Recensione Un bacio

Un Bacio è la storia di tre ragazzi isolati da tutti che trovano nella loro amicizia la forza di andare avanti: ma riusciranno a resistere alle pressioni del giudizio degli altri? Riusciranno a essere più forti dell'odio e del disprezzo della società?

recensione Un bacio
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Ivan Cotroneo torna al cinema portando sul grande schermo quello che può essere definito forse il suo lavoro più intimo, nonostante si tratti di un racconto dichiaratamente rivolto a un pubblico giovane di adolescenti. Un Bacio è infatti tratto dall'omonimo racconto scritto anni fa del regista stesso, che ha richiesto una precisa e attenta gestazione, mentale e produttiva, prima di essere condiviso con il grande pubblico ma che, fatalmente, si inserisce alla perfezione nella più attuale trama sociale. Un racconto diretto ai giovani e che, proprio per questo, il regista ha deciso di presentare prima di tutto a loro, grazie a un tour che ha portato il film (e i suoi protagonisti) in sei sale italiane piene di studenti, che hanno reagito con sgomento e attenzione alla storia di Un Bacio. Ma perché fare questa scelta? "Un Bacio è un film che, per le tematiche che tratta, è rivolto a tutti, adulti e non, ma che parla soprattutto ai ragazzi. Ragazzi che mettono al primo posto l'amicizia. Che si sentono soli. Che hanno una terribile paura di essere diversi e di venire giudicati. Di ritrovarsi un'etichetta addosso. Qualunque essa sia". Parole fondamentali, queste di Cotroneo, per capire bene in che contesto si inserisce il film e non fare il terribile errore di scambiare una ben precisa scelta di comunicazione con una mancanza di profondità. Un Bacio parla ai giovani e cerca di farlo con il loro linguaggio, mettendo al primo posto quelli che sono i loro problemi. "Gli adulti, che pure nella storia sono importanti, non vedono il mondo con gli stessi occhi di Blu, Lorenzo e Antonio. Tre ragazzi sedicenni, circondati da una classe, e da una scuola, di coetanei". Gli adulti, che ben farebbero comunque ad andare al cinema a vedere Un Bacio, devono cercare di ricordare come fosse la loro vita a sedici anni... e non stiamo parlando di come volevano farsi vedere dall'esterno, delle lotte sociali e la costruzione del proprio futuro. Per entrare nel mondo di questo film bisogna ricordarsi quello che si provava nel profondo, quanto fosse facile sentirsi esattamente come Blu, Lorenzo e Antonio.

Un mondo per tre

Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger) è appena arrivato in città: ha passato la maggior parte della sua vita in una casa famiglia e ha avuto qualche problema a farsi accettare dalla sua precedente famiglia. È ironico, brillante, stupendamente sicuro di se stesso, esuberante, appariscente e omosessuale. Afferma spesso di non aver paura di nulla, ma quando la realtà si fa troppo difficile e dura, si rifugia in un mondo immaginario, dove è considerato una celebrità, tutti lo amano e gli chiedono scusa per i loro continui insulti e violenze. Blu (Valentina Romani) è solitaria e ribelle: non le interessa il parere della gente, che la crede una ragazza facile, che si concede a tutta la scuola. È innamoratissima del suo ragazzo, più grande di lei e che vive in un'altra città e, per non dimenticarsi di quanto l'adolescenza faccia schifo, scrive continue lettere alla se stessa del futuro. Antonio (Leonardo Pazzagli) è un ragazzo silenzioso, non molto sveglio e terrorizzato dal giudizio degli altri. Vive nell'ombra del fratello, perso durante un incidente, che rappresentava tutto quello che lui vorrebbe essere: brillante, simpatico, bravo con le ragazze, dalla risposta veloce.
Questi tre ragazzi in comune hanno solo la difficoltà comune nell'inserirsi nel contesto sociale della propria scuola, che li considera inadatti, insufficienti, sbagliati. È la loro inadeguatezza che li fa avvicinare e da esseri singoli e isolati diventano un qualcosa di unico e sincero. Questa nuova amicizia li aiuta a resistere e vivere sulla propria pelle sensazioni ed emozioni che credevano non esistere, fino a quando le meccaniche dell'attrazione e la paura del giudizio altrui non li colgono impreparati.

C'è bisogno di un film del genere?

