Recensione Valhalla Rising - Regno di Sangue

Dal regista di Drive, un'avventura epica e violenta

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Anni di schiavitù lo hanno forgiato all'arte del combattimento, usata ogni giorno come lottatore in scontri mortali da cui ne è sempre uscito vincitore. Harald (Mads Mikkelsen), guerriero privo della parola e con un occhio solo (cosa che gli ha fatto guadagnare il soprannome di One-Eye), è da tempo schiavo di una tribù di cacciatori di scandinavi. Un giorno, grazie al suo giovane amico Are (Maarten Stevenson), riesce a fuggire dalla sua prigione e si vendica dei suoi aguzzini, uccidendoli uno a uno, e ritrovando così finalmente la libertà. Vagando senza una meta precisata, l'improbabile coppia incontra sul suo cammino un gruppo di guerrieri vichinghi devoti al credo cristiano, in partenza alla ricerca della Terra Santa. Un viaggio lungo e periglioso, e al loro arrivo li aspetta un luogo incontaminato ma altrettanto irto di insidie. Riuscirà il coraggioso e brutale One-Eye a sopravvivere in un mondo a lui completamente estraneo?E' uscito in Italia da poco tempo e direttamente per il mercato home video. L'ottavo film del talentuoso regista Nicolas Winding Refn, autore della considerevole trilogia di Pusher e del superbo Bronson (tra le pellicole migliori del 2008), non è certamente di facile fruizione per il pubblico medio. Per chi ha conosciuto Refn per il suo acclamato e recentissimo Drive, o per il succitato Bronson (entrambi usciti nelle sale italiane) vediamo perciò di analizzare un film che ha al suo arco frecce di sublime bellezza, nonostante l'estremismo visivo e psicologico di cui è ammantata la sua più pura essenza.

L'arte dell'epica

Simbolismi, echi di quell'istinto primordiale e diretto che contamina il Cinema puro, coraggio di osare su vie ardue e anti-commerciali, poesia visiva raccontata attraverso un percorso di violenza fisica e maturazione interiore. Winding Refn si dimostra nuovamente un Autore di prima grandezza, e contro ogni dogma classico, sfodera un'opera quasi mistica, a metà tra l'ispirazione visiva di Tarkovskij e la caratterizzazione psicologica del Bergman più cupo e disilluso. Grandi nomi che è sempre pericoloso scomodare, ma in questo caso ci sentiamo di effettuare questi paragoni senza troppe remore. Valhalla Rising è un film potente, ricco di sfaccettature dietro la sua apparente immagine semi-splatter, che emerge tumultuosa in più occasioni con schizzi di sangue e uccisioni più o meno truculente, ma mai figlie di un estro fine a se stesso, bensì catalizzatori emotivi di un percorso morale che ha la sua genesi in rimandi antichi a religioni e idoli. Significativo in questo caso è il protagonista One-Eye, che riassume in se la forza elettiva di un dio, che se per l'aspetto esteriore rimanda a grandi pennellate la figura di Odino, signore dei Vichinghi, colui che siede sul trono di Asgard, non è totalmente scevro di reminescenze che prendono a piene mani da varie religioni, e lo pongono a centro focale di una storia che ha il gustoso e macabro sapore di una metafora ideologico/religiosa. E il finale, ieratico nel suo virato colpo di scena, non così prevedibile ma che chiude intensamente questa pagina di Cinema che si può già tranquillamente definire Culto sopraffino ed elitario, da' delle risposte portatrici di interpretazioni personali e non.  Il climax temporale è astratto, alienante, quasi una sorta di dimensione oscura e brutale proveniente dall'animo, ricco di lunghi silenzi e magistrale nel suo porsi introspettivo e sognante (ma, a conti fatti, più di fascinoso incubo si dovrebbe parlare), portatore di una ricerca visiva che tende all'estremo lo sguardo dello spettatore, con un'estremizzazione cromatica ricca di rimandi surreali e destabilizzanti, che si alternano all'incontaminata bellezza dei paesaggi, veri dominatori di queste pedine scelte dal destino e chiamate Uomini. In tutto questo delirio ragionato, efferato racconto dalle influenze gore che sembra uscito dalla mente di un antico poeta della Tenebre, domina incontrastato Mads Mikkelsen. La sua cicatrice sull'occhio, l'eterno e obbligato mutismo, il suo sguardo immobile dinanzi a ciò che gli si para davanti, che il nemico sia la pura asprezza di Madre Natura, o qualcuno/qualcosa di molto più terreno, è un vero spettacolo da gustare senza remore alcuna. Diviso cronologicamente in capitoli, radicato per via dello stesso incipit narrativo in dialoghi brevi ma importanti nella loro genesi, Valhalla Rising racchiude in se l'epica più pura, scevra da eccessi di maestosa e hollywoodiana potenza, ma spicciola e diretta, capace di raggelare nella sua spietata evoluzione, che sale lentamente, avvolgendo in un limbo alienante e alienato, tra visioni profetiche e disperate urla di dolore. Le musiche, anch'esse pregne di una rabbia sopita, sempre sul punto di esplodere, si fanno ideali accompagnatici in questa inesorabile strada che rappresenta e indaga nei meandri della psiche ottenebrata dei provati protagonisti di questa storia estrema. I volti, sporchi, emaciati, arsi dalla polvere e dalla fatica, si offrono quasi immolati alla causa di bramosa ricerca morale e visiva, rudi e grezzi così come gli ambienti che si trovano ad osservare, prima speranzosi in un dio cristiano che mai si mostra, poi titubanti e impauriti dalle difficoltà che mettono a repentaglio le loro vite. In tutto questo solo un guerriero senza passato, che sembra agire solo per se stesso, avrà la forza e il coraggio per segnare una nuova via e lasciare, forse, una laconica e flebile speranza di un prossimo futuro. Ma non vi è salvezza, senza sacrificio.Valhalla Rising è distribuito in dvd e blu-ray da 01 Distribution, con una buona qualità audio/video per entrambi i supporti. Come extra è presente soltanto il trailer internazionale.

Valhalla Rising Valhalla Rising non è un'Opera di facile fruizione, ma saprà regalare enormi emozioni a chi vi si avvicinerà senza paura e non schiavo dei ritmi canonici del cinema mainstream. Tra simbolismi, geniali soluzioni registiche, una violenza estrema ma necessaria, Winding Refn trascina l'ottimo Mads Mikkelsen in una storia di violenza e depravazioni, di eterna ricerca di una libertà interiore che avviene brutalmente, tra surrealismi visivi e disperazione psicologica. One-Eye è l'antieroe dal sapore semi-divino di una storia figlia dell'essenza più pura dell'Epica, intesa qui come un percorso di viaggio e ricerca di un fine superiore, prossimo e pronto a devastare i cuori e le menti di chi, incurante del periglio, oserà cimentarsi nella visione.

8

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