Transformers 2: La vendetta del caduto, la recensione del film firmato Michael Bay

I robot trasformabili di Michael Bay raddoppiano lo spettacolo ma non il divertimento: la recensione di Transformers 2 La vendetta del caduto.

recensione Transformers 2: La vendetta del caduto, la recensione del film firmato Michael Bay
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Tutti coloro che adesso sono sulla trentina non dimenticheranno mai quei lunghi pomeriggi degli anni '80 passati davanti alla tv, a 'vivere' le prodigiose avventure di tutta una sequela di robottoni nipponici tanto forti quanto carismatici: dai classici di Go Nagai (Mazinger, Goldrake, Jeeg) agli innumerevoli successi Sunrise e Tatsunoko (Daitarn III, Macross, etc.).
Il notevole successo di queste serie, sia in Oriente che in Occidente, fece la fortuna delle major del giocattolo che ne producevano e distribuivano i modellini.
Nel 1984, la ditta americana Hasbro, già distributrice sul mercato americano dei prodotti della giapponese Takara (responsabile della realizzazione di molte delle riproduzioni degli ormai universalmente idolatrati robot televisivi) prende accordi con essa per la realizzazione di una nuova serie di action figures, che prendesse le mosse da preesistenti linee come i Microman e i Diaclone.
Il contratto prevedeva la realizzazione di un gran numero di modelli, rappresentanti mezzi meccanici come automobili o aerei, in grado di trasformarsi autonomamente in configurazioni antropomorfe, senza bisogno di 'scomodi' piloti.
Per spingere al massimo il prodotto, le due ditte realizzarono una prima serie animata (di produzione giapponese, a tutt'oggi conosciuta come 'Generation 1') e un giornaletto a fumetti dato in 'appalto' nientemeno che alla Marvel Comics, che ne fece, per breve periodo, una testata regolare e perfettamente rientrante nella continuity del mondo della Casa delle Idee, con tanto di comparsate dei supereroi più famosi (tra cui Spider-Man).
Il prodotto, denominato Transformers, conobbe naturalmente uno strepitoso successo, che si è riconfermato, tra alti e bassi, fino al 2005, quando la Paramount annunciò che un film dal vivo basato sulla serie era già in lavorazione, nelle mani del poliedrico ed esplosivo regista Michael Bay.

Their war, our world

Bay, voluto da Steven Spielberg in persona per realizzare il film, era già un regista affermato: sono sue pellicole dallo stile tipicamente yankee quali Armageddon, Pearl Harbor, The Rock e i due Bad Boys. Film 'esagerati', pieni di azione ed esplosioni, grandi fughe, lotte estreme fra personaggi carismatici e destini ineluttabili. Chi meglio di lui poteva portare al cinema il senso di grandezza e potenza che i fieri ed idealisti Autobots, o i malvagi e pericolosi Decepticon, trasmettono al propri fan? Spielberg è stato effettivamente lungimirante, poiché Bay ha infine proposto, nel 2007, uno dei più spettacolari pop-corn movie di sempre, dalla rara magnificenza tecnica (da allora presa come metro di paragone del genere, per quanto riguarda gli effetti visivi) e dalla trama frizzante e leggera, adattissima al contesto, svecchiato pur rimanendo perfettamente in scia con l'ottica della serie animata originale.
La storia vedeva la lotta fra due fazioni di una razza meccanica/umanoide aliena (i coraggiosi Autobot -guidati dal saggio Optimus Prime-, e gli infidi Decepticon -comandati dal malvagio Megatron) in lotta per il controllo dell'All Spark, un manufatto in grado di generare una fonte quasi inesauribile di energia. Il fato vuole che il loro confronto finale venga ospitato dal nostro pianeta, e che un giovane terrestre, Sam Witwicky (Shia LaBoeuf), sia il testimone e la chiave di volta del conflitto...
Certamente il primo Transformers non era un film privo di difetti (modelli di riferimento "reali" dei robot completamente rinnovati, eccessiva convulsione di certe scene di combattimento, trama meramente pretestuosa) ma ha permesso alla Paramount di intascare, solo per il passaggio nei cinema - e quindi senza contare i fruttuosissimi mercati dell'home video e del merchandising-, circa cinquecentocinquanta milioni di dollari netti.
Decisamente non male per un film basato su una serie di giocattoli, bisogna dire.

