L'uomo che ride, il film che ha ispirato il personaggio del Joker

Figlio di un avversario politico del Re, Gwynplaine viene sfigurato ancora bambino e da adulto diventa un famoso clown dal sorriso perenne.

recensione L'uomo che ride, il film che ha ispirato il personaggio del Joker
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Nel 1680 il Re inglese Giacomo II condanna a morte Lord Clancharlie, pericoloso e temuto avversario politico, con la sentenza eseguita tramite la famigerata macchina di tortura conosciuta come la vergine di Norimberga. Poco prima del doloroso supplizio la vittima viene informata della sorte del figlio che andava cercando da tempo, scoprendo come questi, di nome Gwynplaine, fosse stato venduto ai comprachicos (una banda di criminali dei bassifondi) su consiglio di Barkilphedro, crudele consigliere e braccio destro del sovrano.
I comprachicos erano soliti sfigurare i loro schiavi per poterli rivendere a circhi itineranti e al piccolo è toccata la stessa sorte, con un intervento sulle labbra che gli ha "donato" un sorriso perenne. Gwynplaine viene comunque abbandonato dai suoi rapitori in fuga dalle autorità e finisce per trovare una neonata tra le braccia di una donna morta per il freddo, decide così di prenderla con sé nella ricerca della salvezza. Salvezza che avviene grazie al soccorso di Ursus, un solitario artista ambulante.

In L'uomo che ride, anni dopo Gwynplaine è diventato un famoso clown e viaggia per il Paese in compagnia del padre adottivo e di Dea, la bambina che aveva salvato da morte certa. La ragazza è cieca e innamorata di lui, capace di "vedere" nonostante l'handicap quanto si nasconda nel cuore di Gwynplaine, sbeffeggiato e temuto da tutti per il suo bizzarro e spaventoso aspetto. Ma quando le voci sulla sua reale identità arrivano a palazzo, Barkilphedro (diventato nel frattempo consigliere della nuova regina) è intenzionato a complicargli ulteriormente l'esistenza.

L'ultima risata

Si è da poco conclusa la Mostra del Cinema di Venezia 76 con la vittoria del Joker di Todd Phillips, adattamento in forma autoriale dell'omonimo personaggio di casa DC Comics. Per l'occasione vi invitiamo a riscoprire il film che ha ispirato la caratterizzazione dell'arcinemico di Batman, compiendo un viaggio nel tempo che ci conduce addirittura a oltre 90 anni fa, ossia nel 1928 quando uscì nelle sale dell'epoca L'uomo che ride diretto da Paul Leni, regista chiave del cinema espressionista.

The man who laughs, questo il titolo originale, è un adattamento del romanzo di Victor Hugo, forse tra i meno noti al grande pubblico dello scrittore francese ma con diversi elementi in comune con altre sue opere più famose: il tema centrale della diversità lo rende parzialmente simile al ben più famoso Notre-Dame de Paris, con la figura di Quasimodo e quella di Gwynplaine come due volti della stessa medaglia. Anche qui l'amore è cuore fondamentale delle due ore di visione e la cecità della co-protagonista femminile è un perfetto mezzo narrativo per ampliare ulteriormente le sfumature psicologiche del racconto.

Un'atmosfera tetra

Sin dai primi istanti regna una torbida inquietudine sull'elegante messa in scena, tra statue dalla testa mostruosa e la comparsa di crudeli macchine da tortura, con la figura del villain che si fa nemesi ideale: un consigliere subdolo e di mezz'età dai sorrisi finti e forzati, contraltare del clown dal sorriso eterno che dietro la sua perenne risata nasconde una purezza di cuore rara nella società del tempo. Nel corso degli eventi i giochi di potere tra i nobili tenteranno di spezzare quest'anima linda e non è un caso che diversi membri chiave dell'alta società, regina inclusa, vengano rappresentati in maniera grottesca e ben poco regale.
Ma l'atmosfera dark che circonda fin dai primi minuti (che si collegano all'epilogo grazie alla presenza di due navi, in senso letterale, entrambe fondamentali nel percorso del "pagliaccio a vita") L'uomo che ride si rivela una costante omogenea e ragionata, con una tessitura da horror-drama psicologico che disturba e commuove in egual misura, esplodendo in scene madri di grande potenza visiva.

L'arringa finale di Gwynplaine alla camera dei lord, la fuga di marchio action che rimanda a certe scorribande d'influenza keatoniana e la particolare colonna sonora (il film, muto, fu tra i primi a sperimentare il Movietone, ossia un accompagnamento musicale fisso inviato alle varie sale insieme alla pellicola e non variabile da cinema a cinema come allora d'uso) a tratti caotica e altrove d'effetto riescono a intrattenere per tutte le due ore di visione, che scorrono in un lampo senza mai appesantire lo spettatore anche a quasi un secolo dall'uscita.
Su tutto regna poi la maschera dolente del tormentato protagonista, con i magistrali effetti di make-up che hanno ulteriormente impreziosito la magnetica prova di Conrad Veidt (già al centro di un altro capolavoro espressionista del 1920, ossia Il gabinetto del dottor Caligari), dando ispirazione per la definitiva creazione dell'amato villain fumettistico dodici anni più tardi.

L'uomo che ride Un dramma psicologico dalle sfumature horror, il cui personaggio principale è stato fondamentale fonte d'ispirazione per la resa estetica del Joker fumettistico. L'uomo che ride è un'opera di culto del cinema muto, che guarda ai dettami del cinema espressionista tedesco qui trasportati su suolo americano con risultati di assoluta grandezza. Adattamento dell'omonimo romanzo di Victor Hugo, le quasi due ore di visione trovano nella solida e consapevole regia di Paul Leni l'ideale mix tra introspezione, romanticismo e tragedia, con risvolti emotivi non banali e un'ode alla diversità nel ghigno deformato del protagonista, ottimamente interpretato da Conrad Veidt in un cast di tutto rispetto - ulteriormente impreziosito dalle gestioni di make-up e dalle caratterizzazioni grottesche di gran parte delle figure coinvolte. E in certe inquadrature l'impressione di trovarsi davanti a una versione in bianco e nero dell'arcinoto nemico dell'Uomo Pipistrello lascia davvero senza parole.

9

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