Under the Silver Lake, recensione del film con Andrew Garfield

David Robert Mitchell firma un noir cinefilo, strambo, bulimico e molto affascinante, ambientato in una Los Angeles fuori dal tempo.

recensione Under the Silver Lake, recensione del film con Andrew Garfield
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Nel 2010 il giovane David Robert Mitchell si fece notare nel panorama del cinema indipendente americano con l'opera prima The Myth of the American Sleepover, un dramedy romantico estivo selezionato al South by Southwest e poi a Cannes e a Torino. Quattro anni dopo c'è stata la consacrazione con It Follows, un horror inquietante e raffinato dal percorso festivaliero simile e notevole per le sue origini completamente indipendenti, senza il sostegno di una realtà produttiva come Blumhouse o simili. Passati altri quattro anni Mitchell è tornato a Cannes, questa volta nel concorso ufficiale dopo essere stato due volte alla Semaine de la Critique, con l'opera terza Under the Silver Lake, un noir dal contenuto altamente cinefilo, girato in una Los Angeles parzialmente irriconoscibile e con il supporto di un distributore americano di non poco conto come A24 (Ex Machina, Room, Good Time, Un sogno chiamato Florida), per non parlare di un cast composto da volti piuttosto noti tra cui Andrew Garfield, Topher Grace e Jimmi Simpson (Westworld).

I misteri del lago

Protagonista della vicenda è un tale Sam (Garfield), giovane squattrinato - presumibilmente aspirante attore, ma non viene specificato - che rischia di essere cacciato dal suo modesto appartamento. Un giorno incontra una nuova vicina, Sarah (Riley Keough), e nasce un'amicizia che potrebbe diventare qualcosa di più. Quando lei scompare insieme alle sue coinquiline, in concomitanza col ritrovamento del cadavere carbonizzato di un miliardario e tre misteriose accompagnatrici, Sam parte alla sua ricerca e scopre un lato nascosto della Città degli Angeli: codici segreti, leggende urbane trasformate in fumetti, retroscena inauditi di alcuni fenomeni della cultura popolare, messaggi subliminali, feste dal tema e dai contenuti fuori dal comune. E mente per le strade si aggira un presunto psicopatico che prende di mira i cani, il dubbio sorge: Sam riuscirà a risolvere il mistero della scomparsa di Sarah? E cosa si cela sotto il lago d'argento (Silver Lake, una vera località losangelina)?

La vita è un noir

Under the Silver Lake è un misto di David Lynch, Thomas Pynchon, Don DeLillo e altre ispirazioni, tra cinema del passato e musica più contemporanea (l'uso dei brani preesistenti, soprattutto in una sequenza notevole incentrata su un bizzarro pianista, è magistrale). Un'esperienza volutamente surreale, "drogata" e fuori dal tempo: la storia dovrebbe svolgersi più o meno nel 2011 (la sceneggiatura risale al 2012), ma tra VHS e vecchie console della Nintendo potrebbe trattarsi di vent'anni prima. A Los Angeles tutto si mescola, si ibrida, si viene così a creare un non-luogo ipnotico dalle connotazioni vagamente pre-apocalittiche, carico di tensione (le radici horror di Mitchell sono evidenti in più punti) e contaminazioni di genere, con tanto di sequenze oniriche di stampo fumettistico che aumentano il surrealismo delle esperienze di Garfield, ex-Spider-Man ora alle prese con una minaccia ben più reale ma comunque tinta di stranezze. Con lui siamo al centro di un viaggio bislacco, a tratti bulimico (la parte centrale la tira un po' per le lunghe) ma sempre affascinante, frutto evidente della creatività di un cineasta la cui identità artistica non è soggetta a compromessi di alcun tipo. E il naufragar ci è dolce nel suo lago argenteo.

Under the Silver Lake David Robert Mitchell passa a un budget (leggermente) più sostanzioso rispetto al passato per il suo terzo lungometraggio, un noir ipnotico e volutamente strano che ci porta al centro dei lati più sordidi e nascosti di Los Angeles, un viaggio allucinato e allucinante dominato da una colonna sonora da urlo e una performance strepitosa di Andrew Garfield, l'uomo qualunque trascinato in un mistero più grande di lui e nostra guida in un'esperienza cinematografica non sempre gratificante in senso stretto ma sempre innegabilmente ricca e affascinante.

8.5

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