Vivo, la recensione: arriva su Netflix l'emozionante film animato di Sony

Un altro ottimo film firmato dal reparto animazione di Sony, che con la storia di Vivo gioca con i nostri sentimenti e ci appassiona con la musica.

Vivo, la recensione: arriva su Netflix l'emozionante film animato di Sony
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Da quando nel 2002 Sony ha deciso di lanciarsi nelle sue produzioni di animazione in computer grafica, ha saputo raccogliere consensi crescenti di anno in anno. Partendo da produzioni su licenza, come accaduto con I Puffi, fino ad arrivare alla fortunata saga di Hotel Transylvania, è stato nel 2018 con l'arrivo di Spider-Man - Un nuovo universo che Sony ha saputo ritagliarsi il proprio spazio all'interno di un mercato che sembrava quasi saturo.

Dopo esserci fiondati ad apprezzare, quindi, quel gioiello de I Mitchell contro le macchine, è il momento di incontrare Vivo, una nuova storia che - vi anticipiamo - lancerà ancora una volta la casa americana nell'Olimpo delle produzioni animate. Storia disponibile sulla piattaforma streaming Netflix dal 6 agosto.

Vivo alla scoperta di Cuba su Netflix

Siamo a Cuba, precisamente all'Avana, centro nevralgico di una cultura molto lontana dalla nostra occidentale, ma che presto ci viene mostrata nella piazza dove c'è Andrés, un anziano che si esibisce in strada per raccogliere un po' di soldi per sbarcare il lunario.

Insieme a lui c'è Vivo, un cercoletto, una sorta di procione (non chiamatele scimmie) che lo accompagna nelle scorribande canore, intonando canzoni orecchiabili che soltanto lui comprende, però: alle orecchie di tutti quanti gli altri, i suoi versi sono semplicemente quelli di uno scimmiotto.
Dopo l'ennesima esibizione andata a buon fine, Andrés viene raggiunto da una lettera inaspettata, mandatagli da Marta Sandoval, una oramai famosa cantante che sta per terminare la propria carriera a Miami, con un ultimo grande concerto. Lei, fiamma di gioventù di Andrés, lo sta invitando a salire sul palco per un'ultima esibizione.
Purtroppo, però, quella stessa notte la natura, che ha concesso all'anziano signore una seconda possibilità, il più grande dono di sempre, decide di riprendersi tutto e impedisce ad Andrés di coronare il suo sogno: consegnare a Marta la canzone simbolo del loro amore, mai consumato. Tocca così a Vivo farsi carico del sogno del suo compagno di ventura e raggiungere Miami per farle sapere che sì, c'era un forte amore a legare i due.

Sony Pictures Animation ci propone sin da subito un film d'animazione che riesce a discostarsi dai canonici temi affrontati nell'ultimo periodo da quella che è la produzione animata commerciale e maggiormente popolare.
Nel suo andare a toccare delle corde ben precise con la vicenda di Andrés sembra voler ricalcare in qualche modo il successo ottenuto da Up della Pixar, ma affondando in maniera molto più viva e coraggiosa la lama del sentimentalismo.
Al di là della potenza narrativa che accompagna il primo atto di Vivo, a portare l'intero film verso un successo musicale importante è l'interpretazione dello stesso personaggio.
In originale il cercoletto è doppiato da Lin-Manuel Miranda, reduce dal trionfo di Hamilton, il musical cavallo di battaglia di Disney+.
In italiano a rendergli onore è Stash dei The Kolors, che tiene comunque in vita una prestazione canora importante, ma va da sé che Miranda, che nell'animazione ha già contribuito a Oceania, rappresenta un punto in più sulla cintura di Sony.

