Una promessa è una promessa, recensione del film con Arnold Schwarzenegger

In questa commedia natalizia, diretta nel 1996 da Brian Levant, Schwarzy è un padre alla ricerca di un'ormai introvabile action-figure per il figlio.

recensione Una promessa è una promessa, recensione del film con Arnold Schwarzenegger
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Ci sono film a sfondo natalizio che vengono ciclicamente riproposti durante il periodo delle feste: se l'esponente più famoso, soprattutto nel BelPaese, è l'amatissimo Una poltrona per due (1983) di John Landis, ritrasmesso regolarmente da Italia 1 ogni sera della vigilia da oltre vent'anni, altri epigoni più o meno famosi fanno spesso la loro ricomparsa sulla varie emittenti nazionali. Pur essendo ancora relativamente in anticipo sui tempi, è anche questo il caso di Una promessa è una promessa (in onda oggi 4 dicembre in prima serata su PARAMOUNT NETWORK), titolo del 1996 che a dispetto di un riscontro critico non propriamente entusiasmante ottenne un discreto successo ai botteghini worldwide, con un introito due volte superiore al budget di 60 milioni di dollari.
Gran merito degli incassi favorevoli è indubbiamente da assegnare alla presenza di Arnold Schwarzenegger, spesso capace anche nei suoi ruoli più leggeri di attirare grandi fasce di pubblico - come dimostrato dagli exploit de I gemelli (1988) e Un poliziotto alle elementari del 1990.

Ne resterà soltanto uno

La trama è una sorta di libera parodia relativa alle vendite Oltreoceano, andate sold-out, di alcune bambole/action-figure nella precedente stagione, tra le quali figurava il pupazzo parlante, poi diventato culto, "Tickle Me Elmo". Un'altra fonte d'ispirazione, per ciò che concerne il design dell'ambito giocattolo e il relativo telefilm trasmetto in televisione, è la serie tv dei Power Rangers, con il rocambolesco finale che conferma ulteriormente questa particolare scelta. La storia ha inizio quando il protagonista Howard Langston, ossessionato dal lavoro e spesso assente ad alcuni avvenimenti clou nella vita del figlio Jaime, di soli nove anni, promette al piccolo (per farsi perdonare il suo ennesimo appuntamento mancato) di regalargli per natale l'action-figure di Turbo Man, una specie di supereroe che combatte il male sul piccolo schermo.

Peccato che all'arrivo della vigilia l'uomo abbia dimenticato di acquistare il desiderato dono, e che questi sia ormai introvabile nella gran parte dei negozi cittadini. Per lo sbadato padre ha così inizio una corsa contro il tempo alla caccia dell'ultimo esemplare disponibile, durante la quale dovrà anche affrontare la rivalità di un altro genitore ridottosi all'ultimo minuto, Myron Larabee, pronto anch'egli a tutto pur di mettere le mani sull'oggetto.

Turbo-Arnold

Una promessa è una promessa rimane evidentemente una produzione rivolta a grandi e piccini, una platea di famiglie i cui genitori sono desiderosi di godere con la propria prole di un titolo esilarante e non impegnativo. E se i novanta minuti di visione scorrono effettivamente sulle fila di una comicità "per tutti", con alcune gag in cui il divertimento facile-facile è assicurato, è altresì innegabile che l'intero insieme risulti troppo caotico e gridato per risultare efficace anche da un punto di vista più smaliziato.

Il regista Brian Levant, specialista nel "settore" dopo aver diretto cult e scult come Beethoven (1992) e il primo live-action de I Flinstones (1994), preme l'acceleratore su un ritmo scatenato che a lungo andare risente dei propri limiti concettuali, con l'intera parte finale che si rivela un informe e frenetico guazzabuglio di situazioni paradossali che fa affidamento su discreti effetti speciali, il tutto all'insegna dei buoni sentimenti come d'altronde l'atmosfera natalizia esige.

Fino all'ultima risata

Schwarzy si trova alle prese con situazioni ridondanti, dalle continue e involontarie scaramucce con un agente di polizia ai contrasti con l'acerrimo contendente (interpretato dal comico Sinbad, il quale ricicla tutti gli stereotipi dell'individuo afroamericano medio), con inaspettate reunion (il Santa Claus fittizio di James Belushi, con il quale aveva condiviso il set 8 anni prima nel seminale Danko), mentre fa i conti con una situazione familiare complicata ulteriormente dalle ripetute avance dell'odioso vicino di casa nei confronti della moglie delusa.

Nonostante le insidie alle quali il Nostro va incontro, il lieto-fine è già ovviamente scritto in partenza - e la velata critica al consumismo, che include veri e propri assalti ai centri commerciali, risulta troppo debole e annacquata per risultare realmente incisiva. A un film come Una promessa è una promessa non si chiedeva certamente di osare oltre il dovuto e di uscire dal seminato, visto il relativo target di riferimento, ma a conti fatti un maggiore impegno in fase narrativa e conseguente messa in scena poteva tranquillamente elevare il tutto dai toni di piacevole mediocrità sui quali si adagia senza ambizioni di alcun tipo.

Una promessa è una promessa Senza il carisma, anche comico, di Arnold Schwarzenegger Una promessa è una promessa non avrebbe probabilmente ottenuto un riscontro così favorevole al botteghino: è infatti proprio The Governator a mettere pezze qua e là a una commedia a sfondo natalizio altrimenti non memorabile, ricca di situazioni ripetitive e gag che colpiscono nel segno solo in rare occasioni. Il divertimento per i più piccoli è assicurato, con un finale che riporta alla mente le caotiche battaglie dei Power Rangers, ma nel suo insieme l'operazione è troppo debole e poco omogenea nel criticare le logiche del consumismo e nelle sue derive parzialmente citazioniste. Le situazioni sempre più assurde che coinvolgono il malcapitato protagonista e la sua altrettanto caricaturale nemesi sono figlie di una messa in scena semplice e poco elaborata, dove spesso è la confusione a farla da padrona in una narrazione rocambolesca e tendente in più occasioni a una spenta farsa a sfondo natalizio. Il film andrà in onda mercoledì 4 dicembre alle 21.15 su PARAMOUNT NETWORK.

5.5

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