Netflix

Voces, la recensione dell'horror Netflix

Il regista spagnolo Ángel Gómez Hernández esordisce con un horror incentrato sul fenomeno delle EVP, le voci elettroniche di origine inspiegabile.

recensione Voces, la recensione dell'horror Netflix
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Daniel e Sara, marito e moglie, si sono da poco trasferiti in una nuova casa di campagna insieme al figlio Eric, nove anni appena. Una dimora imponente ma altrettanto fatiscente, che Daniel ha in programma di sottoporre a massicci lavori di ristrutturazione. Programma che viene sconvolto quando il bambino comincia a essere vittima di inquietanti fenomeni e sostiene di essere contattato da voci di provenienza sovrannaturale.
L'intervento di una psicologa per l'infanzia non risolve la situazione, anzi, questa poco dopo perde la vita in un incidente automobilistico, profetizzato dallo stesso Eric nei suoi macabri disegni infantili.
Sarà solo l'inizio di una serie di eventi che trascineranno la famiglia in un incubo sempre più spaventoso, tanto da spingere Daniel a contattare un esperto del paranormale affinché comprenda chi o cosa infesti quelle mura.

L'orrore del già visto

Dopo una lunga esperienza nei cortometraggi, il regista spagnolo Ángel Gómez Hernández esordisce nel lungo con un horror, il suo genere prediletto, sbarcando in esclusiva su Netflix e rendendo così il suo primo lavoro disponibile in ogni angolo del mondo.
Una fortuna che non combacia con quella dello spettatore, in quanto Voces è un titolo come tanti altri, che senza tale distribuzione sarebbe probabilmente passato inosservato.
Un film che richiama un campionario tipico del filone e che sfrutta la tematica degli EVP, ossia il fenomeno delle voci elettroniche di origine sconosciuta, e lo adatta a un classico contesto da ghost-story, con la casa infestata quale sordido teatro della tragedia a venire.
I walkie-talkie che sprigionano versi inquietanti, il continuo ronzio delle mosche, crepe nel muro che nascondono secolari segreti.
E poi, naturalmente, le classiche apparizioni improvvise, pronte a generare un facile spavento. Almeno una scena spicca nell'imperante senso di déjà-vu: gratuita, ma di buon impatto sulle altrimenti veicolate attese del pubblico.

A volte ritornano

Dal Michael Keaton di White Noise - Non ascoltate (2005) fino alle più recenti installazioni di popolari franchise, la caccia al fantasma o presunto tale avviene attraverso apparecchiature elettroniche sempre più sviluppate, che tra i tanti metodi misurano la temperatura corporea di una stanza per comprendere se e dove si nasconda tale entità.
Voces si affida a tutti i luoghi comuni tipici del filone, incluso l'angolo segreto dell'abitazione in passato teatro di crimini brutali.

Allo stesso modo ci si presta a telefonati jump-scare, con movimenti di macchina che tramite cambi di visuale prima mostrano e poi nascondono, in un gioco al rimpiattino che se da un lato produce una discreta tensione a tema, dall'altro odora di già visto sin dall'inizio, con il forzato ma al contempo prevedibile colpo di scena finale a farsene ulteriore testimonianza.

I novanta minuti di visione sono diretti con diligenza, ma son frutto di un semplice compitino usa e getta destinato forse a trasformarsi in una saga, come sottolineato dalla sequenza dopo lo scorrere dei titoli di coda

Voces Un dramma familiare in salsa ghost-story tramite l'espediente narrativo delle EVP, le voci elettroniche di origine sovrannaturale che da anni fanno discutere gli appassionati del paranormale. Voces è un horror senza guizzi, discreto dal punto di vista stilistico e recitato altrettanto diligentemente ma incapace di dire qualcosa di nuovo, in un filone inflazionato ogni anno da centinaia di produzioni di pari livello. Ángel Gómez Hernández, al suo esordio dietro la macchina da presa in un lungometraggio e anche co-autore della sceneggiatura, non trova una via di lettura che permetta all'operazione di spiccare e si limita a un dignitoso ma banale prodotto di genere che alla lunga diventa prevedibile e poco appassionante. Jump-scare, morti che più tragiche non si può e una coppia di esperti del suddetto fenomeno spiritico sono al centro di un'ora e mezza di visione che va come deve andare, dritta e lineare fino all'epilogo che apre la porte a potenziali sequel. Nel caso, auspicando un minimo di originalità in più.

5.5

Che voto dai a: Voces

Media Voto Utenti
Voti: 2
3
nd