Upgrade, la recensione del film di Leigh Whannell

In un prossimo futuro un uomo si fa impiantare un moderno microchip, influente sulle capacità fisiche e mentali, per vendicare la morte della moglie.

recensione Upgrade, la recensione del film di Leigh Whannell
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In un prossimo futuro Grey Trace vive con l'amata moglie Asha, in un mondo dove tutto è controllato dalla tecnologia. L'uomo è un meccanico che cura rivoluzionari progetti per clienti privati e il suo ultimo incarico è per il ricco e giovane magnate Eron Keen, alle prese con lo sviluppo di un nuovo microchip dalle potenzialità illimitate.
Al ritorno dall'incontro con questi, la macchina dove la coppia sta viaggiando, a guida autonoma come la maggior parte dei veicoli in circolazione, è vittima di un malfunzionamento e li conduce in un sobborgo periferico. Qui i due sono aggrediti da dei balordi e mentre Grey rimane gravemente ferito, Asha viene uccisa a sangue freddo.
Ora l'uomo, rimasto tetraplegico e distrutto nell'animo, si prepara a un lungo e difficile periodo di riabilitazione, l'intervento di Keen però sembra offrirgli una nuova speranza: proprio tramite il sopracitato microchip, infatti, l'invalido potrebbe tornare ad avere una vita normale. L'innesto funziona alla perfezione e il corpo ospite riacquista le capacità motorie, fino a quando una voce, udibile solo a lui, inizia a comunicare, rivelandosi quella dell'aggeggio tecnologico installato nel suo corpo e noto come STEM. In Upgrade, grazie all'aiuto di STEM il vedovo inizierà una personale missione di vendetta per rintracciare chi ha ucciso la compagna.

Revenge movie 2.0

Gli anni '80 del cinema di genere vengono trasportati di peso nell'era contemporanea grazie a questa pellicola australiana, marchiata Blumhouse, che fonde tematiche sci-fi con quel body-horror che tante fortune diede alle carriere di cineasti come John Carpenter e David Cronenberg. Dopo aver diretto Insidious 3 - L'inizio (2015), l'attore e sceneggiatore Leigh Whannell arriva all'opera seconda con una maggior consapevolezza e dà vita a un adrenalinico revenge-movie in salsa futuristica, nel quale si palesano evidenti citazioni a classici quali Il giustiziere della notte (1974), e relativi seguiti/emuli, e alla serie televisiva L'uomo da sei milioni di dollari (1974 - 1978), qui rimasticati in una chiave grezza e senza mezze misure, nella personalissima missione di vendetta del protagonista, uomo con più niente da perdere pronto a tutto pur di scoprire chi si nasconde dietro il brutale omicidio della moglie. Sin dai primi minuti si viene catapultati in un'ambientazione credibile, tra skyline cittadine sapientemente modificate con l'uso di effetti digitali e comodità tecnologiche che sfruttano le intelligenze artificiali per prestare servizio agli individui, con tanto di assistente virtuale a cui comunicare in che modo gestire il comfort della dimora (sorta di diretto e ben più evoluto stadio del recente Alexa di Amazon).

Dark City

E così, dopo aver designato una realtà praticamente perfetta, in cui anche gli interventi delle forze dell'ordine sono gestiti in maniera efficace grazie all'utilizzo di droni che scorrazzano in ogni angolo della città, Upgrade ci accompagna subito nel violento trauma subito dal Nostro, rimasto vedovo e tetraplegico nell'arco di una sola notte. Il microchip che gli sarà impiantato direttamente nella colonna vertebrale gli donerà non solo una nuova mobilità, anche la non richiesta compagnia di un infallibile modello di IA che, oltre a consigliarlo sulle scelte da compiere, può prendere diretto controllo dei suoi arti e renderlo una vera e propria macchina da guerra contro avversari ben più navigati nel combattimento corpo a corpo. La gestione marziale è gestita magnificamente anche grazie a intelligenti movimenti di macchina e soluzioni visive, e il sangue scorre a fiumi in scene di una certa efferatezza che segnano i cento minuti di narrazione, fino al colpo di scena conclusivo; le varie false piste che si aprono a presunti e prevedibili colpi di teatro sono poi smentite dalla rocambolesca resa dei conti finale, con l'epilogo che si rivela assai più originale della media, almeno per ciò che concerne il destino riservato ai personaggi principali.
Logan Marshall Green, attore sempre poco sfruttato rispetto alle sue reali e notevoli qualità, riesce a offrire sfumature ironiche e amare a una figura sulla carta a forte rischio stereotipo, fortunatamente smentito da una caratterizzazione affilata e genuina quanto basta.

Upgrade Come un Clark Kent costretto a celare la sua identità dietro panni convenzionali, il protagonista di Upgrade si trova a dover fingere di essere ancora un tetraplegico pur avendo acquisito, tramite un rivoluzionario microchip, capacità sovrumane, nel tentativo di scoprire (senza destare sospetti) chi si nasconda dietro il brutale omicidio della moglie. Tra revenge-movie di bronsoniana memoria e quel body-horror tanto caro a certo cinema anni '80, il secondo film di Leigh Whannell si dimostra un'opera consapevole dei propri mezzi e della propria appartenenza al genere, con una violenza marziale e sanguigna che si fa strada in un futuro ben caratterizzato dal punto di vista visivo (con sporadici ma sobri effetti speciali nella gestione ambientale), capace di aggiornare il filone della vendetta alle nuove tecnologie, qui per buona parte dirette evoluzioni di quelle contemporanee.

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