Unsane, la recensione del thriller di Steven Soderbergh girato con un iPhone

Il regista americano firma un prodotto di genere intelligente, teso e attuale, girato interamente con un iPhone.

recensione Unsane, la recensione del thriller di Steven Soderbergh girato con un iPhone
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Sono passati cinque anni da quando Steven Soderbergh dichiarò di voler abbandonare del tutto il cinema, congedandosi ufficialmente con Effetti collaterali (Dietro i candelabri, presentato in concorso a Cannes e uscito in sala in Europa, andò in onda su HBO in patria, motivo per cui il regista si era stufato di Hollywood). Era quindi passato al piccolo schermo, prima con The Knick su Cinemax e poi con un progetto esteso per HBO di cui Mosaic è il primo capitolo. Poi, complice una lettura del copione di Logan Lucky, gli è tornata la voglia di lavorare per il grande schermo, ma a modo rigorosamente suo: il suddetto heist movie con Channing Tatum e Adam Driver è stato prodotto e (negli USA) distribuito in proprio, mentre il nuovo lungometraggio del regista, Unsane, è stato girato praticamente di nascosto (la sua natura esatta è stata resa nota quando è stato selezionato fuori concorso alla Berlinale). Una strategia resa possibile dalla scelta, perfettamente soderberghiana, di combinare intrattenimento e sperimentazione girando l'intero film con un iPhone, il che gli ha permesso di portare a termine l'operazione in poche settimane e senza dare nell'occhio. A conti fatti, questa è stata la soluzione migliore per lanciare questo thriller teso e attualissimo, che arriva a sorpresa per parlare di un argomento che proprio a Hollywood ha generato scalpore negli ultimi mesi.

Isteria, portami via!

Al centro di Unsane c'è Claire Foy nei panni di Sawyer Valentini, giovane donna che si sta abituando a una nuova vita e un nuovo lavoro dopo aver lasciato la natia Boston. Tra i motivi del trasloco ci fu anche un episodio spiacevole legato a uno stalker, tale David Strine (Joshua Leonard). Convinta di averlo visto per strada, Sawyer cerca in rete gruppi di sostegno per vittime di molestie e va a parlare con una terapista che lavora in un ospedale psichiatrico. Facendole una domanda trabocchetto, la dottoressa riesce a convincere Sawyer a firmare un modulo che la costringe a rimanere internata per una settimana. Isolata da parenti e amici e incerta sull'ambiente che la circonda, la ragazza cerca di rimanere in disparte fino al momento in cui potrà tornare a casa, ma il dubbio torna a farsi vivo: e se Strine girasse per i corridoi dell'ospedale?

Fino all'ultimo inseguimento

Girato nella prima metà del 2017, il film precede la controversia legata a Harvey Weinstein e la nascita dei movimenti #MeToo e #TimesUp, ma ne incarna perfettamente lo spirito ponendo al centro della storia una donna forte e giustamente arrabbiata e presentandoci senza ambiguità un antagonista innegabilmente viscido (la scelta di farlo interpretare a Leonard, che quasi vent'anni fa recitò in un altro film di genere realizzato di nascosto, The Blair Witch project, è sottilmente perfetta). Soderbergh combina l'impegno, il divertimento e le sperimentazioni formali, non dimenticando mai che un thriller per sua natura deve intrattenere, ma non senza giocare con il mezzo cinematografico come lui è solito fare. In questo caso specifico, la scelta di girare con l'iPhone non è un puro vezzo autoriale, ma una scelta stilistica funzionale al racconto scelto: la fotografia digitale e lo stile di ripresa frenetico danno ai corridoi dell'ospedale quell'aura da incubo che ci tiene sulle spine fino all'ultimo minuto, e quel vago senso di irrealtà che esce dallo spazio claustrofobico e invade tutto il mondo portato sullo schermo, esattamente come le tematiche affrontate.

Unsane Steven Soderbergh suggella il suo ritorno al cinema con un thriller che combina i tre filoni della sua filmografia: entertainment, impegno e sperimentazione. Produttivamente modesto ma contenutisticamente e formalmente potentissimo, il film è un esercizio di stile che esplora la tematica molto attuale delle molestie con un'atmosfera sottilmente surreale dettata dalla scelta di girare con un iPhone. Nota di merito per le interpretazioni di Claire Foy e del perfido Joshua Leonard.

9

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