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Una questione privata: la recensione del film di Paolo e Vittorio Taviani

I fratelli Taviani portano al cinema l'adattamento del romanzo postumo di Beppe Fenoglio. Una storia di sogno e guerra interpretata da Luca Marinelli.

recensione Una questione privata: la recensione del film di Paolo e Vittorio Taviani
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Beppe Fenoglio era già morto quando il suo quinto romanzo, Una questione privata, fu pubblicato postumo nel 1963. Italo Calvino, che sognava di poterne scrivere la prefazione, lo paragonò all'epica cavalleresca delle follie amorose di Ariosto, come se tra il partigiano Milton e l'Orlando Furioso non ci fossero poi così tante differenze, proprio nel modo in cui i due personaggi rincorrevano un sogno d'amore lungo una strada difficile e piena di ostacoli; nell'idea di Fenoglio però, l'impedimento maggiore era rappresentato dalla seconda guerra mondiale e dagli ultimi anni di resistenza dei partigiani nelle Langhe, a cui lui stesso partecipò come militante. Quell'esperienza di vita vissuta al confine, tradotta in parole e priva di una vera conclusione (il finale del romanzo rimane tutt'oggi ancora incompreso perché incompiuto), trova una nuova interpretazione più teatrale che strettamente cinematografica nell'adattamento di Paolo e Vittorio Taviani, un'opera di estremo rigore autoriale interpretata dal "divo" italiano del momento Luca Marinelli.

Beppe Fenoglio riletto dai fratelli Taviani

La storia del film è piuttosto semplice e si articola lungo due principali piani temporali: il passato, evocato attraverso continui flashback, in cui vediamo l'avvicinarsi di Milton a Fulvia, ricca ragazza di Torino, e il rapporto di questi con Giorgio, affascinante coetaneo e futuro compagno di guerriglia, e il presente, che invece segue la disperata ricerca dell'amico Giorgio, nel frattempo rapito e torturato dai fascisti, da parte di Milton. Contrapposti da scelte cromatiche ben precise (colori caldi per i ricordi di gioventù, freddi per gli anni di lotta partigiana) ma legati a doppio filo dalle emozioni forti del protagonista, i "capitoli" nella Questione privata dei fratelli Taviani si fondono fino a completare il quadro emotivo e a restituire un breve, ma intenso, passaggio della memoria italiana recente con grande emozione ed echi della straordinaria scrittura di Fenoglio.

A metà fra cinema e teatro

Liberamente tratto, quindi anche libero di sperimentare con le forme del cinema, questo adattamento risente delle stesse suggestioni teatrali viste nei recenti Maraviglioso Boccaccio e Cesare deve morire, in cui esercitando l'arte del sogno i due registi fondono linguaggi differenti in un'unica espressione solenne, recitata dagli attori con stile e toni da palcoscenico. Cinema d'altri tempi, forse troppo vecchio e ancorato a stilemi ormai superati, potrebbe non essere compreso dalle giovani generazioni per la calma con cui decide di narrare il viaggio di Milton e i suoi ricordi fra innamoramento e dolore, mentre fugge da una guerra spietata che non fa sconti a nessuno. Ed è proprio per il carattere datato, espressamente poetico e rispettoso nei confronti del testo di partenza, che Una questione privata, al netto dei problemi prima citati (senza contare i posticci effetti speciali e la fotografia deludente), risulta essere un'opera degna dei suoi autori, meno coinvolgente di quanto avremmo previsto ma comunque sentita da questi e da tutti gli interpreti.

Una questione privata Adattamento a metà fra cinema e teatro, la versione dei fratelli Taviani del romanzo postumo di Beppe Fenoglio rispetta la solennità dell'autore italiano e riporta attraverso immagini lucide e interpretazioni sentite l'esperienza di confine della vita partigiana negli ultimi anni della seconda guerra mondiale. È un peccato che il linguaggio non propriamente contemporaneo e il ritmo lento non riescano a coinvolgere del tutto, lasciando in superficie una buona opera cinematografica e un Luca Marinelli sacrificato.

6

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