Trolls: World Tour, la recensione del nuovo film d'animazione Dreamworks

Poppy e Brench alla scoperta dei generi musicali in una seconda avventura colorata, psichedelica e trascinante sulle differenze che ci rendono umani.

Trolls: World Tour, la recensione del nuovo film d'animazione Dreamworks
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Dopo aver svelato il segreto della felicità nel primo Trolls, rivelando il proprio amore reciproco, l'ormai Regina Poppy e il suo "migliore amico" Branch vivono in pace, musica e felicità tra loro e con i Bergen, mutati nel profondo. La rosa e sfavillante Poppy desidera soltanto essere un'ispirazione per i suoi amici, mentre Branch vorrebbe uscire dalla friend zone e rivelare il suo vero amore - quello di coccole e passione - alla regina dei Troll.
Termine in verità fin troppo generico, dato che proprio all'inizio ci viene rivelato che il mondo d'azione dei nostri piccoli e scalmanati eroi è molto, molto più grande e variegato. I Pop Troll (così si chiamano) rappresentano una piccola parte di un totale che in passato viveva in armonia, costretto però a separarsi a causa delle "divergenze delle rispettive musiche", dal Funk alla Techno, dalla Classica alla Country e fino al chiassoso ed energico Rock.

Data l'impossibilità di convivere uno a fianco all'altro, gli Anziani Troll decisero di separare le Stringhe Musicali e dividersi, occupando ognuno una zona specifica del mondo senza avere più contatti gli uni con gli altri, godendosi ognuno il proprio genere.
La salita al trono della Regina Barb dei Rock Troll le permette però di mettere in atto il suo World Tour, un piano diabolico per unificare nuovamente tutti i troll sotto la potenza del Rock, a detta sua l'unico sound meritevole di esistere. E con i regni limitrofi sotto attacco e la musica in subbuglio, toccherà nuovamente a Poppy e Branch salvare il mondo per difendere questa volta il diritto di essere se stessi.

Le differenze contano

Non fatevi ingannare dall'aspetto apparentemente infantile di Trolls: World Tour, perché la sua maturità è rintracciabile nell'anima del film. Per quanto godibile, il primo lungometraggio soffriva di una certa ripetitività di fondo, rintracciando alla fine l'embrione della felicità nel cuore di ognuno di noi, pronto a fiorire solo se nutrito con giusti sentimenti o dalla giusta persona. Un messaggio importante contro ogni forma di oggettificazione del proprio benessere, condito da pressanti ritornelli pop, vera chiave di lettura del movimento e dell'azione nel titolo ideato da Mike Mitchell e Walt Dohrn.
In World Tour si va invece oltre e si ampliano musiche e concetti, che procedono di pari passo con un'animazione straordinaria, visivamente ricercata. Il più grande valore del sequel diretto in solitaria da Dohrn risiede proprio nel vivace, eccentrico e psichedelico comparto animato, che gioca anche con meme e non sense dando ampio margine alla creatività scenica, in un melting pot di idee allegramente infantili che funzionano su tutta la linea.
Si avverte il gusto per l'esagerazione, uno sfavillante e glitterato divertimento pensato soprattutto per i più piccoli, così da guidarli in un immaginifico carrozzone cinematografico di colori, ritmo e buoni sentimenti.

C'è comunque spazio per i più grandi, dato che il messaggio palesemente pedagogico inserito all'intero della grande allegoria dei generi musicali è talmente puro e cristallino da attecchire anche nella sfera morale di un adulto.
Tra un Rock You Like a Hurricane degli Scorpions, un Girls Just Wanna Have Fun di Cyndi Lauper e tantissimi altri brani che questa volta spaziano (alcuni parodiati) tra funky, classica, k-pop e anche raggaeton, coprendo un più ampio spettro delle forme melodiche esistenti, la missione di Poppy e Branch si intreccia con quella di Barb, creando contrasto.

Certo, si affronta tutto con una certa superficialità narrativa di fondo, dato il target principale, eppure molti passaggi della frettolosa trama riescono a creare una bolla d'attenzione e sincero interesse attorno allo spettatore, che mai esplode e anzi li accoglie come uno spazio sereno dove passare un'ora e venti di auto-isolamento obbligato.

Trolls: World Tour è un titolo leggero e dai tratti animati psichedelici e sofisticati che parla della libertà di essere chi si vuole e in armonia con gli altri.

Va persino oltre, sottolineando la grande centralità delle differenze che ci rendono chi siamo, quelle che contano davvero. Sa essere profondo e gioioso senza mai superare le proprie intenzioni e capacità produttive con delle ambizioni smisurate, senza imitare nessuno, al massimo ripetendo qualche concetto già snocciolato in precedenza. Va contro ogni tribalismo e circumnaviga con bambinesca delicatezza diverse tematiche di grande significato, sottolineando la rilevanza di sentirsi sè stessi in mezzo agli altri, un unicum di personalità diverse che insieme formano qualcosa di più grande e migliore. Un popolo.

Trolls World Tour Trolls: World Tour si rivela un sequel discretamente riuscito. Ricco di un comparto animato straordinario e ricercato, che gioca con la vivacità dei colori e il potere immaginifico dell'universo che racconta, il film è una psichedelica avventura alla scoperta delle differenze che rendono vario e meraviglioso il mondo. Lo fa con una gioia e una spensieratezza bambinesche, che all'apparenza possono sembrare infantili e che nascondono nel profondo un messaggio pedagogico in realtà utile anche ai più grandi. Non solo è una gioia per gli occhi, un'esplosione di esuberanza e glitter in piena faccia, ma sa anche arrivare alle corde nascoste del cuore dello spettatore, armonizzandone il suono. Pecca soprattutto nella velocità e superficialità della narrazione e in dei personaggi la cui caratterizzazione risulta più macchiettistica che riuscita (la maggior parte, a dire il vero), eppure diverte, intrattene e - se avete la lacrima facile - potrebbe persino commuovere.

7

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