La forza del cercoletto

Vivo ha un vigore potentissimo, ha un'energia musicale immensa: ogni canzone è coinvolgente, ogni volta che il cercoletto inizia a cantare è trascinante, così come avviene per Gabi, la ragazzina che deciderà di aiutare Vivo a raggiungere Miami.
Entrambi riescono a intonare e a dare vita a una colonna sonora dall'impatto emotivo molto alto. Il musical animato rivive come se fossimo tornati all'inizio degli Anni Novanta, quando Katzenberg diede indicazione a Menken e Ashman di portare Broadway sul grande schermo dando vita al Rinascimento Disney, non a caso il momento di maggior ricchezza dell'azienda di Burbank.
Unendo una storia che parte da un innesto narrativo che ci investe come un'onda a un tappeto musicale vivace e coinvolgente, si ottiene un mix che non può non trascinarci.

Ad accompagnare Lin-Manuel Miranda c'è anche Gloria Estefan, che dà voce a Marta, l'amore mai sopito di Andrés, in grado di rievocare melodie centroamericane che ci permettono di assaporare quel folklore che in un certo qual modo anche in Coco ci avevano saputo avvolgere in una calda morsa.
E mai nome fu più indovinato per il protagonista del film di Sony, perché Vivo risulta essere, per antonomasia, davvero energia viva e pura.

I suoi movimenti, in CGI come l'intero film, sono rapidi, dinamici, veloci, così come la sua voce e le sue intenzioni. Tutti i dettagli sono perfetti all'unisono, sin dal momento in cui, con l'inquadratura attenta sul primo piano di Gabi, possiamo notare come alle sue spalle, quasi sfocato, il cercoletto sta compiendo un'azione specifica per cercare di liberarsi da una cerniera mal messa.

Design semplice per una vittoria semplice

Potrebbe sembrare che da I Mitchell contro le macchine si sia compiuto un passo indietro, solo perché non c'è una caratterizzazione molto intensa dei personaggi.
Vivo, d'altronde, ha delle forme molto ben definite, rotondeggianti, sinuose, ma che messe nelle mani di Joseph Moshier si ritrovano cullate in un insieme di trame riuscite.

Già ben rodato grazie al passaggio alla CGI da parte di Disney, quando gli toccò occuparsi de Le follie dell'Imperatore e successivamente Mucche alla Riscossa, Moshier arriva da Vivo con la conoscenza giusta per offrirci un design semplice, ma funzionale.
Se abbiamo esaltato l'intero assetto creativo, però, è importante sottolineare come Vivo sia in grado di gestire anche la narrazione nel miglior modo possibile.
Il pretesto è avvolgente, la resa lo è altrettanto, non senza sottrarci a qualche risata per le caricature di alcuni dei comprimari proposti. Le amiche di Gabi riescono a essere esasperate nel loro attingere agli estremismi degli ecologisti, tanto da farci sorridere per ogni reazione inadeguata al momento, ma lo stesso Andrés, nel suo rapporto con Marta, per il quale ci viene lasciato molto spazio interpretativo, riesce a trasmetterci delle sensazioni uniche e riflessive.
Vivo ci permette di toccare una cultura diversa, che ancora non avevamo avuto modo di affrontare e dalla quale attingere. Tra la malinconia, che veste i panni dell'anziano musicista, e la vivacità di Vivo e Gabi, ci ritroviamo nella perfetta dicotomia di un film del quale ci ricorderemo per un bel po'.

Vivo - Netflix Vivo è un altro ottimo film d'animazione realizzato da Sony, che prova a sfociare nell'ambiente narrativo del drammatico, ricordandoci però che anche nelle situazioni più avverse, soprattutto con un protagonista così dinamico, è possibile recuperare la forza e la grinta necessaria per non darsi per vinti. L'energia canora prodotta da Vivo è importante, così come la vicenda nella quale il cercoletto si ritrova invischiato, sul malgrado. Con la capacità di andare a scovare una cultura ancora non del tutto battuta in campo dell'animazione - Cuba - e proponendoci un animale che mai avremmo pensato di poter trovare come protagonista di un film così, Sony riesce a proporci un prodotto dal sapore agrodolce, in grado di entrare nella nostra testa e che non vorrà mai abbandonarci.

8

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