Un lungo viaggio nella notte: recensione del noir cinese diretto da Bi Gan

Bi Gan si conferma uno dei registi cinesi più interessanti della sua generazione, e alla seconda opera firma un noir indimenticabile.

recensione Un lungo viaggio nella notte: recensione del noir cinese diretto da Bi Gan
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A dicembre lo avevamo anticipato come uno dei migliori film ancora inediti in Italia, ma grazie alla splendida iniziativa di Movies Inspired, che in questa estate 2020 vuole riportare il grande cinema in sala, è finalmente arrivato il tempo di togliere Un lungo viaggio nella notte dall'insieme dei titoli ancora privi di distribuzione.
Recentemente sotto i riflettori per essere stato eletto da Cate Blanchett come proprio comfort movie da guardare in quarantena, il noir cinese acclamato in tutto il mondo è stato scritto e diretto da Bi Gan, autore di Kaili City qui alla sua seconda opera dopo il successo ottenuto col film d'esordio Kaili Blues: Un lungo viaggio nella notte è più ambiziosa e sfrontata.
È già in grado di far parlare di se per il celebrato piano-sequenza di 56 minuti consecutivi (girati in 3D), con la cinepresa che affianca, segue, insegue e addirittura sorvola il personaggio principale Luo Hongwu (interpretato dall'attore Huang Jue).
Il film in sé è un successo per la rappresentazione che dà dei paesaggi cinesi sia cittadini che rurali, sempre notturni ed eternamente sospesi tra sogno e realtà e in grado di catturare alla perfezione lo stato d'animo dei personaggi come in un film di Michelangelo Antonioni o Andrej Tarkovskij.

Un sogno a occhi aperti

Il passato, i ricordi e la forza evocatrice del cinema si intrecciano indissolubilmente in un lavoro che è una prova di enorme forza e decadente sfarzo, un'opera che esplicita i ritmi evocativi della settima arte orientale ma prova a rendersi unica e innovativa, risultando allo stesso tempo toccante e meravigliosa.
Figurativo, liquido e multiforme, Un lungo viaggio nella notte è un dipinto impressionista che si mostra come un sogno a occhi aperti.
Chi dal cinema pretende immagini di una bellezza fuori dal comune, qui avrà ciò che cerca grazie a raffigurazioni acquose che rendono lo schermo luccicante come un parabrezza sotto un temporale. L'elemento visivo si mescola alla perfezione con la narrazione, rendendo il risultato su tela appetibile anche per chi dal cinema vuole il racconto di una buona storia.
La narrazione piena di elementi noir, dai numeri di telefono nascosti a donne misteriose vestite di verde (la protagonista femminile è interpretata da Tang Wei), saprà certamente accontentare anche gli appassionati dell'intreccio, che qui saranno catapultati in un passato pieno di segreti, un viaggio oscuro e fatalista.

Ed è proprio nello sviluppo di quella trama noir che Un lungo viaggio nella notte riesce a sorprendere. Dopo aver seminato vari elementi nella prima parte del film, nella seconda metà, come anticipato tutta in piano-sequenza, Bi Gan procede per associazioni e ricostruisce l'immagine del puzzle di cui fino a quel momento ci aveva mostrato solo alcune tessere.
Lo fa con la forza evocativa delle immagini cui ci ha abituato il cinema di Wong Kar-wai, creando con questa magistrale scommessa di regia una realtà in cui la cinepresa riesce a scrutare a fondo nell'anima del protagonista, raggiungendo profondità che pochi altri film sono arrivati a toccare.

Tante allusioni visive

Tra le tante allusioni visive al cinema asiatico viene dato ampio risalto anche a quelle di Andrei Rublev, Stalker e L'infanzia di Ivan, che sono sagaci e meravigliose, e che oltre a cementare la passione (molto nota e disquisita) di Bi Gan per Tarkovskij, servono qui per affermare i principi estetici del cinema di questo nuovo grande autore cinese, classe 1989.
Al di là di questo però è interessante sottolineare l'importanza ipertestuale dello sperimentale volo pindarico di Un lungo viaggio nella notte, che sarebbe sbagliato, sbrigativo e semplicistico etichettare come un esercizio di stile. Bi Gan trascina il pubblico nel suo film (la prima parte) e poi pubblico e protagonista in un film-dentro-il-film (la seconda parte), una nuova dimensione tridimensionale che per Luo è un lungo sogno seducente e kafkiano, dal romanticismo mozzafiato e inaspettato, mentre per il regista è una sfida alla disposizione logica dello spazio e alla pianificazione della ripresa.
Ci sono alcuni rarissimi e illustri precedenti per questo tipo di lavoro coreografico (pensiamo a Victoria di Sebastian Schipper o ad Arca russa di Aleksandr Sokurov), ma la forza di Un lungo viaggio nella notte è il coraggio con cui Bi Gan passa più di un'ora a costruire quello che poi diventerà il succo del suo film e del suo pensiero.
La realtà offre soltanto malinconia, ricordi rugginosi e frammenti di esperienze, ma la fantasia è un continuum ininterrotto e perfino a lieto fine.

Un lungo viaggio nella notte Muovendosi tra Wong Kar-wai e Andrei Tarkovskij, la nuova promessa del cinema cinese Bi Gan si smarca da ogni aspettativa sorta dopo il suo film d’esordio e, oltre a confermare il proprio talento, rilancia tutto con una scommessa inventiva, immaginifica e malinconica sulla potenza dell’arte visiva intesa come sogno ed evasione. Un lungo viaggio nella notte è un noir di rara poesia e profondità che resterà con voi ben oltre i titoli di coda, accompagnandovi per tanto tempo anche una volta spento lo schermo.

9

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