Triple Threat, la recensione dell'action con Tony Jaa su Prime Video

Triple Threat mette insieme un cast popolato da star del filone e si rivela un solido e avvincente intrattenimento a tema.

recensione Triple Threat, la recensione dell'action con Tony Jaa su Prime Video
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Un team di mercenari, guidato dal losco Deveraux, sta prendendo parte a una missione per liberare dei prigionieri da una zona della giungla thailandese e durante il conflitto a fuoco con gli abitanti del piccolo villaggio la moglie di Jaka, indonesiano di origini, rimane uccisa. Lo scopo del gruppo di soldati è quello di portare in salvo il loro leader, il crudele terrorista Collins, ma non tutti gli elementi della squadra ne sono al corrente: il thailandese Payu e il cinese Long Fei infatti sono stati ingannati, e dopo aver scoperto le reali intenzioni di chi li ha assoldati si sono trovati a fuggire dai loro ormai ex compagni. Jaka è ora in cerca di vendetta per la morte dell'amata e ottiene proprio l'aiuto dei due "rinnegati".

Azione allo stato puro

Un vero e proprio sogno a occhi aperti per tutti gli amanti del cinema d'azione moderno, capace di riunire in un colpo solo alcune delle star più note del filone, sia occidentali che orientali. Da poco disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, Triple Threat partiva con le migliori premesse e seppur non le rispetti completamente nei 90 minuti di visione offre un tosto ed efficace intrattenimento a tema.
Il limite maggiore è dovuto a una narrazione eccessivamente lineare e forzata, dove tutto accade esclusivamente per lasciare spazio alle esaltanti coreografie marziali, vero e proprio cuore portante dell'insieme.
Un difetto quindi veniale e perdonabile ma con una sceneggiatura ulteriormente curata ci saremmo trovati probabilmente a un nuovo instant cult del filone.
Da un inizio che riporta alla mente la giungla belligerante di Operation Mekong (2016) di Dante Lam alle sequenze in ambito cittadino che potrebbero aver ispirato le omologhe dinamiche del più recente Tyler Rake (2020), il film sfrutta al meglio la logistica delle ambientazioni, dando via ad avvincenti scorribande action sia in interni che in esterni.

Tre contro tutti

Se le sequenze con armi da fuoco sono le più prevedibili dal punto di vista stilistico, quando il gioco si fa duro e i combattimenti a mani nude prendono il sopravvento l'apoteosi è garantita, anche e soprattutto grazie alle abilità fisiche e atletiche del succitato cast all-star.
Nella parte dei Triple Threat del titolo troviamo interpreti esclusivamente con gli occhi a mandorla, ossia il Tony Jaa di Ong-Bak, l'Iko Uwais di The Raid e il meno conosciuto Tiger Chen - già protagonista dell'esordio alla regia di Keanu Reeves Man of Tai Chi (2013) - mentre a vestire la parte dei cattivi ci sono tra gli altri Michael Jai White e uno Scott Adkins in gran forma.
Fra le comparsate in ruoli minori segnaliamo la purtroppo breve, ma comunque godibile, apparizione di JeeJa Yanin, la ragazza prodigio del cult Chocolate (2008).
Tra rese dei conti infinite, doppi giochi e inseguimenti, il film asseconda il pubblico di riferimento con una gradevole autoironia che fa capolino qua e là e con situazioni che riportano a un immaginario tipico del genere, affidando proprio agli stereotipi il compito di restituire quel senso di gradevole familiarità che rende l'ora e mezza coinvolgente e rassicurante al contempo.

Triple Threat Tony Jaa, Iko Uwais e Scott Adkins. E se ancora non bastasse ecco Tiger Chen, Michael Jai White e la fu enfant prodige JeeJa Yanin, per un film che ha riunito alcune delle più popolari star action di due continenti all'insegna del puro intrattenimento di genere. Pur dovendo fare i conti con uno script lacunoso, che ne penalizza il giudizio complessivo, Triple Threat è un titolo assolutamente consigliato agli appassionati del filone per via di combattimenti spettacolari e ottimamente coreografati dove il folto cast offre il meglio del proprio repertorio, tra scontri due contro uno, furenti sparatorie, rocamboleschi inseguimenti e catartiche rese dei conti che ripercorrono i passaggi chiave del genere senza il timore di scadere nel già visto. Il regista Jesse V. Johnson, che porta avanti una parallela carriera da stuntman, sa cosa chiedere ai suoi attori/colleghi e il risultato, anche se narrativamente imperfetto, è più che soddisfacente.

6.5

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