Un perfetto criminale, la recensione del film con Kevin Spacey

Michael Lynch organizza rapine in serie senza mai essere incastrato dalla polizia in Un perfetto criminale, crime-comedy di Thaddeus O'Sullivan.

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Michael Lynch è, per assurdo, un ladro famoso, assunto a vera e propria celebrità e comunque intoccabile dalla legge, sempre a corto di prove certe nonostante i sempre ben più che fondati sospetti. L'uomo ha due numerose famiglie e altrettante mogli che accettano la situazione poligamica ed è sempre pronto ad escogitare nuove e geniali rapine insieme alla sua storica banda. Quando a Dublino viene organizzata una mostra d'arte con opere del Caravaggio, Michael decide di tentare un ultimo, leggendario, colpo, attirando però sempre di più l'attenzione della polizia e scoprendo la presenza di possibili traditori tra le fila dei suoi "collaboratori", trovandosi di fronte ad una situazione via via sempre più rischiosa in cui si infila tangenzialmente anche l'IRA.

Ladro gentiluomo?

Kevin Spacey, finito in questi giorni al centro di polemiche e discussioni sul suo coming out successivo ad accuse di molestie, all'inizio del nuovo millennio era tra gli attori più richiesti sulla piazza e in questa co-produzione internazionale (con fondi prettamente britannici) ispirata al controverso personaggio, realmente esistente, Martin Cahill, diventa assoluto mattatore dei novanta minuti di visione. In Un perfetto criminale sono proprio le performance del folto cast (tra gli altri Linda Fiorentino, Stephen Dillane, Colin Farrell, Christoph Waltz e Peter Mullan), protagonista in primis, a rendere la visione più accettabile e a far chiudere un occhio su una sceneggiatura improbabile che cerca di restare in equilibrio tra istinti da black comedy e un impianto poliziesco, senza purtroppo riuscire nell'intento. Il regista Thaddeus O'Sullivan non trova infatti una corretta quadra del cerchio, con una messa in scena anonima e casuale costruita su un'alternanza di gag e situazioni che formano un collage poco omogeneo e ricco di forzature e casualità, con l'entrata in scena dell'IRA e una polizia che, pur contestualizzata alla leggerezza dei toni, è davvero troppo imbelle per agitare un minimo di suspense. La stessa realizzazione delle numerose rapine, virata a marcati istinti comici, strappa sì qualche risata ma lascia il tempo che trova in una progressione degli eventi sempre più banale e prevedibile, con tanto di colpo di scena finale che più telefonato non poteva essere. Ai titoli di coda il sapore è quello di aver assistito ad un mix poco ispirato di influenze e ispirazioni, privo di una ferrea personalità e affidato soltanto al carisma degli interpreti, a tratti anche vittima di caratterizzazioni ben più che superficiali.

Un perfetto criminale Kevin Spacey guida un cast di lusso in questa improbabile commedia "gangsteristica" uscita all'alba del nuovo millennio, che unisce in maniera frettolosa e confusionaria toni e generi su una sceneggiatura pasticciata e via via sempre più assurda. Se una manciata di sequenze possono anche strappare una risata, a mancare è proprio un'idea di insieme che possa garantire al film la necessaria personalità: Un perfetto criminale palesa una superficialità di scrittura e di messa in scena che non rende onore alla bravura dei propri, ottimi, interpreti, qui sfruttati a mezzo regime.

5.5

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