ROMA 2010

Recensione Una Vita Tranquilla

Rosario ha cinquant'anni, un'attività e una vita tranquilla, o almeno l'aveva

Recensione Una Vita Tranquilla
INFORMAZIONI FILM
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Già con Lezioni di cioccolato era abbastanza chiaro, ora l'abbiamo capito ancora meglio: Claudio Cupellini è uno da tenere d'occhio. Sebbene la sua opera prima non fosse propriamente un modello di grande cinema lasciava intravedere toni particolarmente brillanti, un tocco d'autore moderno ed un'intelligenza tanto d'impatto da lasciarsi illudere riguardo alle sue successive produzioni.
L'attesa non è stata vana: Una vita tranquilla, che vede protagonista il grande Toni Servillo, è una bomba a mano in attesa di esplodere che travolgerà tutti i presenti in sala, un vero attentato ai benpensanti.
Con Servillo accompagnato da due giovani promesse napoletane, Marco D'Amore e Francesco Di Leva, il film è un thriller di genere intelligentissimo, girato benissimo e rappresenta una nuova speranza per il cinema Italiano. Presentato in anteprima al festival del cinema, Una vita tranquilla insegna a pellicole dirette da autori di fama ben più grande e merita senza dubbio un posto di rilievo nella classifica dei migliori film in concorso.

Rosario Russo è una persona a modo. Cinquantenne dai modi un po' burberi gestisce con passione il suo agriturismo italiano in terra tedesca con al suo fianco l'amata moglie ed il giovanissimo figlio Mathias.
Quando al suo ristorante fanno visita due giovani Napoletani l'umore di Rosario cambia improvvisamente: c'è qualcosa di tragico, nel loro passato, che li accomuna. Dopo aver offerto ospitalità ai due, le cose iniziano a complicarsi: i ragazzi sono lì per loschi affari e Rosario intende rimanerne fuori ma c'è qualcosa che lo lega in maniera morbosa ad uno dei due giovani. Chi sono loro e perché c'è questo alone di mistero? Il passato di Rosario sta per riemergere come nel più violento dei suoi incubi.

Una vita tranquilla è, prima di ogni altra cosa, una lezione sul grande cinema.
Una visione così nitida su come sceneggiare, girare ed interpretare un film può essere frutto solo di una mente estremamente lucida, figlia di una conoscenza approfondita del linguaggio cinematografico e del suo pubblico. La seconda pellicola di Claudio Cupellini prende gli spettatori per il cavallo dei pantaloni (mettiamola su questo piano ed atteniamoci alle formalità professionali) e li trascina dove vuole lui.
Un film così ben realizzato avrebbe portato onore anche in passato quando il nostro cinema era davvero di alto livello, perché gode di una dinamica e di un ritmo così eccellenti che quasi avevamo dimenticato come si facesse. Vogliamo toglierci subito un dente e dirvi che l'interpretazione degli attori è radicale, sentita e mai sottotono, la presenza di Servillo non è un pretesto per rendere appetibile il film ai profani, anzi, il suo ruolo è ben dosato, mai eccessivo e in un certo senso quasi marginale. La forza di Una vita tranquilla è il film stesso, la sua continuità narrativa e la sua maturità artistica.
C'è un gioco intelligentissimo su cui Cupellini si giostra da Dio ed è il dosaggio di informazioni che offre allo spettatore: il modo in cui veniamo a scoprire le vicende non è mai didascalico ed anzi, non rischia mai il colpo di scena scontato perché disarma fin dall'inizio offrendo lievi indizi e sospetti, comunicando molto modo con il dialogo verbale e lasciando che sia la macchina da presa a dire la sua nel modo più interessante che i nostri schermi hanno visto da troppi anni a questa parte. Avvincente e carismatico, Una vita tranquilla è senza dubbio una delle pellicole più belle non solo del festival ma addirittura del panorama cinematografico attuale.

Una Vita Tranquilla Una vita tranquilla è grande cinema, film come questo avrebbero da farsi vanto ovunque nel mondo. Uno dei migliori film presentati al festival di Roma.

7.5

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