Tremors: A Cold Day in Hell, la recensione del nuovo capitolo della saga

Burt Gummer e suo figlio Travis Welker devono tornare in azione per affrontare dei Graboid avvistati in territorio artico.

recensione Tremors: A Cold Day in Hell, la recensione del nuovo capitolo della saga
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Nella provincia canadese del Nunavut, in pieno territorio artico, una spedizione scientifica internazionale viene attaccata da un Graboid e tre membri del team perdono la vita tra le fauci del gigantesco verme sotterraneo. La dottoressa Rita Sims, a capo delle ricerche in loco, decide di contattare Burt Gummer, il più famoso cacciatore vivente di queste mostruose creature, e suo figlio Travis Welker affinché giungano in loro soccorso. I due uomini, nel frattempo oppressi dai debiti del fisco americano, accettano e si recano sul posto per investigare, convinti che i Graboid non possano vivere in aree così fredde. I cambiamenti climatici hanno però provocato un'anomala ondata di calore in quelle zone solitamente ghiacciate, tanto che anche la neve si è completamente sciolta. In Tremors: A cold day in hell Burt e Travis si troveranno ad affrontare così ancora una volta le loro antiche nemesi, ma la presenza nelle vicinanze di una misteriosa base segreta li porta a credere che il governo abbia uno zampino nell'attuale situazione.

Chi non muore si rivede

A tre primavere dall'ultimo capitolo, Tremors 5: Bloodlines (2015), la saga inaugurata dal leggendario capostipite all'inizio degli anni '90 si arricchisce di un nuovo tassello, anche in questo caso realizzato direttamente per il mercato domestico. Squadra che vince non si cambia ed ecco così tornare Michael Gross, interprete chiave di tutti gli episodi, e Jamie Kennedy, già comparso nel precedente, ad interpretare il figlio di Burt Gummer. Allo stesso modo le riprese sono state effettuate interamente di nuovo in Sud Africa, e questo spiega l'exploit narrativo dell'innalzamento delle temperature (lo stesso prologo innevato è stato realizzato con l'ausilio di efficaci processi video) nel territorio artico. La formula è rimasta invariata e con l'ausilio di gustosi effetti speciali ha di nuovo luogo la lotta tra i Nostri e le mostruose creature, comprendenti sia i Gabroid nella loro forma originaria che gli Ass Blaster, la loro versione alata, che trova una discreta varietà di situazioni nella gestione delle numerose armi e trappole messe in atto dai personaggi per affrontare avversari di così gargantuesche proporzioni. Dove Tremors: A cold day in hell (distribuito in home video da Universal) funziona maggiormente è però nella frizzante ironia militaresca messa in campo da Burt, citante a più riprese modi e battute del mitico Sergente Hartman, al centro di irresistibili siparietti coi suoi compagni di battaglia. Tra derive cospirazioniste, citazioni al film "in cui tutto ebbe inizio", inaspettate perdite e un finale dal sapore piacevolmente classico che lascia aperte le porte a ulteriori seguiti, i novanta e rotti minuti di visione intrattengono con un'ingenua quanto genuina semplicità di genere che farà la felicità degli amanti del franchise.

Tremors: A Cold Day in Hell Burt Gummer e i Gabroid arrivano al sesto episodio della loro eterna sfida con grinta e frizzantezza, dando vita a cento minuti di visione caratterizzati da una pimpante (auto)ironia e da convincenti effetti speciali. La trama è basilare ma il buon numero di personaggi principali e secondari garantisce a Tremors: A cold day in hell una certa varietà di umori e situazioni, tra esilaranti siparietti di deriva militaresca e un'azione di genere diretta e senza fronzoli.

6

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