L'ultimo Yakuza, la recensione del film di Takashi Miike su Prime Video

Il regista di culto giapponese firma un film folle e disperato, in cui due sfortunati giovani si trovano a fuggire dall'intera mafia cittadina.

L'ultimo Yakuza, la recensione del film di Takashi Miike su Prime Video
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Leo è stato abbandonato dai genitori quando era solo un bambino e ha riversato tutta la sua rabbia nella boxe, diventando un pugile imbattile. Vittoria dopo vittoria, la sua carriera sembra all'apice del successo quando, dopo aver perso il primo incontro per un malore, scopre di essere affetto da un tumore al cervello: la sola possibilità di salvezza per lui è una delicata operazione.
La giovane Yuri, sua coetanea, ha dovuto affrontare una vita di sofferenze forse ancora ben peggiori. Venduta dal padre, che la violentava, a una banda criminale, è ora costretta a prostituirsi e rinchiusa in una stanza. Dipendente dalla droga, è vittima di diverse allucinazioni che vedono il genitore inseguirla e perseguitarla.

I destini di queste due anime dannate finiranno per incrociarsi una sera, in seguito a una complessa rete di complotti ai clan rivali organizzati dai più potenti gangster della Yakuza. Avrà inizio una notte indimenticabile che cambierà per sempre non solo le loro vite, ma anche l'intero sottobosco malavitoso di Tokyo.

Il primo amore non si scorda mai

Quando Takashi Miike si mette d'impegno, il risultato vale il tempo della visione. E anche se qualche piccola sbavatura può essere forse rintracciata nel corso dei cento e passa minuti di visione, L'ultimo Yakuza mette in mostra tutto l'acume stilistico e narrativo del regista nipponico, nome di culto ormai non soltanto tra i cinefili più appassionati. Peccato per il titolo, traduzione approssimativa del più suggestivo First Love.
Certo, la sceneggiatura è frutto delle mani di Masaru Nakamura, ma il soggetto è farina di Miike al 100%. Per questa co-produzione internazionale tra Giappone e Gran Bretagna il Nostro non ha "badato a spese narrative" nell'inserire una miriade di personaggi e relative sottotrame, ancor più che in altre occasioni passate: questo potrebbe creare una parziale confusione soprattutto nelle prime fasi, ma appena ci si addentra nella storia e se ne comprendono le dinamiche, il film comincia a ingranare.

Il focus principale si concentra sulle figure di Leo e Yuri, i due unici "buoni" del racconto, e sul loro ipotetico amore in divenire durante la fuga, tutta in una notte, con relativi inseguimenti e combattimenti di sorta. L'ultima parte è un vero e proprio concentrato di follia tipica dell'autore.

Emozioni e delirio

Soprattutto nella seconda metà i fan riconosceranno la mano dell'autore, che pur senza eccedere sui territori dello splatter a lui spesso congeniali - basti pensare al sano pseudo gore del leggendario Ichi the Killer (2001) - punta su un'ironia nera e macabra nei momenti di maggiore violenza, con pochissimi spargimenti di sangue ma arti mozzati e altre situazioni surreali e divertenti che provocheranno insane risate.
Con un brevissimo spezzone animato, tra il pop e il lisergico, pensato probabilmente per evitare ulteriori spese di budget, che prepara il campo al finale, il racconto offre emozioni e divertimento e pur a discapito di qualche potenziale sbavatura in fase di script, comunque ben presto resa invisibile dall'atmosfera surreale e bizzarra e dalla gran miriade di eventi, l'insieme avvince e convince, con un cast eterogeneo composto da volti storici del cinema nazionale e giovani star.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, L'ultimo Yakuza è un must irrinunciabile per chi ama Miike e il suo cinema unico e particolare e potrebbe convincere anche un pubblico neofita per via di un approccio meno estremo del solito ma, sempre e comunque, non per tutti i gusti.

L'ultimo Yakuza Il titolo inglese, First Love, suggeriva un'ipotetica storia d'amore, quello italiano, L'ultimo Yakuza, è più ad effetto e cerca di attirare il pubblico per via di quel mondo criminale, tipico del Giappone, che tanto affascina la cultura occidentale. Questo film di Takashi Miike non è nessuno dei due, o meglio è tutto e il contrario di tutto. Tutto in una notte, come nel cult di John Landis, ma qui i pericoli da correre sono ben più grandi e la disperata fuga dei due personaggi principali, un giovane pugile affetto da un tumore al cervello e una coetanea vittima da tempo di violenze e soprusi, si scontra con i loschi intrighi degli ambienti malavitosi di Tokyo, in un luna park narrativo dove, seppur a tratti si rischi di perdere il filo, è difficile non essere catturati e avvinti. La lunga parte finale inoltre, esplosione di una violenza più castigata del solito - per lo stile del regista - e di una sana, macabra, ironia nera, regala risate ed emozioni in egual misura, concludendo degnamente un'opera di assoluto valore.

7.5

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