Una donna fantastica, recensione del film di Sebastián Lelio

Il regista cileno Sebastián Lelio ci regala un nuovo ritratto toccante di una figura femminile forte, alle prese con un mondo che non la accetta.

recensione Una donna fantastica, recensione del film di Sebastián Lelio
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Correva l'anno 2013 e gli avventori della Berlinale rimasero sorpresi e incantati dinanzi a Gloria, film cileno a base di crisi di mezz'età, una colonna sonora squisitamente vintage (tra cui la versione spagnola di un certo brano di Umberto Tozzi, spalmata in grande stile sui titoli di coda) e una grandissima performance dell'interprete principale Paulina García, giustamente premiata dalla giuria presieduta da Wong Kar-Wai e ora lanciatissima anche sul piano internazionale (gli abbonati di Netflix l'avranno forse riconosciuta nelle prime due stagioni della serie Narcos). Quattro anni dopo il regista Sebastián Lelio è tornato nella capitale tedesca con Una donna fantastica, un altro bel ritratto di una figura femminile molto forte, premiato questa volta per la sceneggiatura (e successivamente scelto per rappresentare il Cile nella corsa agli Oscar). Qui però non si tratta di una neo-divorziata prossima ai sessant'anni, bensì di una giovane, una cameriera che arrotonda facendo la cantante in un night club. Marina Vidal - questo il suo nome - sembra avere un futuro brillante davanti, ma tutto cambia quando viene a sapere della morte dell'amato Orlando, e la famiglia di lui si scaglia contro di lei. Il motivo? Marina è transgender (così come la sua bravissima interprete, Daniela Vega), e quindi costretta a battersi più del solito per far valere i propri diritti all'interno di una società discriminatoria.

Una performance fantastica

È intorno a Vega che si concentra gran parte del lavoro di Lelio, che la segue quasi ininterrottamente e ne mette a nudo frustrazioni e desideri senza mai trasformare l'intreccio in un pamphlet esplicito a favore della comunità transgender. Come suggerito dal titolo, l'importante è l'identità femminile di Marina, e da essa scaturisce una riflessione sui sentimenti e sull'amore in particolare, che va oltre l'impegno socio-politico (e qui gioca a favore anche una certa ambiguità, poiché non assistiamo ad alcun momento particolarmente spinto e ci godiamo quindi il contrasto tra la tenerezza evidente negli attimi di sottile intimità e la "perversione" immaginata dalla famiglia di Orlando). Alla grandissima interpretazione si unisce una scrittura intelligente e sfaccettata, che non cede alla tentazione del didascalismo ma procede imperterrita esattamente come la protagonista, sfidando senza timore i preconcetti reali e cinematografici con un'intensità che a tratti può risultare opprimente (rispetto a Gloria c'è meno spazio per interludi più leggeri), ma che in fin dei conti rende più appagante la visione di un film coraggioso e commovente.

Una Donna Fantastica Sebastian Lelio torna a parlare di donne forti in lotta contro il mondo adottando un'ottica apparentemente più politica, tramite la tematica transgender, ma in realtà dedicata ancora di più all'aspetto umano e intimo. Da vedere soprattutto per l'inscalfibile interpretazione centrale.

8

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