Recensione Transit

Jim Caviezel è un padre che deve difendere la famiglia dall'assalto di quattro rapinatori alla ricerca di un milione di dollari in Transit, action-thriller diretto nel 2012 dal colombiano Antonio Negret.

recensione Transit
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Quattro criminali (il leader Marik, la di lui fidanzata Arielle, l'afroamericano Losasa e il guidatore Evers) assaltano un furgone portavalori, rubando un milione di dollari e uccidendo i due agenti di sicurezza. Braccati dalla polizia, che ha organizzato numerosi posti di blocco per incastrarli, i malviventi decidono di nascondere la refurtiva nel portabagagli dell'auto di una tranquilla famigliola che si stava recando in campeggio. Nathan, il capofamiglia uscito da poco di galera dopo aver scontato una condanna per frode fiscale, non si accorge di nulla finché, dopo aver passato il posto di blocco, si ritrova alle calcagna i quattro rapinatori, decisi a rimettere le mani sul bottino. Da lì in poi comincerà un frenetico gioco del gatto col topo finché Nathan, accortosi del reale motivo per il quale Marik e i suoi complici sono a loro con il fiato sul collo, dovrà lottare con tutte le sue forze per salvare la moglie e i figli.

Faster

Sin dal filone grindhouse/exploitation, passando per il mitico Duel (1971) di Steven Spielberg e via discorrendo, gli inseguimenti automobilistici hanno segnato la storia del cinema di genere. A dire la sua nell'ambito ci prova nel 2012 anche il regista colombiano Antonio Negret, al suo secondo film americano dopo l'inedito Seconds apart (2011). Transit si inserisce quindi sulla scia di titoli più o meno di culto come The Hitcher (1986), Radio Killer (2001) e Breakdown - La trappola (1997), cercando di variare in parte la narrazione con un espediente sicuramente originale ma che appare poco verosimile, quello di far nascondere al gruppo di villain l'ingente somma appena rubata in una macchina di perfetti sconosciuti. Se la credibilità non è quindi il punto di forza dell'operazione, lo stesso si può dire per lo svolgimento monotematico della prima parte, con qualche sporadico ma avvincente inseguimento a donare un pizzico di adrenalina al sin lì troppo anonimo contesto. Ma la vera escalation tensiva esplode nell'ultima mezzora, con l'ambientazione paludosa a porsi come esemplare sfondo della resa dei conti, violenta e adrenalinica quanto basta per non far rimpiangere del tutto il tempo speso per la visione. Il regista dimostra un certo stile, con sequenze di stampo vagamente action realizzate con efficacia e con una serrata dinamicità, pur affidandosi anche in questo caso a risvolti improbabili (la moglie e i figli che danno filo da torcere agli spietati criminali sembrano memori del mondo b-movie, così come le forzate liti tra i ladri stessi). Il cast, che vede protagonista un Jim Caviezel attorialmente in caduta libera da anni, non aggiunge inoltre la giusta dose di personalità a figure già di per sé troppo stereotipate.

Transit Non tutto è da buttare, e la mezzora finale dimostra un solido mestiere di genere da parte del regista colombiano Antonio Negret, ma Transit è un film narrativamente debole e prevedibile che si appoggia per buona parte della sua narrazione su una fastidiosa monotonia e su situazioni spesso paradossali che tolgono qualsiasi barlume di verosimiglianza alla vicenda. Le componenti action-thriller esplodono così soltanto nell'ultima parte, lasciando agli ottanta minuti e rotti di visione un sapore leggermente meno amaro, e le anonime interpretazioni del mal assortito cast negano la corretta dose di empatia coi protagonisti.

5

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