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Un'ultima risata, la recensione del film originale Netflix

Un manager in pensione e un comico, suo ex-assistito oltre 50 anni prima, si imbarcano in un tour on the road alla ricerca di una nuova giovinezza.

recensione Un'ultima risata, la recensione del film originale Netflix
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Al Hart è un ex agente dello spettacolo che, dopo la morte della moglie, vive da solo nella sua vecchia casa, trascorrendo le sue giornate nella noia. Per cercare di svegliarlo dal torpore della quotidianità, la nipote Jeannie gli consiglia di "ritirarsi" in un centro per anziani dotato di ogni comfort, ma l'uomo è restio ad accettare l'avanzare dell'età: la sua intenzione sembra però cambiare quando, in visita alla struttura, scopre che tra i clienti vi è il suo vecchio amico Buddy Green, un comico che aveva tentato di lanciare al successo cinquant'anni prima.
In Un'ultima risata, la coppia trascorre tranquillamente le giornate, fino a quando ad Al non balena la geniale idea di ritentare nuovamente la fortuna con il socio di un tempo e organizza una serata in un vicino locale di cabaret.
Per i due sarà solo l'inizio di un tour on the road che li trascinerà in giro per mezzo Paese, riportando entrambi ai tempi della gioventù nonostante la senilità e i relativi acciacchi.

Ridere, ridere, ridere ancora

La quarta prova dietro la macchina da presa del regista e sceneggiatore Greg Pritikin arriva a ben quindici anni di distanza dal suo ultimo lavoro per il grande schermo, l'inedito Surviving Eden (2004), e sbarca direttamente nel catalogo di Netflix come produzione originale. Ci troviamo davanti a una commedia sulla senilità che vede i due anziani e arzilli protagonisti alle prese con una storia di rimpianti da cancellare grazie a una nuova e, visto l'età avanzata, irripetibile occasione di raggiungere finalmente il successo mancato in gioventù.
Un'ultima risata sceglie toni dolci-amari, con una rivelazione nell'ultima parte che ammanta di malinconia lo svolgersi degli eventi, per raccontare il viaggio on the road vissuto dal cocciuto manager e dall'irresistibile stand-up comedian, e dar così vita a dinamiche che coinvolgono i personaggi principali, ai quali si aggiungono durante il tour una bella artista (una sempre piacente Andie MacDowell), la nipote di uno e il figlio dell'altro, nel tentativo di donare ulteriori sfumature al canovaccio base sul quale è costruita la storia.

Tra malinconia e cliché

Il maggior problema di un film di questo tipo è il rischio di cadere nelle banalità del filone e Un'ultima risata non fa purtroppo eccezione, con l'inserimento di gag a tratti forzate che ripescano a piene mani dall'immaginario del genere: dall'assunzione di droghe leggere ai funghi allucinogeni, dai tentativi di flirting fino a incontri sempre più casuali e improvvisati, i cento minuti di visione non schivano purtroppo i prevedibili luoghi comuni e l'originalità della narrazione ne viene meno, come sottolinea anche il sopracitato colpo di scena della mezz'ora finale, con la parziale eccezione di un atipico e sognante vagito musical/allucinatorio in una delle scene clou.
A risollevare la media qualitativa dell'insieme ci pensano però le magistrali performance di Chevy Chase e Richard Dreyfuss, entrambi impeccabili nei rispettivi ruoli e sempre pronti a donare nuove sfumature, ilari e drammatiche, agli eccentrici vecchietti che di mettere la parola fine ai loro sogni e avventure non ne hanno proprio intenzione.

Un'ultima risata Più che ridere si sorride, nonostante un paio di sagaci battute pronunciate dal personaggio di uno scatenato Richard Dreyfuss, magnifico protagonista insieme all'altrettanto ottimo Chevy Chase, che lasciano il segno ricalcando una comicità forse old ma ancora piacevolissima. Un'ultima risata è una commedia dolce-amara in cui il viaggio dei due anziani, rispettivamente cabarettista mancato e il suo cocciuto agente, è in costante equilibrio tra toni malinconici e sortite demenziali (pur prive di volgarità e virate su un marcato citazionismo), ma l'impressione di assistere a qualcosa di già visto è purtroppo ben presente nei novanta minuti di visione, durante i quali il viaggio si trasforma in una rincorsa contro il tempo che avanza inesorabile da parte degli arzilli vecchietti, coadiuvati qua e là da qualche gradevole figura di supporto.

6

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