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Il Trattamento Reale Recensione: un film Netflix prevedibile e superficiale

La commedia romantica che sta scalando la classifica Netflix ha molti problemi. Cosa non funziona ne Il Trattamento Reale?

Il Trattamento Reale Recensione: un film Netflix prevedibile e superficiale
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È tutto così colorato, tutto così buonista, tutto così esacerbato, tutto così "troppo" in Il Trattamento Reale da rasentare il melenso estremo. La visione del titolo disponibile tra i film Netflix di gennaio 2022 è come un rush cutaneo che si estende per le zone più sensibili del nostro corpo. Ti assale, lasciandoti un prurito incapace di scomparire. La sottostruttura di matrice fiabesca prende in prestito la calce e i mattoni dal mondo di Disney Channel (la stessa attrice protagonista, Laura Marano, era una celebrità del canale grazie a un programma come Austin & Ally) per costruire su Netflix una fortezza solo all'apparenza distante da case e dimore già visitate, ma all'interno abitate da corridoi, stanze e sgabuzzini già attraversati dall'occhio spettatoriale al cinema.

Il Trattamento Reale è un universo costruito sulla prevedibilità. Nel seguire senza impegno la storia di Izzy, una parrucchiera newyorkese che, in cambio di una cospicua cifra, deve fare l'acconciatura a Thomas, rampollo reale che sta per sposarsi, lo spettatore anticipa le mosse successive nello scarto di un raccordo. L'unica soddisfazione che può pertanto derivare da tale visione è quella di vedere realizzatosi quanto immaginato dal pubblico nel corso delle varie scene, fino al prevedibile finale. Non c'è immersione, non sussiste alcun coinvolgimento emotivo, non c'è nessuna mano pronta a prenderti e condurti in un mondo capace di stimolare il pensiero e far sobbalzare il cuore. Non c'è nessun trattamento reale per lo spettatore, solo un passaggio veloce e dimenticabile.

Denunce sociali dal debole impatto

Forse, l'anello debole di una catena che si riprometteva di adornare di prestigio e bellezza la visione di tale opera agli occhi del proprio pubblico non sta in una regia canonica, perfettamente rispondente al tipo di storia narrata, e nemmeno nella performance esacerbata e del tutto over-acting degli attori comprimari.

Il problema de Il Trattamento Reale sta nel voler denunciare diseguaglianze e pregiudizi di carattere sociale con mezzi, sviluppi narrativi e messe in scena totalmente stereotipate e pronte a scadere nel deja-vu. La parte povera della città, presentata al principe come una zona malfamata e per questo pericolosa, quando invece vive di allegria e spensieratezza, è una scelta di rappresentazione che sicuramente nasce dai migliori degli intenti. Eppure, questa necessità di rivalutare e scalfire quella patina di paura e pregiudizio che riveste le fasce meno abbienti della società finisce per soffocare di retorica e buonismo ogni tentativo di riqualificazione e movimento d'animo. Al posto di far pensare, riflettere, rende inverosimile e falso il messaggio che vuole promulgare. I passi di danza, gli abbracci, i sorrisi, sono copie perfette di mille altre fotocopie cinematografiche. Se davvero si vuole lasciare un segno profondo negli spettatori di oggi, che tutto hanno visto e tutto hanno assimilato, non ci si può limitare allora a ricopiare pedissequamente quanto già scritto e detto in precedenza. Bisogna trovare un linguaggio nuovo, d'impatto, reale e realistico.

Parlare alle nuove generazioni

"Sei tu il tuo cambiamento". Quante volte questa frase motivazionale ha attraversato il nostro apparato uditivo per incastrarsi negli inframezzi della nostra mente? Se vogliamo una cosa allora dobbiamo prendercela. Se vogliamo cambiare, allora dobbiamo essere noi stessi quel cambiamento.

Sono affermazioni, queste, costruite nella loro forma per essere lanciate al fine di colpire l'animo di intere generazioni prese alla sprovvista, perse, impaurite da un futuro che non vedono perché rivestito da una coltre di nebbia alzatasi dal passaggio di una generazione precedente che ha corso trascinandosi tutto dietro e lasciandoci poco davanti. Quelle affermazioni hanno pertanto perso la loro forza motivazionale riducendosi a semplici frasi fatte; un copione letto a menadito e ad libitum, da attori sul palcoscenico della vita indirizzati a un pubblico passivo, seduto e imbavagliato, impossibilitato a parlare, agire, alzarsi. Sentire pertanto messaggi così tanto, troppo sentiti, e ormai incapaci di innestare un senso di determinazione e coraggio in una generazione come quella dei Millennials, o di quella "Z", da parte di un film rivolto proprio a quel target, non fa altro che indebolire la portata sentimentale e il legame affettivo che poteva e doveva stabilirsi tra lo spettatore e il suo riflesso cinematografico.

Isabelle è un personaggio solare, ottimista, caparbio, una luce che brilla nella notte, ma tutto ciò che le accade nel corso della pellicola vive troppo tra i lasciti di un retaggio fiabesco che la allontana dai propri spettatori, cresciuti loro stessi - e per questo assuefatti - con le favole Disney ma adesso alla ricerca di una spinta che li lanci con forza nel mondo reale. Una forza che il film diretto da Rick Jacobson non possiede.

Un castello sull'orlo del collasso

Colori, luci di una fotografia che tutto illumina senza che nulla venga avvolto da un manto d'ombra; una regia che pone i propri personaggi al centro dell'opera, perché niente e nessuno deve distrarre il proprio spettatore dalla visione delle loro avventure: Il Trattamento Reale non ha la presunzione di presentarsi come opera d'autore, e tutto nella sua traduzione e rappresentazione filmica risponde con precisione a tale programmaticità.

L'intento principale del film è dunque quello di divertire, intrattenere lo spettatore, azzardando a toccare argomentazioni seriose e di matrice sociale che finiscono per trascinarlo nel campo della retorica e della mancata soddisfazione. Non convince del tutto Il Trattamento Reale, e per quanto la sua protagonista Laura Marano tenti di costruire un ponte tra il suo mondo e quello del proprio pubblico, tutto attorno a lei implode, facendo cadere pezzo dopo pezzo un universo che di reale ha solo il titolo. E di certo non basta il sorriso smagliante di Mena Massaoud (l'Aladdin di Guy Ritchie) a sostenere un mondo sull'orlo del collasso. C'era bisogno di più piglio creativo, di performance meno superficiali e più introspettive, di meno gestualità e più espressività.

A farsi miccia esplosiva capace di far deflagrare il mondo costruito da Jacobson, è una stereotipizzazione degli italo-americani, con le nonne che parlano il dialetto e le nipoti che per portare un po' di allegria cucinano pasta col pomodoro. Come se non fosse bastata la riscrittura del delitto Gucci raccontata nella nostra recensione di House of Gucci, con i suoi stereotipi e pregiudizi. Peccato, perché Il Trattamento Reale poteva essere uno sguardo interessante sull'universo giovanile e un modo inedito di raccontare le sue difficoltà. Ciò che ha lasciato è, invece, solo un povero spettacolo di un'ora e mezza.

Il trattamento reale A volte "commedia sentimentale" non deve per forza fare rima con "prevedibilità e superficialità". Il Trattamento Reale disponibile su Netflix vive di stereotipi e frasi fatte che ne depotenziano la buona riuscita, lasciando tra le mani un cumulo di sabbia pronta a disperdersi trascinata dal vento. Una vera e propria occasione sprecata.

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