Venezia 70

Recensione Tres bodas de mas

Tre matrimoni e... una Bridget Jones spagnola!

Recensione Tres bodas de mas
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«Quando ho letto la sceneggiatura di Tres bodas de mas, mi sono perdutamente innamorato della protagonista. Una trentenne imbranata che si ubriaca dopo un paio di drink, che è capace il mattino seguente di dimenticarsi il nome dell´uomo che le dorme accanto, una a cui vengono le vertigini se si fa una canna di troppo... insomma, la ragazza perfetta. E poi se dovesse andare ai matrimoni di tutti i suoi ex fidanzati per dimostrare a se stessa che non è una single inacidita, allora avremmo degli ingredienti fantastici per una commedia davvero divertente».
Parola del cineasta spagnolo Javier Ruiz Caldera, qui alla sua terza prova registica dopo Spanish Movie e Ghost Graduation,
La storia alla base di questo film, infatti, riguarda proprio “Tre matrimoni di troppo” e il rapporto, bizzarro e caotico, che la protagonista Ruth (una bella e in parte Inma Cuesta) ha con i ricevimenti di nozze e, più in generale, con i rapporti sentimentali. Durante un pranzo di nozze, Ruth viene infatti mollata dal suo fidanzato e, non molto tempo dopo, viene invitata ai matrimoni di tre suoi ex, a cui decide ingenuamente di partecipare per dimostrare a se stessa e al mondo che ha più grinta di quanta non dimostri, fuori e dentro il laboratorio di ricerche biologiche nel quale lavora.

Tre matrimoni e... una Bridget Jones iberica

Ad accompagnarla durante gli sposalizi ci sarà il giovane e simpatico stagista Dani (Martín Rivas): tra figure barbine e involontarie gag, la ragazza avrà modo di conoscere l'affascinante chirurgo Jonás (Quim Gutiérrez), col quale intratterrà una burrascosa relazione dai risvolti inaspettati...

C'è chi l'ha definito un Bridget Jones in salsa iberica, probabilmente a ragione: diversi, difatti, i punti in comune tra la Bridget portata due volte sullo schermo cinematografico da Renée Zellweger e il personaggio interpretato dalla Cuesta, anche se Ruth risulta leggermente più simpatica e, soprattutto, il soggetto è simile ma cambia il tipo di umorismo, decisamente meno british nella pellicola di Caldera. Al quale va riconosciuto un certo coraggio nel proporre soluzioni decisamente poco politically correct e, dunque, “diversamente” gustose, anche se il tutto viene rovinato, alla fine, da uno humour fin troppo banale nell'utilizzo reiterato di scatologia varia a livello dei Cinepanettoni “di una volta”, finendo per chiedersi perché non ci si sia soffermati maggiormente, in fase di scrittura, nel realizzare gag comunque divertenti ma più sagaci di quelle che sarebbero ormai vecchie anche in un avanspettacolo televisivo di seconda serata.

Tres bodas de mas Divertente e ben inscenata, la commedia di Javier Ruiz Caldera da un lato appaga ma dall'altro infastidisce per un banalissimo utilizzo degli strumenti base della commedia, regalando risate a basso costo a suon di bizzarre metafore sessuali e gag “corporali”. Lo spettacolo, per i meno puritani, è comunque gradevole, ma con uno studio più attento delle gag si sarebbero potuti sfruttare al meglio mezzi e interpreti, che certamente non sono da buttar via.

6

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