L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot, la recensione del film

Robert D. Krzykowski firma un film atipico e originale, dove atmosfere avventurose e malinconiche fanno da sfondo a una storia paradossale.

L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot, la recensione del film
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1987. Calvin Barr, veterano della Seconda Guerra Mondiale, trascorre le sue serate al bar di quartiere, ossessionato dai ricordi della guerra e dal senso di colpa per aver ucciso un uomo.
Colui che è caduto per mano sua non era però un uomo qualsiasi ma addirittura lo spietato dittatore Adolf Hitler: la storia infatti non è quella che ci hanno sempre raccontato, ma la figura del Fuhrer è sopravvissuta fino alla sua morte ufficiale tramite l'utilizzo di sosia identici in tutto e per tutto.
Proprio per via delle straordinarie abilità dimostrate in gioventù, anche se ormai anziano e con diversi acciacchi, viene contattato dall'FBI per mettere fine a una minaccia che potrebbe causare un'epidemia su scala globale. Il leggendario Bigfoot è infatti gravemente malato ed è diventato il cosiddetto paziente zero di una pandemia che ha già portato all'estinzione di decine di specie animali che vivono nella foresta suo territorio di caccia, ribattezzata come Zona Morta.
Dopo un iniziale rifiuto, Calvin decide di accettare il pericoloso incarico, a dispetto dell'età e della sua promessa di non uccidere mai più nessuno.

Il film che non t'aspetti

Il titolo fa indubbiamente pensare a uno di quei tipici b/z movie così diffusi negli ultimi anni, con l'associazione tra il dittatore nazista e la mitica creatura dalla forma umanoide che sono accomunate dalla figura del protagonista. In realtà L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot è un film a più strati, non sempre omogeneo ma ricco di spunti e venato da una certa malinconia, tale da rendere umana e facilmente amabile la figura principale.
Merito questo in gran parte di Sam Elliott, scelta ideale per dar vita a questo personaggio fuori dal tempo e dallo spazio, che sembra realmente provenire da un'altra epoca. Gli iconici baffoni dell'attore americano, volto simbolo del western e di tanti cult più o meno indipendenti, e il suo sguardo afflitto ma carico di determinazione vanno di pari passo con una forma fisica ancora invidiabile e - nonostante l'utilizzo di controfigure in alcune sequenze - si può osservare il sudore e la fatica sul suo volto.

In particolare nell'ultima mezz'ora, dove ha luogo l'effettiva caccia al mostro - rappresentato qui, anche per motivi di sceneggiatura, in un'iconografia del tutto inedita - l'azione assume un posto di rilievo, tra inseguimenti per sterminate foreste e scalate di impervie montagne.

Tra passato e presente

Per gran parte della visione la storia si alterna tra il presente filmico e i numerosi flashback che ci mostrano la gioventù di Calvin - interpretato in queste fasi da Aidan Turner - dandoci uno sguardo a tutto tondo sia sul privato che sulle azioni di guerra da questi intraprese per cercare di porre fine alla follia nazista.
Particolare attenzione è rivolta al rapporto col fratello minore, presente in entrambe le timeline, e soprattutto all'amore mancato con la bella Maxine, uno tra i tanti rimpianti che ancora tormentano il cuore del vecchio protagonista.
Il regista e sceneggiatore Robert D. Krzykowski è al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa e pur senza regalare virtuosismi o peculiari scelte estetiche (lo stile semplice e pulito ben si confà all'operazione) riesce a coniugare diversi toni e atmosfere con una gradevole scorrevolezza.
Per novanta minuti L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot - disponibile anche nel catalogo di Amazon Prime Video - svolge il suo compito degnamente, intrattenendo tra nostalgia e azione su una base narrativa più paradossale del solito.

L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot Non tutti possono dire di aver eliminato uno dei più grandi dittatori della storia e in seguito una delle creature leggendarie dell'iconografia d'Oltreoceano. Calvin Barr è l'unico a potersi vantare di tali meriti in quanto personaggio protagonista di L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot, un titolo che è tutto un programma. Non ci troviamo di fronte a un horror demenziale, bensì a un atipico film d'avventura che viaggia tra passato e presente, carico di note malinconiche e con personaggi facili da amare. Un'ora e mezza che scorre all'insegna di un divertimento facile e genuino, dove il surreale assunto si apre a più sfumature fino alla mezz'ora finale, vera e propria battuta di caccia e cuore action dell'intera operazione. Operazione che funziona soprattutto grazie alla carismatica presenza nel ruolo principale di Sam Elliott, un volto iconico e senza tempo che rende credibile anche l'impossibile. Il film andrà in onda mercoledì 28 aprile alle 21.20 su RAI4 in prima visione tv.

6.5

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