ROMA09

Recensione Viola di mare

Amore e compromessi nella Sicilia di fine '800

Recensione Viola di mare
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Di film sulla Sicilia ne sono stati girati tanti, alcuni dei quali grandiosi. Essendo una terra ricchissima di cultura, tradizioni e miti, ma anche di tragedie e storie difficili, la macchina da presa ha spesso indugiato sui suoi passaggi aspri e soleggiati, raccontando le storie più disparate. Ma quella narrata in Viola di mare -tra i film di punta in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Roma- è sicuramente una storia inedita e degna di essere raccontata.

Storia di un amore atipico

Sul finire dell'ottocento due bambine, Angela (Valeria Solarino) e Sara (Isabella Ragonese), stringono una grande amicizia e passano le giornate tra severi obblighi casalinghi e l'esplorazione della piccola isola al largo della costa siciliana su cui sono nate. Passano inesorabili le stagioni e Angela, oramai in età da marito, aspetta ancora il ritorno dell'amica d'infanzia, partita per il 'continente' insieme alla famiglia diversi anni prima. Quando Sara ritorna al seguito della corte del Barone dell'isola, la vita per le due non sarà più la stessa, coinvolgendole in un sentimento d'amore proibito che porterà a scelte dolorose. Scelte da affrontare con estremo coraggio, in un ambiente ostile, maschilista e di mentalità estremamente chiusa come poteva esserlo quello di un'isoletta siciliana di centoventi anni fa.

La storia di Viola di Mare prende spunto da un fatto realmente accaduto e divenuto quasi leggendario, tramandato di generazione in generazione e infine trascritto in romanzo dal giornalista e scrittore Giacomo Pilati. Ora che il cerchio si chiude, la regista Donatella Maiorca (che nel 1998 girò Viol@ e si è successivamente dedicata alle fiction televisive) e gli sceneggiatori Mario Cristiani, Donatella Diamanti e Pina Mandolfo ci fanno entrare in una storia intensa e difficile, che si grazia degli incantevoli panorami dell'isola di Favignana e di interpretazioni importanti, prima fra tutte quella di Vittoria Solarino, splendida e intensissima nella parte di Angela.
La vicenda porta in sé una potenza narrativa di elevato livello, in un crescendo di situazioni ad alta drammaticità che non possono non far riflettere, reggendosi sull'interessantissima ambientazione d'epoca e su un cast artistico notevole, che comprende tra gli altri Ennio Fantastichini, Lucrezia Lante della Rovere e Maria Grazia Cucinotta (che figura anche fra i produttori).
Certo, non tutto è rose e fiori, a partire dalla fotografia traballante fino ad arrivare ad alcuni punti della vicenda che sfiorano il paradossale, o che semplicemente non sono indagati abbastanza a fondo, a differenza di altri che invece riescono perfettamente ad arrivare fino in fondo al cuore di tutto il pubblico, quali che siano le loro idee personali sugli argomenti trattati.
Il difetto principale, dunque, è la mancanza di equilibrio nelle sue parti: a volte indugia troppo e a volte troppo poco; a volte è dispersivo e altre, invece, diretto come una freccia contro il suo bersaglio.
Quel che di più interessante c'è in Viola di mare, ad ogni modo, non è l'evoluzione (e le conseguenze quasi surreali) del rapporto omosessuale in sé, quanto quello che comporta, il mondo che gli vive attorno, le sue tradizioni spezzate, i suoi silenzi pregni di significato. E soprattutto i mille segreti che ogni personaggio nasconde, spesso ben più orribili e vergognosi dell'amore fra due persone dello stesso sesso.

Viola Di Mare Viola di mare è un film forte, espressivo, spiazzante, e soprattutto sanguigno, come del resto lo è la storia d'amore fra Angela e Sara: nonostante alcune imperfezioni, si fa vedere con molto piacere, e si esce dalla sala storditi da una rappresentazione così potente di alcune scene (come quella finale) e delle incongruenze della Sicilia d'epoca. Tra i migliori film in gara.

7

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