La prima cosa che ci siamo chiesti prima di vedere Un Bacio era se fosse davvero necessario fare un film del genere: al giorno d'oggi i ragazzi sono talmente tanto bombardati da informazioni di ogni tipo, che si pensa che ormai siano preparati a tutto, che siano inclini ad accettare senza problemi ogni tipo di diversità, che non si scandalizzino più davanti a nulla. Ivan Cotroneo, come dicevamo prima, ha deciso di far vedere il suo Un Bacio a un pubblico prima di tutto di studenti che, in sala, davanti alle scene più controverse ed emotivamente esplicite hanno reagito con diretto sgomento e disappunto, rimanendo poi completamente esterrefatti dal duro finale che il regista ha deciso di dare al film, diretta conseguenza narrativa proprio delle reazioni dei ragazzi. Quindi sì, se sulla carta magari si può pensare che un film come Un Bacio possa essere ormai già superato e assimilato dalle nuove generazioni, la verità è ben diversa e, a tratti, preoccupante (soprattutto se si contestualizza questa reazione al modo in cui il film si chiude). Il regista e sceneggiatore riesce però, attraverso una comunicazione prettamente televisiva e arricchita di stratagemmi grafici e musicali, ad attirare l'attenzione del suo pubblico e accompagnarli all'interno della storia in modo puntuale e onesto. La leggerezza dell'amicizia tra Antonio, Lorenzo e Blu si costruisce di corse in corridoio e serate passate al parco, chiacchierando del più e del meno e fuggendo poderosamente dalla propria quotidianità, mentre, più in profondità, si pongono le basi delle loro fragilità, delle paure e delle insicurezze che li porteranno a prendere delle scelte sbagliate e devastanti. Quello usato da Cotroneo è il linguaggio dei ragazzi, quelli protagonisti della storia e che si spera andranno in sala a vedere il film, limpido e apparentemente superficiale, correlato di riferimenti ai social e all'importanza che questi hanno sulla consapevolezza di se stessi. Una scelta che gli permette di impostare la sceneggiatura come una emotiva storia d'amore, pur trattando argomenti duri e brutali come il bullismo, l'omosessualità e la crudeltà dell'influenza della massa, incapace ci accettare ogni tipo di diversità. E allo stesso tempo dimostra agli adulti, che più faranno fatica a capirne motivazioni e intenti, quanto non bastino le buone intenzioni per interagire con una generazione diametralmente opposta dalla propria. Perché se è vero che i protagonisti del film sono Blu, Lorenzo e Antonio, è anche vero che accanto a loro ci sono tre famiglie, in diverso modo amorevoli, ben diverse da quelle disattente e colpevoli che spesso si pensa si nascondano dietro un adolescente problematico. I sei genitori della storia provano in tutti i modi a essere bravi e capaci: i loro sbagli sono quelli di tutti, le loro mancanze sono possibili e la loro incapacità di comprendere il pericoloso guado che attraversano i figli non è provocata dalla superficialità, ma dalla sfuggevolezza dei ragazzi stessi. E questo rende fondamentale la visione di Un Bacio anche agli adulti, per ricordargli che per capire un adolescente bisogna tornare a ricordarsi che a sedici anni si vive tutto in termini assoluti, nel bene e nel male.

Un bacio Un Bacio è un film sulla fragilità della giovinezza, sul pericolo che si nasconde dietro un insulto volgare, sulle ferite e sulle gioie improvvise. Un film su un’età in cui tutto quello che succede è il centro del mondo: una brutta scritta sul muro esterno della scuola, l’invito mancato a una festa, le parole sgraziate di un adulto. Un film che è una commedia, che è vitale e vivo, fino a quando non arriva il pericolo. Un film che piuttosto che definire drammatico, mi piace pensare come romantico. Un film sull’amore, su tutti gli amori che vanno a male, che sono sciupati dal mondo e che, come nel finale del mio racconti, potrebbero invece avere una sorte diversa, e più bella e più felice”. Cosa aggiungere a quanto affermato da Cotroneo stesso? Un Bacio richiama palesemente alla mente le delicate atmosfere di Noi Siamo Infinito, dimostrandosi però meno onirico, meno ottimistico e decisamente più diretto. Scuote il pubblico giovanile, portandolo prima a reagire e poi a riflettere e aiuta quello più adulto a comprendere un mondo apparentemente ignoto, ma semplicemente dimenticato. Diretto con passione, con palpabile intimità e ostentata semplicità, affida la sua forza comunicativa alla potenza della musica e alla fresca credibilità del cast, formato da tre attori emergenti (almeno a livello cinematografico), intensi e ben amalgamati tra loro.

7

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