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Tune in for love, la recensione del film originale Netflix

Nell'ultimo film dell'acclamato regista coreano Jung Ji-woo, la love story tra due giovani deve affrontare mille insidie con lo scorrere degli anni.

recensione Tune in for love, la recensione del film originale Netflix
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Amori che si rincorrono senza fine, in attesa del momento liberatorio nel quale deflagrare le emozioni da tempo sopite. Cinema e letteratura hanno raccontato, e continuano a farlo, storie romantiche che aiutano il pubblico a sognare e a soffrire insieme ai protagonisti, scadendo a volte nei canoni della retorica e in facilonerie a prova di un pubblico di bocca buona, o trovando in altre occasioni l'ideale bandolo della matassa per narrare qualcosa di veramente fresco e originale in grado di coinvolgere pienamente all'interno della storia.
Questa premessa è dovuta al fatto che Tune in for love, ultimo film dell'acclamato regista sudcoreano Jung Ji-woo ora disponibile in esclusiva per il mercato occidentale nel catalogo di Netflix, ha molto in comune sia con opere di autori sopraffini che di scrittori cult: i due nomi in questione che tornano alla mente per la finezza di atmosfere e di gestione del rapporto sentimentale sono rispettivamente Makoto Shinkai, maestro dell'animazione nipponica autore del successo Your Name. (2016), e Haruki Murakami, autore anch'esso giapponese seguitissimo in tutto il mondo.
Pur con i dovuti distinguo e differenze, per alcuni sviluppi d'intreccio e per la sensibilità nella progressione della love story, emergono influenze sia dal toccante anime 5 cm al secondo (2007) che dal seminale romanzo 1Q84. E anche se non ci sono "little people" guastafeste e treni che arrivano in ritardo, la passione crescente tra i due protagonisti sembra fatalmente ostacolata dal destino in ogni passo nel corso del lungo arco temporale della pellicola.

Pellicola che ha inizio il 1 ottobre del 1994, quando il giovane Hyun-woo, appena uscito dal carcere minorile, trova lavoro in una panificio di periferia. Nella bottega lavora la coetanea Mi-soo e, nonostante le rispettive timidezze, tra i due scatta subito la scintilla, anche se entrambi sono troppo schivi per dichiararsi l'un l'altro.
Quando il ragazzo qualche settimana dopo torna a frequentare le brutte compagnie di un tempo, i due si perdono di vista salvo incontrarsi nuovamente qualche anno dopo; il loro amore, ora chiaramente e reciprocamente espresso, deve però ancora aspettare, visto che Hyun-woo il giorno seguente partirà per la leva militare obbligatoria. Sarà solo l'inizio di una lunga serie di imprevisti coi quali la coppia dovrà fare i conti per poter raggiungere la felicità insieme.

All you need is love

Jung Ji-woo in carriera ha fatto certamente di meglio, citiamo ad esempio lo straziante Happy End (1999) e il mystery-thriller Moss (2010) - entrambi recensiti su queste pagine, ma Tune in for love è, pur lontano dalla perfezione, un film di una dolcezza accogliente e struggente, capace di suscitare emozioni con semplicità e di gestire magistralmente le performance dei due intensi protagonisti. La sceneggiatura contiene effettivamente qualche forzatura, con un paio di passaggi eccessivamente "tirati" per far deragliare l'insieme su note melò più marcate, ma nella corsa finale, accompagnata dalle note di Fix you dei Coldplay, sfidiamo chiunque a non slanciarsi emotivamente sul destino della coppia.

Il periodo temporale, che passa dalla metà degli anni '90 a quella del successivo decennio, ha come sfondo la crisi economica che ha colpito il Paese asiatico, fattore non di poco conto anche per certe scelte lavorative, determinanti ai fini degli eventi, prese dai personaggi.
L'unica nota stonata nella scelta di un arco così lungo risiede nella totale assenza di invecchiamento da parte dei due innamorati, con Hyun-woo che appare addirittura più giovane nelle fasi conclusive rispetto a quelle del prologo, elemento che toglie parziale verosimiglianza a un film che punta tutte le sue carte proprio sull'attinenza alla realtà.
L'intimità e l'alchimia creata tra gli attori, Jung Hae-in e la bella Kim Go-eun, fatta di gesti e sguardi, è merce rara nel panorama odierno, tale da sembrare vera e non fittizia. Tra lacrime e risate le due ore di visione (a cui forse avrebbe giovato una sforbiciata di qualche minuto) coinvolgono a dovere, trattando anche tematiche complesse come il superamento del senso di colpa e la necessità della fiducia reciproca in un rapporto, per un'operazione da non etichettare come semplice love story adolescenziale ma aperta a più ampie sfumature.

Tune in for love Le grandi storie d'amore spesso non hanno vita semplice, al cinema più che mai. E in Tune in for love la love-story tra i due giovani protagonisti ne deve affrontare di ostacoli per conquistare un potenziale, agognato, lieto fine. Il destino e le scelte sbagliate di entrambi sembrano infatti accanirsi contro di loro nel corso del decennio in cui hanno luogo gli eventi. Il regista Jung Ji-woo riesce a smussare i tratti di una sceneggiatura spesso ridondante grazie a una sensibilità di sguardo nel mettere in scena la relazione tra gli innamorati, anime gemelle alle prese con un mondo che non perdona, e trova ideale collaborazione da parte delle magnifiche interpretazioni di Jung Hae-in e Kim Go-eun, che danno vita a due figure credibili e con le quali entrare in profonda comunione empatica, pur al netto di qualche forzatura parzialmente evitabile. Nell'intenso finale ci si ritrova così a tifare affinché quella folle corsa raggiunga il più giusto traguardo, in grado di farci sognare ancora una volta.

6.5

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