Tyler Rake, la recensione dell'action Netflix con Chris Hemsworth

Una regia precisa, adrenalinica, per un action Netflix che sa esattamente cosa vuole essere: azione pura con un perfetto Chris Hemsworth.

recensione Tyler Rake, la recensione dell'action Netflix con Chris Hemsworth
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Nel cinema classico hollywoodiano c'erano delle clausole contrattuali che imponevano determinati primi piani per i divi. I registi dovevano concederne un tot, così da alimentare l'icona di attrici e attori. Oggi però c'è Chris Hemsworth e forse queste clausole non servono più. Basta solo la sua presenza. È incredibile come l'attore australiano riesca a inglobare la scena, gli serve solo un vessillo, un corpo scritto da indossare sullo schermo. Gli serve un Tyler Rake su Netflix, e il resto viene naturale.
Tyler Rake è azione allo stato puro, primigenio. Niente di più e niente di meno, una corsa crivellata di proiettili, scritta da Joe Russo e diretta dall'esordiente Sam Hargrave, già suo (e del fratello) stunt coordinator per Endgame e Civil War. Andiamo a scoprire assieme perché l'estrazione, alla fine, funziona. E magari aggiornando la lista dei migliori titoli Netflix.

Estrazione impossibile

Extraction, il titolo originale di Tyler Rake, spiega già tutto quello che dobbiamo conoscere. Tyler è un mercenario e deve recuperare il figlio di un boss della droga, rapito da un rivale, tra India e Bangladesh. C'è poco altro da sapere sul film, perché poco altro il film vuole dire. Tyler Rake è onesto, dall'inizio alla fine. Carica Chris Hemsworth di tutta l'epica possibile, quella contemporanea, fatta di mercenari prezzolati con un cuore. Si fa trascinare dalla sua massiccia imponenza, sfruttandone il fisico in ogni attimo, spaccando i muri e riempiendo gli anfratti visivi.
La componente action in Tyler Rake è essenziale, l'ossigeno puro che brucia tutto il suo carburante. Appaga gli occhi il lavoro fatto proprio sulla fisicità di Hemsworth. Il suo Tyler non si limita alle pallottole. Sfrutta qualsiasi oggetto nella stanza per uccidere. Spacca, sgretola, lancia, strappa, divelle. È tutt'uno con l'ambiente, una macchina precisa che sta facendo il suo lavoro. Che gli piaccia o no, poco importa.
A noi basta il richiamo a Jackie Chan (senza la componente comica delle sue scazzottate) e un pizzico di John Wick per innamorarci di Tyler Rake. Perché poi c'è Sam Hargrave, alla sua prima prova registica, a fare tutto il resto.

Azione totale

Un film di questo tipo si porta dietro un semplice ma complicatissimo peso: la regia. Perché se non sta raccontando nulla di nuovo, ci deve essere qualcuno in grado di far scorrere le sue parole alla perfezione. Sam Hargrave dimostra un esordio incredibile con Tyler Rake. Una pulizia formale ineccepibile, capace di sbatterti tra i muri franti del Bangladesh, nelle sue purulente e soffocanti strade.
Hargrave cura con maniacale precisione ogni dettaglio, srotolando in maniera fluida la sua macchina da presa, spezzettando quando c'è bisogno di affidarsi al montaggio e compiendo un euforico piano-sequenza che fa guadagnare a Tyler Rake un meritato quid in più. Sì, ci sono gli stacchi invisibili, ma quei dodici minuti sono davvero estasi visiva, tra esterno e interno, tra camera-car e corse sulle scale. Una coordinazione millimetrica, che dimostra lo studio fatto da Hargrave (soprattutto sul piano-sequenza di Cuarón in I figli degli uomini).
A questa fluida precisione infatti il regista accorpa le coreografie, capaci di esaltare i personaggi, partendo appunto da Hemsworth, ma rotolando a cascata su ogni comparsa. Un flusso continuo, mareggiate e lente risacche, dove è splendido non riuscire a prendere fiato.

Onestà cinematografica

Ma, esattamente, di cosa parla Tyler Rake? La domanda è ininfluente. Perché il film non ha bisogno di parole, deve solo agire. La sceneggiatura di Joe Russo è essenziale, pulita. Soprattutto, è dannatamente onesta. Non c'è un tentativo rivoluzionario alla John Wick o la volontà di approfondimento psicologico estrapolata da Man on Fire.
Questi modelli si sentono attraverso ogni scelta di scrittura, ma Tyler Rake non vuole sembrare più di quello che è: adrenalina pura.
Certo, è innegabile che resti la ruggine di cosa si sarebbe potuto raccontare di più, approfondendo alcuni personaggi o evitando determinati cliché del genere. Ogni svolta di trama è scontatamente anticipabile, anche per chi non mastica questi film, ma non è quello che Russo e Hargrave cercavano.

Tutto è a totale servizio dell'azione, per un prodotto concepito esattamente con quell'obbiettivo. C'è Chris Hemsworth e le iniezioni action attraverso la spina dorsale. Se spuntano elementi di backstory del suo protagonista che rischiano di renderlo l'ennesima copia di una lunga serie, beh, ci pensa l'australiano a farsene carico per noi.
Perché pur con tutti gli stilemi già abusati, alla fine il treno emotivo ti porta via. Proprio grazie a Hemsworth, capace di metterci un braccio attorno agli occhi e farsi crescere il suo Tyler Rake. Sul viso, nel sangue, tra le ferite e lungo tutto quel sorriso malinconico, pronto a dirci che, alla fine, va bene così.

Tyler Rake Azione pura e totalizzante, sequenze che spaccano muri, schermo e corpi, perforandoci gli occhi. Tyler Rake, esordio registico di Sam Hargrave, mette in scena un divistico Chris Hemsworth, pronto ad accentrare fisicamente ogni scena del film. Scritto da Joe Russo (per il quale Hargrave era stato stunt coordinator sia in Civil War che in Endgame), il film Netflix non va mai oltre ciò per cui è stato concepito: action essenziale. La regia di Hargrave è fluida, precisa e perfettamente coerente, supportando una sceneggiatura senza particolari guizzi o novità. Ma così doveva essere. Il film Netflix punta infatti tutto sul genere, emanato con granitica grazia da Chris Hemsworth. E va benissimo così.

7

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