Una donna promettente, la recensione del revenge movie con Carey Mulligan

L'esordio cinematografico e autoriale di Emerald Fennell è una delle sorprese più pop, audaci e femministe dell'anno, assolutamente imperdibile.

Una donna promettente, la recensione del revenge movie con Carey Mulligan
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La donna promettente del primo lungometraggio di Emerald Fennell risponde al nome di Cassie (Carey Mulligan). Studentessa di medicina tra le migliori del suo corso, bella da togliere il fiato, intelligente, spiritosa, voluta bene da tutti; questo finché un giorno un evento spiazzante non manda in frantumi la sua vita e i suoi sogni, facendole abbandonare l'Università per tornare a vivere con i suoi genitori come fosse una sorta di adolescente problematica troppo cresciuta. La prospettiva di divenire dottoressa lascia spazio a un impiego come barista in una caffetteria, che però è soltanto la facciata giornaliera della vera e nuova missione di Cassie, quella di smascherare quanti più uomini possibili stupratori riesca.

Ha un diario, un modus operandi e una tabella di marcia precisa. Tre o quattro volte a settimane si finge ubriaca in un diverso locale della città, si fa adescare da un ragazzo che solitamente la porta a casa sua e poi vede come si comporta, se prova a metterla a suo agio senza abusare di lei oppure il contrario, magari continuando a farla bere o saltandole addosso dopo innumerevoli "no" di Cassie. A quel punto rompe l'incanto della sbronza e sbatte letteralmente in faccia all'abusivo le sue azioni e il palese tentativo di stupro, punendolo psicologicamente e segnandolo nel profondo con la promessa di non essere l'unica a fare "questo giochino". Il fatto è che quando si presenta nella sua vita una sua vecchia conoscenza, Ryan (Bo Burnham), per Cassie arriva il momento di mettere da parte questa sua crociata per affrontare di petto il dramma che ha cambiato per sempre la sua vita, trasformandola da studentessa a vendicatrice.

XOXO

Tutti bravi ragazzi, finché l'occasione non fa l'uomo ladro. Non ci fossero testimonianze così esplicite di una cultura dello stupro e della violenza così marcata e diffusa, specie negli Stati Uniti d'America, a quest'ora Una donna promettente di Emerald Fennell non avrebbe avuto senso di esistere. O meglio, avrebbe avuto senso in una circostanza che non rispecchiava però un morbo sessuale e sociale che in pochi anni ha fatto implodere il sistema hollywoodiano dall'interno per poi scoprirsi più diffuso di quanto immaginato, passando dall'essere qualcosa di taciuto e nascosto a elemento di discussione, base di movimenti dedicati e dell'esplosione parziale della cosiddetta woke culture. Essendo invece un problema reale per innumerevoli donne in tutto il mondo (solo in Italia, secondo l'ISTAT, il 31,5% tra i 16-70 anni ha subito nel corso della propria vita violenze fisiche o psicologiche), il revenge movie scritto e diretto dall'ex-showrunner di Killing Eve assume una posizione importante in questo dialogo cinematografico d'impronta marcatamente femminista sul ruolo della donna in un mondo principalmente fallocentrico, in un contesto spesso omertoso che solo recentemente sta scoprendo il velo d'ipocrisia rimasto su per decenni.

Essendo il tema trattato così delicato, molti si aspettavano qualche tipo di contraltare maschile all'interno di una simile visione, ma la Fennell non ci sta e punta dritto al cuore del problema come una freccia tesa pronta a centrare l'obiettivo, senza infatti mancare il bersaglio. Il film è interamente costruito come un revenge movie atipico e originale, qualcosa di mai visto prima nel genere che rende la pena conforme alla colpa, restando sostanzialmente su binari profondamente realistici anche se a tratti leggermente situazionistici.

Non aspettatevi sparatorie e uccisioni mozzafiato alla John Wick e nemmeno qualcosa dal gusto violento come Revenge di Coralie Fargeat, perché Una donna promettente è un thriller accattivante e molto intelligente che gioca le sue migliori carte in un invidiabile equilibrio formale e contenutistico tra un piacere registico squisitamente pop e una sceneggiatura lavorata al dettaglio capace di valorizzare ugualmente bene splendidi momenti cinematografici (la scena con Stars are Blind di Paris Hilton è già iconica, così come il prologo), interpreti e dialoghi.

Parlando proprio degli attori, Carey Mulligan regala una performance magnetica e straordinaria, distante in qualche modo dai suoi ruoli precedenti e qui protagonista di un instant cult divenuto velocemente mainstream come accaduto in passato per Drive di Nicolas Winding Refn (condividono anche il rosa dei titoli di coda).

La sua Cassie cambia pelle e si adatta alle situazioni come il miglior camaleonte sociale possibile, lasciando interdetti gli spettatori per questa corazza di freddezza che si è dovuta costruire per continuare la sua missione e non cedere al dolore e alla fragilità, ma persino all'amore. In questo senso, entra in gioco il lanciatissimo Bo Burnham, ultimamente sulla bocca di tutti per il suo magnifico Inside su Netflix. Lo stand-up comedian e anche regista di Eighth Grade ricopre qui il suo primo e sostanzioso ruolo da co-protagonista tirando fuori il meglio della sua sagacia e della sua molleggiata fisicità, facendosi finalmente conoscere anche da chi non è solito seguire il mondo della stand-up comedy americana (i suoi show sono tutti su Netflix e il consiglio è di recuperarli).
Per concludere, pur avendo una visione femminista e diretta sul problema, Una donna promettente non condanna tutto il genere maschile a priori (come poi sostenuto da molti) ma parte dalle azioni degli stessi per poi elaborare le conseguenze più adeguate.

Il rispecchiarsi dunque a prescindere in uomini viscidi e senza scrupoli sedotti da una "preda facile" non è motivo di colpevolizzazione del film, che mette in risalto solo ed esclusivamente la diffusione impressionante della cultura dello stupro senza tacciare per partito preso nessuno, dando anzi modo a tutti di fare la cosa giusta.

L'esempio più calzante è il personaggio di Alfred Molina, che messo a un certo punto a confronto con un altro protagonista del film dà in solitaria il metro di giudizio e trattazione onesto impiegato dalla Fennell nella sua elaborazione dell'argomento. E la verità è che da un film come questo si potrebbe addirittura imparare qualcosa, ovviamente mettendo da parte pregiudizi e code di paglia non solo per apprezzare Una donna promettente come l'ottimo revenge movie che è, ma anche per capire al meglio la puntualità dell'impatto culturale avuto nell'ultima stagione cinematografica.

Una donna promettente Dopo tanti posticipi e dopo aver vinto il Premio Oscar 2021 per la Miglior Sceneggiatura Originale, finalmente il chiacchierato Una donna promettente di Emerald Fennell raggiunge in tutta la sua prorompente bellezza e puntualità le sale italiane, dimostrandosi a tutti gli effetti l'ottimo esordio di cui si è sentito a lungo parlare. Un revenge movie atipico e accattivante che si discosta dalla goduriosa esagerazione alla John Wick per restare con i piedi per terra sulla trattazione in chiave di genere della cultura dello stupro, adeguando la pena alla colpa, puntando a una lettura psicologica e a suo modo sadica della vendetta, qualcosa che non è mai stato così femminile e personale. Le sequenze iconiche si sprecano, l'anima pop esplode lungo tutta la durata del film, la regia della Fennell è autoriale e mainstream in ugual misura e le interpretazioni di Carey Mulligan e Bo Burnham - così come la loro alchimia sul set - sono tonde e riuscite. Un titolo di cui godere e da cui imparare persino qualcosa.

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