Recensione Urge

Dall'omonimo spettacolo teatrale il comico, scrittore e autore Alessandro Bergonzoni porta al cinema Urge, un monologo fiume e mozzafiato sulla necessità di smuovere i mali comunicativi e cognitivi dei nostri tempi.

Recensione Urge
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In tempi di crisi e impellenze, necessità e (poche) virtù, il travolgente comico, scrittore e autore Alessandro Bergonzoni porta al cinema (per la regia di Riccardo Rodolfi) il suo omonimo spettacolo teatrale dal titolo (profetico) Urge. Attraverso l'occhio di macchine digitali ad alta definizione lo spettacolo teatrale di successo andato in scena per circa 200 repliche in tutta Italia trova così la sua dimensione cinematografica, sconfinando dalla sua realtà di platea a una realtà televisiva ben più ampia, di massa, andando a intaccare proprio lì dove vorrebbe, ovvero nelle "metastasi culturali" del nostro tempo. Ed è proprio alla massa, al pensiero della gente quello più sinuoso e insinuante che Bergonzoni rivolge il suo grido, monologo di circa un'ora e mezza votato a scuotere le menti, interrompere l'inerzia intellettiva che oramai dilaga, per le strade, così come nelle case, e di rimbalzo nelle TV. Perché, va detto, "l'ignoranza è biadesiva, attacca da tutte le parti", e quindi si espande e infetta con inquietante velocità.

Tra vastità e vacuità

Il flusso di coscienza di Bergonzoni, rimpallo linguistico e concettuale dai nessi logici sottili e velocissimi (così sottili e veloci da richiedere allo spettatore un notevole sforzo reattivo-intellettivo, mai un cedimento, lungo tutti i cento minuti), segue l'iter medico di una "chirurgia etica" del linguaggio, la volontà di liberare le parole di tutti i giorni dal loro habitat naturale e dalle loro sterili convenzioni, per omaggiarle invece di nuove forme, contenuti e riletture. Così la scelta oculata diventa questione di consapevolezza o di fortuna mentre il blocco dello scrittore un grande quaderno dove appuntare nel corso della vita ogni propria riflessione. Magheggi, rimpasti e contaminazioni del linguaggio che affondano la loro critica nel senso di vacuità, vastità, realtà reale, percepita o addirittura onirica (si parte del sogno per poi ricostruirne a ritroso una probabilità fondata).

"Urge grandezza,
non mania di grandezza.
Urge andare dentro le cose, andare oltre.
Urge altro. Urge fantasia.
...e che Nessun Dogma...
Urge fare voto di vastità!"

E dunque cos'è che Urge davvero? Senza dubbio ritrovare la "punteggiatura interiore" del proprio parlato, ridimensionare le apparenze e sovradimensionare l'essenza. Ovvero, ciò che Bergonzoni fa nel corso della sua lunga ‘arringa' fiume, suddivisa in tre momenti, ma di fatto continua, ininterrotta, che travolge lo spettatore come una piena. Ce n'è per tutti e per tutti i gusti. A patto di esser disposti a mettersi in gioco, davvero, con urgenza. A patto di voler seguire le rocambolesche dinamiche di un film in tre tempi (colonna sonora, dialoghi serratissimi e immagini giustapposte - forse a caso) dove accade di tutto, dalle civette sul comò con la figlia del dottore impigliate (o impagliate) in un drammatico nonsense col cormorano. Eppure (paradosso nel paradosso) tutto ha senso, tutto torna, in questa destrutturazione ‘urgente' della nostra società. Non più liquida, né tantomeno 'solida', ma proprio (inesorabilmente) in decomposizione. Va in scena un vero e formidabile (il nostro) 'cul de sac' della ragione.

Urge - Il film Alessandro Bergonzoni porta al cinema il suo spettacolo teatrale Urge, monologo di circa un'ora e mezza sulla vacuità e sulla vastità delle nostre società contemporanee, afflitte da gravi "metastasi culturali". Uno spettacolo urgente e necessario che dal teatro passa al cinema senza perdere la sua capacità di affondo, penetrazione nel concetto stesso di inerzia intellettiva e comunicativa. Un testo incredibilmente denso che riesce a fare scuola, a sfruttare il paradosso concettuale e culturale nella sua 'forma' migliore. Testi e interpretazione a dir poco folgoranti.

8

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