Vincent N Roxxy, recensione del film con Zoë Kravitz su Prime Video

Due anime perse si incontrano in questo neo-noir disperato dove la strada per la vendetta è l'unica percorribile.

recensione Vincent N Roxxy, recensione del film con Zoë Kravitz su Prime Video
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Mentre si trova a bordo della sua auto, il giovane Vincent assiste all'aggressione della bella coetanea Roxxy da parte di un membro di una gang e decide di intervenire, dando un passaggio alla ragazza e lasciandole il suo indirizzo nel caso avesse ancora bisogno d'aiuto. Vincent fa poi ritorno alla casa dove è cresciuto e dove vive ancora il fratello JC, con il quale è in rapporti difficili in seguito alla tragica morte della madre. Ciò nonostante le cose sembrano procedere per il meglio, con i due che si trovano a gestire insieme un'officina.
Un giorno Roxxy compare davanti alla porta di casa e tramite l'intermissione di Kate, la fidanzata di JC, trova lavoro come barista nel pub locale. Una faida con alcuni loschi individui del luogo, un segreto nel passato di Vincent e sui veri motivi dell'incontro con Roxxy rischiano però di guastare l'idillio.

Lacrime e sangue

Un neo-noir che sfrutta al meglio l'ambientazione delle periferie di campagna americane, quei posti dimenticati da Dio con un solo locale nell'arco di miglia e decine di fattorie unifamiliari a caratterizzare lo spoglio panorama. Un'estetica piacevolmente grezza delle location che si riflette anche nel carattere rude e spigoloso dei protagonisti, anime perdute che devono lottare con le unghie e con i denti per agguantare quella felicità tanto agognata.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, Vincent N Roxxy parte da questi presupposti aridi e spogli per imbastire una love story dal sapore di revenge-movie, e il lento ma inesorabile carburare della narrazione prepara il campo a un finale ad alto tasso di gustosa violenza.
Se questo comporta il cedere ad alcuni cliché abusati del filone, la carica ferale con cui la resa dei conti viene messa in scena è sanguigna e brutale al punto giusto, con tanto di citazioni più o meno volute a classici western come Impiccalo più in alto (1968).

Senza mezze misure

A tre anni dal debutto con la mediocre horror-comedy Devil in My Ride (2013), il regista e sceneggiatore Gary Michael Schultz dimostra di aver imparato dai propri errori e riesce a dosare con una certa alchimia i tempi e le atmosfere dei cento minuti di visione.
Visione che non va per il sottile e rischia a tratti di scadere in alcune ingenuità ma è costantemente accompagnata da un'energia dormiente e pronta a esplodere, che si rispecchia perfettamente nelle ottime performance del cast, figure secondarie incluse.
L'alchimia in sottrazione tra i personaggi di Emile Hirsch e Zoë Kravitz è palpabile in ogni loro sguardo e scambio di battute, e anche se lo spettatore attende già una tragedia dietro l'angolo, la voglia di credere in quest'amore impossibile è tale da appassionare fino alle fasi cruciali del racconto.
In particolar modo la futura interprete di Catwoman incarna alla perfezione il prototipo dell'angelo vendicatore "in gonnella", sexy e tormentata al punto giusto per il compito che le spetta.

Vincent N Roxxy Un ottimo Emile Hirsch e una perfetta Zoë Kravitz sono gli intensi protagonisti di questo neo-noir che si ammanta di sfumature western e violenti sussulti tipici del revenge-movie. Vincent N Roxxy non racconta nulla di nuovo ma il modo in cui lo mette in scena è degno di nota, permettendo alla storia e ai personaggi di carburare inesorabilmente fino all'evento chiave nei passaggi finali che alza l'asticella della tensione, in un tripudio di sangue e vendetta. Prima del finale, il regista e sceneggiatore Gary Michael Schultz preferisce suggerire più che mostrare, e questo approccio in sottrazione si riversa sia nelle performance del cast che nella messa in scena e nella scelta della relativa ambientazione, ideale palcoscenico per un'ipotetica love story costretta a lottare contro un destino ineluttabile.

7

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