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Tutte le volte che ho scritto ti amo, la recensione del film originale Netflix

La sedicenne Lara Jean ha scritto cinque lettere ai ragazzi di cui era innamorata e quando queste vengono alla luce gestisce la situazione...a modo suo.

recensione Tutte le volte che ho scritto ti amo, la recensione del film originale Netflix
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Lara Jean Covey è una sedicenne di sangue misto: il padre infatti è americano mentre la madre, morta da tempo, era di origini coreane. La ragazza non ha mai avuto un fidanzato e viene presa di mira dalle bulle della scuola, trovando i soli momenti di felicità o con l'inseparabile amica d'infanzia o con le amate sorelle, la minore Kitty e Margot, di poco più grande. Quest'ultima sta per partire per la Scozia, dove si è iscritta ad un prestigioso college, e l'addio coincide anche con la rottura con lo storico fidanzato Josh, il miglior amico di Lara Jean di cui questa era sempre stata segretamente innamorata.
In Tutte le volte che ho scritto ti amo Kitty, per cercare di svegliare dal torpore la consanguinea, decide di inviare delle vecchie lettere che la ragazza aveva scritto molti anni addietro ai rispettivi ragazzi di cui era innamorata, tra cui figura per l'appunto anche Josh. Ma quando le missive arrivano a destinazione l'adolescente si trova impreparata a gestire la situazione e decide di iniziare una falsa relazione con Peter Kavinsky, uno degli idoli della scuola. Ma quella che era iniziata come una love-story fasulla (lo stesso neo-fidanzato improvvisato voleva infatti far ingelosire la sua ex-ragazza) si trasforma ben presto in qualcosa di più profondo.

All you need is love

Alla base di questa nuova esclusiva Netflix dedicata ad un pubblico di adolescenti vi è l'omonimo romanzo di Jenny Han, best-seller Oltreoceano e primo di una trilogia che conta anche i seguiti P.S. I Still Love You e Always and Forever, Lara Jean. E di fatto ci troviamo di fronte ad una produzione indirizzata prevalentemente al pubblico di riferimento, che però rispetto a molti titoli coevi possiede una freschezza sorprendente sia in fase di scrittura che di messa in scena, risultando un piacevole passatempo anche per un pubblico più smaliziato. Tutte le volte che ho scritto ti amo gioca le proprie carte vincenti su una frizzante ironia che non scade mai nel volgare ma anzi amplia la dolcezza della vicenda, e nonostante l'impianto base narrativo sia ampiamente prevedibile nei suoi risvolti cardine i novanta minuti di visione scorrono con leggerezza, delineando personaggi vivi e credibili ai quali appassionarsi. Dopo l'apprezzato esordio di Carrie Pilby (2016) la regista Susan Johnson fa di nuovo centro e riesce ad emergere in un filone spesso stantio e stereotipato proprio grazie ad un costrutto che, con le dovute misure, risente anche di influenze anni '80 e non è un caso che John Hughes e il suo cult Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare (1984) vengano citato in un paio di occasioni dai protagonisti.

Questione di feeling

Con un trio di sorelle dal sangue misto impossibili da non amare, Tutte le volte che ho scritto ti amo convince anche sul versante romantico. La genesi di quest'amore impossibile evolve col passare degli eventi, tra feste notturne e gite in montagna, riuscendo sempre a schivare il rischio di una facile retorica a tema in favore di una più genuina immediatezza d'intenti, evitando lungaggini mielose e gestendo bene gli sbalzi umorali dell'adorabile protagonista, interpretata dall'attrice di origine vietnamita Lana Condor, qui al suo primo ruolo di peso sul grande schermo (era la giovane Jubilee in X-Men: Apocalisse (2016) e la vedremo anche nell'imminente Alita - Angelo della battaglia (2018)). Il contorno è un po' più inquadrato sul rispettivo ambito di destinazione, con una colonna sonora indie-pop a sottolineare le scene più emotivamente importanti e una marcata caratterizzazione delle figure di contorno, dall'acerrima rivale all'amico omosessuale, ma il risultato è ad ogni modo più convincente di quanto inizialmente preventivabile.

Tutte le volte che ho scritto ti amo Cinque lettere ad altrettanti destinatari, dei quali la timida protagonista era in passato stata innamorata, scatenano i vorticosi eventi romantici di questo adattamento del romanzo di Jenny Han, primo di una trilogia che ha macinato grosse vendite nelle librerie d'Oltreoceano. Tutte le volte che ho scritto ti amo si inserisce in un filone spesso smielato e/o banale con sorprendente originalità, dando modo all'irresistibile personaggio di Lara Jean di agire come una scheggia impazzita, in situazioni forse improbabili ma almeno varianti parzialmente il solito tram-tram romantico, e poco importa se l'ovvio lieto fine è pensato ad uso e consumo del pubblico di riferimento visto che il divertimento dei novanta minuti di visione, complici anche alcune riuscite figure secondarie, è capace di catturare anche un più ampio range di spettatori.

7

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