L'uomo dei ghiacci Recensione: Liam Neeson è un eroe on the road

Il film di Jonathan Hensleigh vede il divo irlandese alle prese con ghiaccio, neve e uomini spietati, in un action che però delude.

L'uomo dei ghiacci Recensione: Liam Neeson è un eroe on the road
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Tra i film al cinema di dicembre 2021 torna Liam Neeson, e lo fa con un thriller ambientato nei ghiacci tra tir, bufere, minatori intrappolati e la strada a cui aggrappare la propria esistenza. Diretto da Jonathan Hensleigh, l'Uomo dei Ghiacci è un film atipico, che conferma la volontà da parte di Neeson di confrontarsi con progetti legati alla declinazione dell'action nelle sue varie possibilità ed espressioni.

Tuttavia, in ultima analisi, il risultato non è così buono come avrebbe potuto essere, nonostante le potenzialità dell'ambientazione, il cast e le premesse narrative che potevano creare qualcosa di diverso dai cliché del genere. Rimane tuttavia un prodotto perfetto per passare in leggerezza queste vacanze invernali, consci che in fondo da noi non fa così freddo come in altre parti del globo, soprattutto in Canada.

I giganti della Ice Road

La situazione è drammatica per 26 minatori nel Manitoba, in quella fetta di Canada dove l'inverno è qualcosa di brutale e spietato, ma la primavera non porta meno pericoli o insidie. Bloccati a causa di un'esplosione causata da una sacca di metano, hanno sì e no 30 ore di ossigeno prima di capitolare.

Per tirarli fuori, servono tre teste di pozzo, il cui trasporto sulla lunga e perigliosa Ice Road è in quel periodo dell'anno alquanto proibitivo. Siamo infatti nei mesi primaverili, e il rischio di inabissarsi con i tir è altissimo, visto che di solito si percorre quel tratto in quelli invernali, per avere una superficie solida.
Tuttavia, un gruppo di camionisti raccoglie la sfida, mette in gioco le proprie vite per un valore pari a 200mila dollari. Del gruppo fanno parte la giovane Tantoo (Amber Midthunder) il cui fidanzato è tra i 26 minatori, il boss Jim Goldenrod (Laurence Fishburne) e, infine, il rude Mike McCann (Liam Neeson) che si porta dietro anche il fratello Gurty (Marcus Thomas), un reduce dell'Iraq con diversi problemi di afasia. A loro, si aggiunge Tom Varnay (Benjamin Walker), responsabile assicurativo per la Kafka, la multinazionale mineraria.

Tutti assieme devono percorrere quella distesa ghiacciata in procinto di sciogliersi, curandosi di tenere quei bestioni da più di venti tonnellate di carico non solo nella giusta direzione, ma anche alla giusta velocità, per non andare né fuori strada né a fondo in quelle acque gelide, per più di 300 miglia. Tra tensioni, pericoli, sfiducia reciproca, in breve Mike e gli altri si renderanno conto che non solo la natura è contro di loro, ma anche qualcuno che evidentemente vuole che la loro impresa fallisca. Ma perché?

Tante potenzialità rimaste inespresse

Partiamo con il dire che senza ombra di dubbio il regista Jonathan Hensleigh è uno di quelli che il mestiere lo conosce abbastanza bene, in particolare per quello che riguarda la capacità di regalare suspense, di cucire scene d'azione ad alto impatto visivo ed adrenalinico.

Lo provano film come l'incompreso Punisher War Zone (qui la nostra recensione di Punisher War Zone), Next e Kill the Irishman. Uno dei suoi più grandi difetti è sempre stato, però, la capacità di essere continuo nella costruzione dell'iter narrativo, di cucire cioè un racconto, che partendo da delle basi solide, tenesse per tutta la durata. Nei suoi film, man mano che si va avanti, soprattutto dalla metà in poi, l'insieme naufraga, deragliando verso l'improbabilità e la sospensione dell'incredulità più estreme. L'Uomo dei Ghiacci non è in questo diverso dalle sue opere precedenti, perché se da un punto di vista estetico è un prodotto assolutamente robusto, riuscito e coerente, d'altra parte quello che era un gustoso e ben strutturato survival thriller diventa via via sempre più un film poco credibile e incoerente con le premesse iniziali.

Peccato, perché anche grazie alla fotografia di Tom Stern (non certo l'ultimo del mestiere), l'Uomo dei Ghiacci valorizza in modo estremo la natura gigantesca, monumentale e terrificante del Manitoba, una delle regioni che per secoli ha reso la vita ad esploratori, coloni e cercatori d'oro un vero e proprio inferno. Qualcosa che comunque permane per gran parte dei 108 minuti di questo film. E se lo fa è anche grazie a lui, a Liam Neeson, meno gigione del solito, più glaciale e sotto le righe, se non altro distante dall'aura di improbabile eroe incompatibile con la sua età anagrafica.

Liam Neeson è il Charles Bronson del 2000?

Alla fine, al netto anche di un cast di supporto di assoluto livello, che comprende il sempre carismatico Laurence Fishburne, nonché Benjiamin Walker, l'Uomo dei Ghiacci pesa completamente sulle spalle di Liam Neeson, del fu Oskar Schindler. Dopo il degenerare completo della saga di Io Vi Troverò (recuperate qui la recensione di Io Vi Troverò), Liam Neeson aveva giurato di essersi sostanzialmente stancato dei film d'azione. Eppure eccolo qui, nei panni di un altro uomo rude, tormentato dal passato, ma dotato del sicuro istinto del combattente, così com'era stato nel bellissimo lungometraggio che vi avevamo raccontato nella nostra (recensione di The Grey).

Appare sempre più chiaro, che la sua carriera ormai lo ha visto diventare una sorta di declinazione autunnale di un altro grande protagonista degli action che furono: Charles Bronson. L'Uomo dei Ghiacci infatti appare palesemente ispirato ad uno dei suoi western migliori e più sottovalutati: Io Non Credo a Nessuno del 1975. Tuttavia ai più cinefili, apparirà palese anche il suo connettersi al personaggio del leggendario Dominguez Scanlon interpretato da Roy Scheider in quel capolavoro di William Friedkin descritto nella recensione de Il Salario della Paura.

Peccato però che Hensleigh, infine, si aggrappi sempre di più a dialoghi banali, soluzioni narrative scontate o pretestuose, creando in generale un'atmosfera che si lega alle peggiori derive dei film action anni '90 a base di catastrofi e motori Peccato, perché le possibilità erano tante, la storia di per sé alquanto appassionante e capace di far scoprire un mondo, quello dei camionisti impegnati nel Grande Nord, che rimane ad oggi uno dei più pericolosi, abitato da uomini e donne pronti ad ogni insidia.

The Ice Road L'Uomo dei Ghiacci di Jonathan Hensleigh è un thriller che non va oltre la sufficienza, tra paesaggi gelidi a bordo di giganteschi tir, in virtù di una scrittura che via via si perde, così come l'energia dell'insieme. Ben fatto dal punto di vista estetico, suggestivo nell'ambientazione, questo titolo si aggrappa ad un Liam Neeson d'annata, che però non basta a mettere in ombra le mancanze dello script e un deragliare verso l'action più eccessivo, che vanificano le buone premesse dell'iter narrativo. Se non altro, però, il divo irlandese appare meno invincibile e legnoso di altre volte.

6

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