Recensione Tu, io e Dupree

Chi trova un Dupree trova un tesoro

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Il mito di Peter Pan

“In ognuno di noi albergano due se stessi distinti”, diceva Giovanni Pascoli. Un "se stesso" oggetto osservato, mutevole, dinamico, allineato con la realtà e frutto dell’adattamento all’ambiente circostante (per questo anche corrotto), e un "se stesso" soggetto osservante, immutevole, costante e primordiale, tanto da venire battezzato dallo scrittore “fanciullino”, per la purezza che lo distingueva.

In un’epoca di grandi cambiamenti quale era la sua, di frammentazione, egli sosteneva che tale fanciullino potesse essere la via di salvezza e di unione dell’umanità, in quanto punto fisso e comune a tutti gli esseri umani. Ecco, Dupree non sarà esattamente il salvatore dell’umanità, ma in quanto a purezza, non è secondo a nessuno.

Lui, lei, Dupree

Carl e Dupree, i due protagonisti, rappresentano le classiche due facce della stessa medaglia, o, se vogliamo rimetterci alla premessa, i due se stessi insiti in ognuno di noi. Ma passiamo subito alle considerazioni dolenti: You, Me and Dupree (titolo originale dell’opera, sicuramente più eufonico della sua traduzione) non brilla certo per la sua originalità. Storia trita, di una coppietta appena sposata che si trova a dover affrontare i “tipici” - per un film - problemi da neoconiugi che smarriscono "la retta via", con personaggi ben più che abusati, lei moglie perfettina e comprensiva, lui preso solo dall’ossessione del lavoro e del successo, e il padre di lei, che tenterà con ogni mezzo, lecito e illecito, di destabilizzare lui, al solo scopo di liberare la figlia da qualcuno che a suo giudizio non la merita. E Dupree. Perché se è vero anche questo personaggio non sfugge ai classici clichè del genere, è anche vero che la ottima interpretazione di Owen Wilson riesce a dare lustro e (in)credibilità a una commedia che di suo di originale ha da dire ben poco.

Tutto inizia con il matrimonio di lui, Carl Peterson (Matt Dillon), con lei, Molly Thompson (Kate Hudson). Alla cerimonia saranno presenti il padre di lei, Mr Thompson (Micheal Douglas), nonché tutti i migliori amici, tra cui Dupree. Destino vuole che Dupree non sia esattamente un campione di affidabilità, e proprio per via delle ferie prese per assistere alle nozze dell’amico, si ritrova senza una casa e senza un lavoro. Punto dal senso di responsabilità nei suoi confronti, Carl chiede e ottiene dalla moglie di ospitarlo. Fanno seguito tutta una serie di gag, molte delle quali davvero poco riuscite, che porteranno da un lato Carl a sopportare sempre meno Dupree, sino a far vacillare la sua fiducia in lui (complice anche lo stress procuratogli da un suocero ostile e subdolo), dall’altro a mettere in luce Dupree stesso, che dopo aver combinato tutta una serie di guai, tenterà di tutto per redimersi, sino alla sua missione finale: far riappacificare le due dolci metà.

Se non ci fosse Dupree

Come già detto, il film non brilla certo per la freschezza o l’originalità degli eventi, che oltretutto non sembrano succedersi in maniera del tutto naturale. Il piattume reso dall’interpretazione della Hudson poi non aiuta certo un’opera che per reggersi ha bisogno soprattutto del contributo dei suoi attori. Douglas ci mette del suo, complice anche il ruolo tutto sommato congeniale alle sue doti, Dillon si mantiene su livelli decenti (anche se lontani eoni da quelli visti in Crash), appesantito da una personaggio visto e stravisto. Ci deve pensare anche stavolta Dupree, a salvare baracca e burattini: Wilson riesce a mettere in scena quell’espressione da eterno bambino, unita ad un modo di fare ingenuo (in qualche caso forse anche troppo) che conferiranno a Dupree un’aura particolare, rendendolo gradevole e sdolcinato, un mix sicuramente più che apprezzabile. La parte poi segue abbastanza coerentemente il filone da lui solitamente interpretato, così da permettergli un approccio sicuro e collaudato. Non sarà questo film a consacrarlo nell’olimpo degli attori, ma di certo mostra il suo talento e il suo potenziale, in un ruolo sensibilmente più serio (ma ancora da sottolineare, comunque in linea) rispetto a quelli in cui siamo soliti vederlo.

Tu, io e Dupree You, Me and Dupree non ha certo l’ambizione nè le carte in regola per ritagliarsi un posto d’onore tra le commedie di Hollywood. Un film che nasce semplice, e che semplice vuole rimanere, con una storia e dei personaggi che non fanno certo la gioia dello spettatore, anche di quello meno esigente. Unica nota positiva, un Wilson arrembante che regalerà qualche sorriso e qualche risata tra uno sbadiglio e l’altro.

6

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