Uncharted Recensione: Tom Holland tra reboot e fanservice

Il film ispirato alle avventure di Nathan Drake finalmente prende vita, in un'avventura divertente e stracolma di fanservice.

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L'intro di PlayStation Productions, che accompagna i titoli di testa del film di Uncharted mettendo in passerella alcune delle icone videoludiche recenti più importanti del marchio Sony, è indubbiamente una dichiarazione d'intenti sul progetto crossmediale a lungo termine che si profila tra cinema e videogiochi. Ma è soprattutto un messaggio ai fan del brand PlayStation su quanto operazioni come Uncharted - ma anche l'imminente serie TV di The Last of Us - siano prodotti pensati anzitutto per la community, con l'obiettivo di abbracciare un pubblico ancor più ampio grazie al grande schermo. La scelta di puntare su un volto giovane come Tom Holland, anche a costo di stravolgere la caratterizzazione originale di Nathan Drake, in fondo, parla da sola.

Eppure c'è qualcosa di magnetico in questo adattamento cinematografico della saga di Naughty Dog, diretto da Ruben Fleischer col piglio di chi sa che deve prima di tutto fare un regalo alla platea. Qualcosa che, al netto di indiscutibili difetti in fase di scrittura, ci ha fatto lasciare la sala con un timido sorriso. Quel qualcosa, forse, è l'evidente passione con cui è stato confezionato il prodotto, sono le citazioni e i riferimenti - ora spudorati, ora velati - anche al più piccolo degli elementi che hanno reso la saga di Drake un vero e proprio cult. Sarà che il gusto per l'inesplorato ci ha pervaso sin dal primo minuto, e che al netto di alcune forzature che segnano il passaggio dal videogame alla sala ci siamo resi conto che in fin dei conti la nuova produzione di Sony Pictures funziona e diverte.

Uncharted, un nuovo sguardo sulle origini di Nate

Già il fatto che il film di Uncharted abbia visto effettivamente la luce è di per sé un miracolo, dopo la gestazione travagliata che dura sin dal lontano 2009. Un progetto trasformatosi negli anni, fino ad assumere la forma definitiva di una sorta di prequel, con un Nate un Sully più giovani rispetto alle loro controparti interattive, che al tempo stesso rappresentasse una sorta di reboot cinematografico.

Perché, se è indubbio che la pellicola di Fleischer racconta un'avventura che Naughty Dog non ci ha mai fatto vedere esplicitamente - ovvero la primissima epopea di Drake e Sullivan in quanto "soci" - è anche vero che questo Uncharted per il grande schermo ci racconta nuovamente le origini di Nate, in parte omaggiando e in parte discostandosi da quanto visto nei flashback del terzo e del quarto capitolo su PlayStation. Eppure la struttura narrativa si conferma sin dall'incipit un'altra citazione alla scrittura di Neil Druckmann e soci. Il lungometraggio con Holland si apre in medias res, con lo spericolato Nate coinvolto in un disastro, senza dirci nulla su come ci sia arrivato. È soltanto dopo, con opportuni flashback che scavano sia nel passato remoto sia in quello più recente del personaggio, che il primo atto del film ricostruisce l'infanzia di Nathan e i retroscena di questo suo viaggio verso l'ignoto, in una mezz'ora iniziale che non faticherete troppo ad accostare al rocambolesco prologo di Uncharted 2 e al tenero flashback nell'orfanotrofio del quarto episodio.

Insomma, già in partenza l'adattamento cinematografico dichiara esplicitamente i suoi intenti: raccontare elementi già noti ai fan del franchise, rimodellandoli in un formato adatto alla sala, prendendo in prestito scene (e persino inquadrature) direttamente dalle sequenze più iconiche e spettacolari dei videogame. Poi, nella fase centrale della storia, qualcosa cambia, anche se temporaneamente. È nella dinamica Nate-Sully che il lavoro di Fleischer differisce leggermente da quello di Naughty Dog, a partire dal primo incontro tra i due protagonisti, modernizzato e riadattato: Nathan è un giovane ladruncolo che lavora come barista in un locale di lusso, e sfrutta le proprie abilità di raggiro per vivere alla giornata e sottrarre oggetti preziosi ai suoi sfortunati clienti.

È anche un orfano e da quasi un decennio vive senza suo fratello Sam, che in tenera età fu costretto a scappare dalla legge con la promessa di ricongiungersi prima o poi. Tutto ciò che Sam lasciò a Nate fu un anello, eredità del leggendario corsaro Sir Francis Drake di cui i ragazzi si autoproclamano discendenti, e la passione per la storia, così come per i tesori nascosti e mai più ritrovati. L'ossessione di Sam era tutta per le ricchezze perdute di Magellano, che si dice circumnavigò il mondo accumulando oro in quantità smisurata.

