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Nessuno ne uscirà vivo Recensione: un horror Netflix che non convince

Il nuovo prodotto originale Netflix, tratto da un romanzo di Adam Nevill, è privo di mordente e non riesce mai a centrare l'obbiettivo.

Nessuno ne uscirà vivo Recensione: un horror Netflix che non convince
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La storia di Nessuno ne uscirà vivo comincia con una spedizione archeologica. Siamo nel Messico del 1963 e il professor Arthur Welles insieme al suo team riporta alla luce un antico ossario dove sono conservati in ottimo stato gli scheletri decapitati di decine di persone. Da una profonda buca viene recuperata una scatola dalle pareti intarsiate, mentre uno sciame di falene segue la flebile luce della lampadina usata dagli scavatori.

Subito dopo queste immagini di archivio, la scena d'apertura del nuovo film horror Netflix mette in chiaro le tematiche del racconto: immigrazione e fantasmi. La scatola ritrovata quasi 60 anni prima infatti è posseduta, compare fugacemente prima nei sogni delle vittime per poi materializzarsi e scrivere la parola fine alle loro vite.

Nessuno ne uscirà vivo: un racconto poco convincente

L'apertura del film non ha paura di citare apertamente un caposaldo del cinema horror, con quel ritrovamento dannato che richiama la spedizione iniziale ne L'esorcista, in cui viene portata alla luce la statuetta del demone Pazuzu da un sito archeologico in Iraq (sapevate che la Blumhouse ne ha recentemente annunciato il sequel? Qui trovate il l'annuncio del sequel de L'esorcista).

L'altra similitudine tra le due pellicole risiede nel fatto che entrambe sono tratte da romanzi: Nessuno ne uscirà vivo è infatti l'adattamento del racconto di Adam Nevill, che risulta accreditato anche tra gli sceneggiatori del film. Il suo libro ebbe una buona accoglienza dalla critica, e nel tempo delle piattaforme streaming tanto basta per vedersi comprare i diritti in nome dell'arricchimento del catalogo. Ma questa politica porta spesso a dei prodotti mediocri, dove un ottimo spunto iniziale viene sacrificato sull'altare della quantità. È questo il caso di Nessuno ne uscirà vivo, un film che non sa con precisione cosa vuole raccontare, vorrebbe inquietare ma non centra mai il bersaglio. Il ritmo cadenzato, che nella sua prima mezz'ora è quasi pachidermico, sembra suggerire che la pellicola si prenderà i suoi tempi per fare luce su tutte le sfaccettature della trama. Purtroppo questo non accade mai, lasciando lo spettatore con tanti dubbi e lo sguardo confuso mentre scorrono i titoli di coda.

Fantasmi e misteri

Il film è diretto da Santiago Menghini e si compone di un cast poco brillante in cui i personaggi secondari, inclusi i due antagonisti di turno, dicono le loro battute senza un briciolo di enfasi. Non si distacca dalla mediocrità generale nemmeno la protagonista, interpretata da Cristina Rodlo, che invece si era espressa in un'ottima prova nei panni della spietata Yaritza per Too Old to Die Young di Nicolas Winding Refn (una serie che è stata dimenticata un po' troppo presto, se ve la siete persa qui trovate la nostra recensione di Too Old to Die Young).

La storia ha come protagonista Ambar, una giovane ragazza immigrata illegalmente dal Messico agli Stati Uniti dopo la dipartita della madre. La donna ha sofferto di una malattia che l'ha costretta nel letto di un ospedale per molto tempo, e Ambar ha messo da parte i suoi sogni per poterle stare accanto ritrovandosi adesso sola e senza alcuna possibilità di lavoro. Trasferitasi in un fatiscente edificio dove l'affitto è abbordabile, la ragazza comincia ad avere inquietanti visioni di persone che vagano di notte per il palazzo, mentre nel silenzio può sentire con chiarezza i pianti sommessi di donne che non abitano lì, essendo lei l'unica inquilina insieme a Freja, una ragazza che scomparirà presto in circostanze misteriose.

Il pretesto della casa infestata può ancora avere i suoi spunti se viene orchestrato bene, ma il film lo segue con una svogliatezza irritante, tanto che la stessa protagonista non è affatto preoccupata dalla presenza dei fantasmi. La ragazza si aggira per l'edificio seguendo questi esseri spettrali che si vedono a malapena nell'oscurità, curiosa di capire cosa vogliano da lei e reagendo tutt'al più seccata quando le loro forme metafisiche la infastidiscono durante la notte. Esilarante la scena durante la quale due presenze incorporee litigano inseguendosi nella camera di Ambar, mettendo a soqquadro la sua stanza mentre la protagonista osserva il tutto senza battere ciglio.

Tante domande e poche risposte

Il film mette sul fuoco tanti spunti di trama senza mai seguirli fino in fondo. Eviteremo di parlare delle evoluzioni del racconto, che si accende un minimo solo nel finale, ma possiamo porci qualche domanda già dopo la visione dei minuti iniziali della pellicola: perché nel palazzo sono ammesse solo ragazze? Perché numerosi spettri si aggirano nell'edificio? E perché i defunti provenienti dal passato delle inquiline continuano a tormentarle?

Si può anche far finta che non ci sia una vera e propria risposta ai quesiti, che il tutto serva solo a creare tensione, ma è poco piacevole vedere la protagonista perseguitata dalla presenza della madre defunta senza capire perché i suoi sensi di colpa si siano materializzati in quel frangente e in quella forma. Probabilmente il libro di Adam Nevill, potendo seguire altri tempi e dilungandosi nelle spiegazioni, riesce a rispondere alle nostre domande. Questo film invece dà l'idea di una trasposizione annoiata di un libro ben scritto, regalandoci qualche scorcio di verità solo quando l'antagonista alla fine rivela le sue motivazioni, come un cattivo di James Bond che spiega il suo piano quando è ormai certo di avere la vittoria in pugno. Per quanto riguarda il ritmo, la lentezza è di casa in Nessuno ne uscirà vivo, con un briciolo di azione relegato al termine della pellicola, quando un rocambolesco tentativo di salvataggio si conclude bruscamente.

Una scialba filastrocca

Inizialmente il film sembra voler esplorare il tema dell'immigrazione, seguendo da vicino le difficoltà economiche di Ambar che si trova a essere sola in un paese che la rigetta, ma ben presto anche questo spunto viene abbandonato per perseguire la vicenda dei fantasmi che non inquietano nemmeno per un attimo.

Sullo sfondo di tutte queste promesse solo accennate troviamo una città avvolta da una candida neve nel freddo inverno, con la sua palette di colori grigi durante il giorno e di nero profondo quando si fa sera. Unite questi ingredienti a una colonna sonora appena abbozzata, che lascia molte scene in un estenuante silenzio, e avrete la ricetta perfetta per un prodotto senza nerbo, privo di mordente. Un film svogliato che sembra creato con il solo scopo di aggiungere un altro titolo alla lista infinita di Netflix, ma che in realtà si può lasciar cadere nel dimenticatoio senza grossi rimpianti.

Nessuno ne uscirà vivo Nessuno ne uscirà vivo è la trasposizione cinematografica del libro di Adam Nevill, ma rappresenta l'ennesima occasione mancata per un genere horror che ormai riesce a brillare solo tra le mani di pochissimi autori. Un film che non riesce a tenere alta la tensione, sprofondando spesso nella mediocrità. La pellicola di Santiago Menghini, disponibile su Netflix, non centra mai davvero l'obbiettivo, e gli spaventi tipici del genere non sono per nulla di casa durante tutta la visione in streaming.

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