L'uomo nel buio: Man in the Dark 2 Recensione, un sequel sotto tono

Stephen Lang torna nei panni del micidiale ex marine nel sequel di Man in the Dark, che non convince quanto il primo.

L'uomo nel buio: Man in the Dark 2 Recensione, un sequel sotto tono
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Il primo capitolo di Man in The Dark si era rivelato un horror thriller piuttosto sorprendente (recuperate qui la nostra recensione di Man in The Dark). Un progetto a prova di budget, realizzato con una manciata di milioni e meritevole di averne incassati ben 160. Era insomma naturale che il film diretto da Fede Alvarez e prodotto da Sam Raimi ottenesse un sequel, seppur i dubbi persistessero sul prosieguo della storia di una figura controversa come Norman Nordstrom, ottimamente interpretato da uno Stephen Lang in grande spolvero.

Infine, è arrivato al cinema L'uomo nel buio - Man in the Dark, questo il titolo italiano ufficiale della pellicola che in lingua originale si chiama Don't Breathe 2. Un seguito purtroppo non all'altezza del suo predecessore, visivamente interessante ma fin troppo scialbo sul piano della scrittura.

L'uomo nel buio: un brusco cambio di rotta

Che la storia di Norman continuasse ce lo si poteva aspettare. D'altronde, il primo Man in the Dark finiva con un epilogo aperto, con il nostro antagonista ferito a morte ma ancora vivo, rassegnatosi a incassare una sonora sconfitta pur di mantenere il terribile segreto sepolto nei meandri della sua cantina.

Una prassi, d'altro canto, piuttosto in voga nel cinema moderno, quello di reiterare la presenza di un antagonista d'impatto all'interno di una saga (e c'è chi, come Michael Myers, ha ancora oggi qualcosa da dire, come vi racconta la nostra recensione di Halloween Kills). E invece, per L'uomo nel buio, Alvarez ha scelto di invertire bruscamente la rotta, confezionando per i fan del primo capitolo un capovolgimento di fronte tanto interessante quanto rischioso: rendere il minaccioso ex marine di Lang il protagonista effettivo di questo nuovo racconto, spostando la narrazione dal suo punto di vista e tramutandolo addirittura in un padre in cerca di vendetta, redenzione e salvezza per la propria figlia. Una decisione che non è andata giù a una parte del pubblico, come dimostrano alcune recenti polemiche su L'uomo nel buio, ma che sulla carta rendeva la premessa di questo secondo episodio quanto meno affascinante. Dunque, ne L'uomo nel buio - Man in the Dark seguiamo la storia di Norman e Phoenix, la figlia pre-adolescente dell'ex soldato cieco.

La trama è ambientata sicuramente dopo gli eventi del primo Man in the Dark, ma nel corso del film non c'è quasi menzione alle barbarie compiute dal protagonista ai danni dei tre ragazzi che irruppero in casa sua in piena notte, fatta eccezione per gli ultimi minuti del film in cui Nordstrom fa i conti tanto col suo passato quanto col suo retaggio. In effetti le premesse di questa sceneggiatura non sono molto chiare su cosa è successo a Norman dopo i tremendi massacri che lo videro mattatore assoluto in quella notte tremenda: ora ha una figlia che ha deciso di allevare a modo suo, estraniandola dalla vita sociale e addestrandola nella furtività e nel combattimento.

Un modo rozzo e disfunzionale per proteggere la piccola dalle minacce esterne, ma anche un tentativo di metterla in una campana di vetro per paura di perderla. Ma tutto cambia quando un gruppo di rapitori prende di mira la giovane Phoenix, costringendo Norman a un'altra notte di caccia. Ma se prima l'obiettivo era nascondere le proprie malefatte per farla pagare a una banda di ficcanaso, stavolta la missione del cieco assume un'aura più salvifica.

Un sequel meno convincente

Nonostante le intenzioni dell'opera puntino a confezionare un film più intimista e introspettivo del suo predecessore, purtroppo Man in the Dark 2 non ci ha convinto per quanto concerne la qualità e la coerenza della sceneggiatura. Nell'ultimo atto il film prova a rimescolare le carte in tavola, fornendo allo spettatore una serie di interessanti colpi di scena (un po' sulla scia del film precedente, con l'obiettivo di raccontarci un'altra variante della cattiveria e della perversione che alberga nell'animo umano).

Il risultato non è dei migliori soprattutto a causa di una scrittura fin troppo frettolosa e di dialoghi eccessivamente banali, conditi da un finale piuttosto prevedibile. L'uomo nel buio riesce quanto meno a essere un thriller visivamente suggestivo, grazie alla regia solida di Alvarez e ad alcune scelte peculiari nell'utilizzo della fotografia e delle luci: il risultato è anche un horror sensoriale che approfitta dell'handicap del suo protagonista per confezionare un'esperienza diversa dalle altre, ma comunque intrisa di una sana dose di violenza e creatività.

Tuttavia, anche sul piano stilistico (nonostante alcune scelte cromatiche interessanti) Man in the Dark 2 non ci è parso suggestivo e ispirato quanto la sua prima iterazione, nella quale Alvarez è riuscito a giocare molto meglio con la tensione e il senso di impotenza trasmesso dall'eccezionale fisicità di Lang e dai suoi movimenti felini nel buio di una casa spettrale.

Man in the Dark 2 Una regia interessante e una fotografia suggestiva non bastano a L'uomo nel buio: Man in the Dark per essere un film convincente. Ben lontano dalla concretezza e dal fascino del primo capitolo, il sequel dell'horror thriller con Stephen Lang è meno convincente sul piano della sceneggiatura, che sceglie di approfondire la prospettiva dell'ex marine cieco con dialoghi troppo banali e una scrittura sotto tono. Un prodotto che anche sul piano stilistico non convince quanto il suo predecessore.

5.5

Quanto attendi: Man in the Dark 2

Hype
Hype totali: 3
33%
nd