Netflix

Unicorn Store, la recensione del film Netflix firmato Brie Larson

Brie Larson esordisce dietro la macchina da presa con una commedia dolce-amara che guarda al cinema di Michel Gondry nelle sue derive fantastiche.

recensione Unicorn Store, la recensione del film Netflix firmato Brie Larson
Articolo a cura di

Kit è una giovane donna che non ha ancora trovato la propria strada nella vita, restando ancorata ai suoi sogni da bambina. La ragazza ha sempre avuto l'ambizione di sfondare nel mondo dell'arte, ma le sue opere dipinte su muro non hanno mai ottenuto apprezzamenti da parte della critica; in più soffre per il confronto con i coetanei, tra i quali l'amico di famiglia Kevin, i cui sforzi sono molto apprezzati dai genitori che lo considerano quasi come un secondo figlio.
Da un giorno all'altro Kit decide così di dare una svolta alla propria esistenza e di accettare un posto da semplice impiegata in un'agenzia interinale, dove attira sin da subito le attenzioni del vice-presidente, il piacente e "provolone" Gary.

In Unicorn Store la protagonista, poco tempo dopo essere stata assunta, riceve una lettera da un misterioso venditore che la invita all'Emporio, un particolare negozio specializzato nella realizzazione di unicorni. Qui l'uomo le spiega le varie regole da seguire per condurre alla materializzazione della creatura fantastica e Kit chiede aiuto a un giovane operaio afroamericano, Virgil, il quale le darà una mano fondamentale nel completare l'impresa.

Tra sogno e realtà

Brie Larson aveva fatto un'audizione per il ruolo di Kit già cinque anni fa, quando il film doveva vedere la luce delle sale di lì a breve, salvo poi essere posticipato a data da destinarsi, ma non ottenne la parte. Dopo un premio Oscar come miglior attrice per Room (2016), l'interprete non solo ha ottenuto ciò che le è stato negato in passato, ma ha anche avuto l'onore di sedersi dietro la macchina da presa per il suo esordio alla regia in un lungometraggio, successivo a due corti mai distribuiti.

Con Unicorn Store (presentato al Festival di Toronto nel settembre del 2017 e acquistato in esclusiva da Netflix, che lo distribuisce nel suo catalogo come originale), ci troviamo davanti a una commedia drammatica che punta su quella carica magica di gondryana memoria, riuscendo però solo in parte a ibridare le sfumature fantastiche con il contesto dolce-amaro riguardante la vita della ragazza al centro della vicenda, eterna sognatrice pronta a dare una svolta alla propria vita da un momento all'altro.
Peccato che le sue fantasie tornino a perseguitarla e, in un contesto sospeso tra realtà e immaginazione, la conducano infine a trovare un proprio equilibrio nella vita di tutti i giorni.

Favola moderna

L'operazione è apprezzabile per la spontaneità dell'intreccio e per la calibrata impronta stilistica, ma rischia di cadere in trappole comuni del filone e risultare fin troppo leggera e zuccherosa per suscitare un reale coinvolgimento da parte del pubblico. Se il lato comico è quello predominante, le gag e le battute che dovrebbero farne da fondamenta sono all'acqua di rose e incapaci di provocare reali risate, propendendo per sorrisi a denti stretti. Il tono tenero che ripercorre l'infanzia della protagonista, tra filmini di repertorio nel breve prologo e accese discussioni con i peluche degli orsetti del cuore, stona infatti con l'anima più visionaria, nonostante il personaggio di Samuel L. Jackson possegga una carismatica personalità.
Laddove alcune svolte sono perdonabili, come l'ovvia e prevedibile rappacificazione con i genitori, altre risultano più forzate, a cominciare dall'improbabile e platonica love-story di sottofondo, e la stessa gestione dei dialoghi convince a corrente alternata, tra riferimenti al sessismo e il classico vademecum sulla cosa giusta da fare per raggiungere l'agognato traguardo.

La Larson (recentemente alla ribalta dei botteghini mondiali per il suo ruolo da protagonista in Captain Marvel) come già accennato se la cava con efficacia da entrambi i lati della macchina da presa e, oltre a Jackson, spicca anche Joan Cusack nei panni della stralunata figura materna, mentre il resto del cast di supporto si adagia senza troppa convinzione su prototipi pensati a uso e consumo per la linearità narrativa che, tra buoni sentimenti ed emozioni facili, intrattiene mancando però di coraggio e personalità.

Unicorn Store Brie Larson esordisce dietro la macchina da presa in un progetto che pensava di interpretare già qualche anno fa, ruolo che si è prontamente riservata in questo suo debutto registico. Unicorn Store aspira a tratti al cinema di Michel Gondry, anche se non possiede la stessa ispirazione delle migliori opere del regista francese, per via di una sceneggiatura in cui la componente fantastica, per quanto suggestivo contorno in almeno una manciata di sequenze, non emerge mai con la necessaria forza visionaria e lascia al lato più reale e sentimentale il compito di caratterizzare la maggior parte dei novanta minuti di visione. Tra una comicità all'acqua di rose e risvolti romantici non richiesti, l'insieme sembra non trovare un proprio preciso equilibrio e solo le ottime performance dell'attrice premio Oscar e di Samuel L. Jackson - nei bizzarri panni del proprietario del magico emporio - infondono qualche guizzo a una narrazione che eccede in leggerezza limitando la sua anima visionaria.

5.5

Che voto dai a: Unicorn Store

Media Voto Utenti
Voti: 9
5.7
nd