Ed è proprio su quei preziosi che Victor Sullivan, un avventuriero collezionista dai modi poco ortodossi e non propriamente legali, ha posato i suoi occhi, mettendosi alla ricerca del giovane Nate per proseguire quella di uno scomparso Sam Drake. E, come da canone per lo stesso franchise videoludico, una volta alleatisi i due devono fare i conti con un potente alleato: il villain interpretato da Antonio Banderas incarna più o meno fedelmente i valori di un classico antagonista di Uncharted, ossessionato da un tesoro che pensa gli spetti di diritto e accerchiato da una nutrita schiera di mercenari. Ed è dunque lungo il secondo atto, così come nel terzo, che il film di Uncharted torna sui crismi dell'opera originaria, portandoci in giro per il mondo, alla ricerca di indizi sul tesoro di Magellano, tra anfratti segreti e puzzle da risolvere, fino all'esplosivo showdown finale.

Dal videogioco al film

Non tutto funziona benissimo nell'ingranaggio narrativo di questo titolo, e probabilmente a convincere di meno sono proprio le scelte che si discostano dal racconto videoludico. A partire, dunque, da un legame ambiguo che si crea tra Nate e Sully, incluse le dinamiche del loro primo incontro.

Dobbiamo ammettere che in questo passaggio da un medium all'altro, in effetti, le differenze rispetto alla caratterizzazione originaria dei protagonisti non ci sono parse particolarmente incisive, e nel complesso la sensazione è che a gran parte dei personaggi manchi lo spessore e il carisma delle controparti interattive. A spuntarla, in verità, sono proprio Tom Holland e Mark Wahlberg, che almeno portano su schermo una versione convincente e affiatata della coppia Nate-Sully, che al netto di un inizio non troppo incoraggiante si trasforma pian piano nel duo che molto giocatori hanno imparato ad amare. Lo stesso processo non sempre coinvolge (e ben si adatta) ad altri comprimari, ad esempio Chloe Frazer (Sophia Taylor Ali). È però opportuno sottolineare quanto questo Uncharted sia prima di tutto una storia di origini, che soltanto strada facendo dà forma ai protagonisti introdotti nel 2007 da Naughty Dog. L'intero racconto, inoltre, viene proposto ad un pubblico generalista in una cornice che guarda soprattutto al tema della famiglia e al romanzo di formazione, elementi che in verità appiattiscono il ritmo della narrazione durante il secondo atto. Insomma, alcuni ingredienti di scrittura non fanno gridare al miracolo in Uncharted, un film che però si fa perdonare i suoi difetti grazie ad una smisurata ma opportuna dose di fanservice.

L'impalcatura action, così come la direzione artistica, guardano con rispetto e ammirazione alla regia sostanzialmente perfetta del franchise su PlayStation (parlando di cinema di genere, vi abbiamo spiegato qualche tempo fa quanto Uncharted tra videogioco e cinema fosse già perfetto di per sé). C'è da sottolineare che in alcuni momenti - tra i quali spicca la scena dell'aereo o alcune ricostruzioni in flashback - la direzione di Fleischer si trasforma in una copia carbone di alcuni estratti soprattutto da L'inganno di Drake e Fine di un Ladro.

In tal senso, il confine sottile tra citazionismo e copia spudorata è lasciato soprattutto alla sensibilità del pubblico, per quanto il meglio di sé la pellicola lo mostra proprio in occasione di alcuni spunti originali che non tradiscono lo spirito di Uncharted, ma piuttosto lo evolvono andando addirittura oltre le piacevoli e adrenaliniche esagerazioni di Naughty Dog. È il caso del confronto finale, ambientato su due galeoni pirata trasportati in volo sul mar dei Caraibi, come pure un finale segreto in grado di strappare più di qualche gustoso brividino.

Nel complesso, la componente action di Uncharted si rivela buona e potrà soddisfare una platea in cerca di una storia avventurosa e spettacolare. C'è da ammettere che in nessun momento il lungometraggio riesce a ricreare perfettamente il dinamismo e l'adrenalina dei frangenti più incredibili dell'originale, ed è forse questa la principale pecca di un film pensato soprattutto per essere posto al giudizio dei videogiocatori.

Ma è altresì vero che, al termine dei suoi 115 minuti di visione, l'Uncharted con Tom Holland e Mark Wahlberg centra comunque il suo obiettivo: diverte e appassiona, anche e grazie soprattutto al suo estremo citazionismo. E, complice il gradimento del proprio pubblico, il titolo PlayStation Productions può rappresentare un timido ma convincente inizio per qualcosa di veramente ambizioso, incluso un ritorno di Drake e Sully in formato cinematografico. Chissà se anche Tom Holland e Mark Wahlberg, protagonisti di un'opera dalle ambizioni misurate ma concrete, riusciranno davvero a spingersi "da umili origini verso grandi imprese".

Uncharted - Il film Il videogioco di Naughty Dog prende vita in un film che è a metà tra un prequel e un reboot e che, nel complesso, funziona in quanto operazione di puro fanservice. Uncharted con Tom Holland è una pellicola divertente e avventurosa, che intrattiene a dovere quando cita apertamente il materiale d'origine e inciampa in qualche spunto originale che non si rivela all'altezza dei videogiochi. Ruben Fleischer dirige una storia di origini senza enormi guizzi creativi, ma trattando con rispetto e amore la saga originale. Tutto sommato, il viaggio sul grande schermo di PlayStation Productions sembra essere partito con il piede giusto.

7

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