Recensione Vacanze ai Caraibi

La squadra formata da Neri Parenti, Christian De Sica e Massimo Ghini si riunisce in Vacanze ai Caraibi per trasferire in casa Medusa gli stilemi del cinepanettone abbandonato da Filmauro.

Recensione Vacanze ai Caraibi
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"Vacanze ai Caraibi nasce a Roma nel Gennaio 2015 in un bar del quartiere Prati, quando si incontrano, o meglio si rincontrano, Neri Parenti, Fausto Brizzi e Marco Martani, i tre moschettieri di una decina di film sulle vacanze di Natale nel mondo. Dai ricordi il passo è breve per arrivare a un'idea. Perché non rifare il vero cinepanettone di una volta, comicità a rotta di collo, gag, luoghi esotici, musiche famose, attori di grido? Produttori, regista e sceneggiatori erano già in quel bar, si trattava di far salire sul nostro carro amici vecchi e nuovi".
Così, il cineasta fiorentino Neri Parenti sintetizza la genesi del cinepanettone tramite cui, dopo Natale a Miami, Natale a New York, Natale a Rio, Natale a Beverly Hills e Natale in Sudafrica, passando dalla produzione di Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis a Medusa riporta insieme sullo schermo Massimo Ghini e il mattatore della risata sotto l'albero Christian De Sica, stavolta coinvolto - come pure l'immancabile Domenico Saverni - anche in fase di script.

Natale a Medusa

Un Christian De Sica che, affiancato dalla moglie Angela Finocchiaro e, a quanto pare, alle prese con grossi guai finanziari, spinge inizialmente a storcere il naso nello sfoderare battute volgari come quella riguardante il debito greco o la banale rivisitazione di Bamboleo dei Gipsy Kings con parolaccia annessa; per poi far decollare i cento minuti di visione, però, proprio dal momento in cui incontra ai Caraibi il citato interprete de La bella vita, maturo signore intento a sposare la sua giovanissima figlia Maria Luisa De Crescenzo e che crede essere ricchissimo.
Un mini-soggetto tipicamente volto a favorire l'emersione di tutto il sempreverde campionario che il bravo figlio del grande Vittorio sfoggia ogni volta che deve incarnare viscidi e opportunisti personaggi tipici di quello che fu il cinema dei mitici Sordi e Gassman; man mano che si ride non poco grazie anche ai doppi sensi e agli equivoci giocati nella giusta maniera e al momento giusto (con tanto di sacerdote tricolore in agguato).
E, se nel loro caso non risultano assenti peti e puzza di piedi, non mancano gag fantozziane (citiamo quella del paracadute) nell'avventura proto-Cast away in cui, invece, si ritrova un tecnomane Dario Bandiera che, con inseparabile tablet alla mano, si cimenta in rimorchio virtuale e in emulazioni di suoni lasciando trasparire una interessante e non banale riflessione nei confronti della a suo modo spaventosa società d'inizio terzo millennio, sempre più incapace di (soprav)vivere senza le moderne invenzioni legate all'informatica e alla telefonia mobile.
Peccato, però, che, sebbene il livello di comicità rientri nella media e in grado di divertire a sufficienza lo spettatore, la regia lasci piuttosto a desiderare e i continui amplessi selvaggi dei fedifraghi ma completamente opposti Ilaria Spada e Luca Argentero non appaiano altro che ripetitivi e destinati a suscitare più irritazione che risate.

Vacanze ai Caraibi Spostatisi da Filmauro a Medusa, il regista Neri Parenti e il re della risata cinematografica di fine Dicembre Christian De Sica tentano di recuperare gli stilemi tipici dei loro film di Natale vacanzieri intrecciando, come di consueto, tre diverse vicende che avanzano in parallelo. Infatti, al di là del popolare attore romano che strappa non poche risate dividendo la scena con Massimo Ghini e Angela Finocchiaro, abbiamo un Dario Bandiera finito su un’isola deserta e impegnato a sfoggiare il suo consueto repertorio di riproduzioni di suoni con la bocca e i due improvvisati amanti Ilaria Spada e Luca Argentero, i quali si conoscono in vacanza e mollano i rispettivi partner. Ma, pur divertendo a sufficienza grazie al primo dei tre citati episodi, Vacanze ai Caraibi manca di una regia che sia in grado di garantire la giusta verve alla sua intera evoluzione e non sempre riesce nell’impresa di centrare il bersaglio per quanto riguarda la comicità.

5.5

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