso (nonostante un bel collega del fast-food in cui lavora le faccia la corte, lei non riesce a goderne appieno) e vittima di battute tra le mura scolastiche, stato che condivide con un'altra compagna grassottella, la timida Millie.

L'occasione per entrambe di ottenere una sorta di riscatto arriva quando vengono aperte le iscrizioni per il titolo di Miss Teen Bluebonnet, contest di bellezza e spettacolo nel quale proprio Rosie, vincitrice in gioventù, è una dei giudici: con l'aiuto di un gruppo di drag queen, vecchie conoscenti di Lucy, le ragazze fanno di tutto per arrivare alle fasi finali e dimostrare che, oltre all'aspetto fisico, vi sono anche altre qualità.

Alla scoperta di se stessi

Adattamento dell'omonimo romanzo young-adult pubblicato nel 2015 da Julie Murphy, accolto dai favori della critica americana, Voglio una vita a forma di me si inserisce in quel filone con protagoniste over-size, sulla scia di un grande cult del calibro di Hairspray - Grasso è bello (1988). Diciamo subito che il paragone con il film di John Waters non è neanche da porsi, visto che i cento minuti di visione si inseriscono nell'agio delle commedie adolescenziali d'Oltreoceano senza distintive peculiarità.

Rispetto a molte produzioni epigone, però, questa trasposizione ha almeno il coraggio di regalare qualche spunto parzialmente originale e il percorso di formazione vissuto dalla giovane protagonista, pur con svolte prevedibili, risulta abbastanza vario e interessante per mantenere costante l'attenzione fino ai titoli di coda.
Interessante soprattutto il rapporto tra le due principali figure femminili, la figlia piena di insicurezze per via del suo aspetto esteriore e la madre ossessionata dalla forma fisica, nonché incapace di superare un lutto familiare.
Proprio nella gestione dei relativi contrasti e riavvicinamenti, la sceneggiatura regala qualche spunto melodrammatico non banale che amplia la caratterizzazione dei rispettivi personaggi.

Canzoni e sfilate

Grande attenzione nella locandina autoctona è rivolta al nome di Dolly Parton, amatissima cantante country che ha scritto ben sei canzoni nuove di zecca per la pellicola, una delle quali è anche arrivata nella shortlist degli ultimi Premi Oscar, senza poi entrare nella cinquina finale.
Tra drag queen che simulano in playback fino alla stessa protagonista, che si trova a eseguire uno show sulle note della cantautrice, la componente musicale è indubbiamente uno dei punti di forza dell'operazione, capace di infondere brio anche ai momenti apparentemente più spenti. Voglio una vita a forma di me (disponibile nel catalogo di Netflix come originale) danza su quel sottile filo di ambiguità tipico di trame a tema, indagando nelle diversità con tenerezza e freschezza, lasciando da parte la retorica spicciola (e se alcuni passaggi risultano improbabili, è un mal di poco conto) in favore di una messa in scena genuina e frizzante che trova adeguato supporto dall'eterogeneo cast, con l'australiana Danielle Macdonald che, pur essendo troppo adulta (spegnerà a breve 27 candeline), si adatta al ruolo con naturalezza e una Jennifer Aniston assolutamente perfetta nei panni della madre nevrotica, pronta a vedere le cose in una nuova ottica, tra sbuffi e sorrisi dolci-amari.

Voglio una vita a forma di me Una commedia senza infamia e senza lode che ci racconta del tormentato coming-of-age della protagonista, una ragazzina sovrappeso in burrascosi rapporti con la madre, ex reginetta di bellezza. Voglio una vita a forma di me evita la retorica gratuita spesso insita in produzioni di questo tipo e, pur non essendo scevra da sviluppi e forzature poco credibili, possiede un buon ritmo e varietà di situazioni, con la colonna sonora firmata per gran parte dalla famosa cantautrice country Dolly Parton. Tra contest locali che scimmiottano i moderni talent show, una banda di scatenate drag queen e studentesse in cerca di riscatto, per via del proprio aspetto fisico o delle loro tendenze sessuali, i cento minuti di visione divertono offrendo al contempo alcuni spunti di riflessione una volta tanto meno banali del previsto.

6.5

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