The revenge of the Fallen

Sono passati due anni dalla sconfitta di Megatron ad opera di Sam (Shia LaBoeuf) e degli Autobot. Mentre il ragazzo si prepara alla sua nuova vita al college, gli Autobot hanno stretto un patto di alleanza con le forze militari terrestri per braccare ed eliminare rimanenti Decepticon ancora in vita.
Sam invece si è oramai lasciato alle spalle l'incredibile e pericolosa avventura vissuta insieme agli Autobot, e anela solo ad una tranquilla ed ordinaria carriera universitaria, mentre porta avanti (a distanza) la sua relazione con la bella Mikaela (Megan Fox). Ma il ragazzo non sa che i veri guai, per lui, devono ancora cominciare: quello che ha vissuto fino a quel momento sarà stato appena un preludio agli avvenimenti che di lì a poco avranno luogo... I Decepticon infatti, nonostante la strenua caccia ai loro danni, stanno riorganizzando le proprie fila, e hanno un piano per riportare in vita una vecchia minaccia: un piano di cui l'ancora ignaro Sam è parte integrante.

La recensione continua a pagina 2!

More than meets the eye

"Più di quello che notano gli occhi" era uno dei motti della serie animata, e si riferiva al fatto che i Transformers, nonostante il loro aspetto di ordinari mezzi di locomozione, nascondevano invece un'anima, e una tecnologia decisamente superiore a quella terrestre.
Questo slogan può benissimo essere abbinato anche ai film di questo brand, seppure in un'altra accezione: l'occhio dello spettatore, infatti, spesso non fa in tempo ad immagazzinare ed elaborare quanto succede su schermo, per via delle serratissime scene action a cui assiste. Scene la cui qualità tecnica è assolutamente impressionante: per dar vita al film, Bay si è affidato a Industrial Light & Magic e a Digital Domain, ovvero le due case mondiali di punta per quanto riguarda gli effetti visivi cinematografici. Il risultato è probabilmente quanto di più spettacolare ed avanzato si sia mai visto finora al cinema: non solo i robot sono digitalizzati e riprodotti con una cura quasi maniacale, ma anche la loro interazione con l'ambiente, gli altri elementi in computer grafica e gli attori ha dell'incredibile.
Stessa cura è stata riservata ad ogni modo a tutti gli elementi digitali: certuni ambienti o locazioni (come la piramide che "viene via" poco a poco) non possono che lasciare di stucco, e viene spesso da chiedersi quali elementi siano autentici e quali riprodotti al computer, vista la pur massiccia presenza di veri mezzi militari realmente utilizzati sul set.
Il film fa il massimo utilizzo possibile della tecnologia IMAX: certe scene sono state addirittura ottimizzate per questo tipo di schermo, permettendo così la rappresentazione su schermo dei vari Transformers a grandezza naturale e con le proporzioni esatte su questo tipo di schermi (spettacolarità che comunque resta aliena ai cinema nostrani).
Giusto per dare un'idea dell'immensa mole di lavoro che i grafici artefici di cotanta magnificenza hanno affrontato, c'è da considerare che mentre il primo Transformers vantava la bellezza di venti terabytes di peso a livello dati, La Vendetta ne occupa l'assurda cifra di centoquarantacinque.

Notiamo i robot, ma è tutta opera dell'uomo...

E' chiaro che davanti a tanta opulenza grafica c'è davvero il pericolo che tutto il resto (regia, recitazione, trama) si perda per strada, o semplicemente non abbia il giusto peso.
Per fortuna, non è così (o perlomeno, non del tutto); tutti gli interpreti infatti -forse proprio per 'ripicca' nei confronti degli antagonisti in codice binario che gli rubano la scena- appaiono decisamente in forma, LaBeouf su tutti: i momenti in cui ha le visioni sono tremendamente efficaci, grazie soprattutto a doti di mimica facciale alla Jim Carrey che non ci aspettavamo assolutamente. Il lavoro dietro alla realizzazione di tutte le scene da parte dell'intero cast appare evidente, anche se a molti, Megan Fox in primis, non viene richiesto molto più che correre e gridare, in finale. Peccato che il dualismo della Fox e il personaggio interpretato dall'altrettanto esplosiva Isabel Lucas non venga approfondito neanche un po' da un Bay molto più interessato ai Robot che ad altro.
Si ha comunque la positiva impressione che se le scene avessero richiesto un impegno attoriale maggiore, gli interpreti, nessuno escluso, avrebbe risposto positivamente.
A migliorare l'esperienza filmica rispetto al precedente episodio contribuiscono la precisa regia di Bay, stavolta meno confusionaria (ma non certo meno movimentata) del solito, e una trama decisamente più variegata del primo capitolo.

Tolto il trucco...

Tutto bene quel che finisce bene, dunque?
Non esattamente. La Vendetta del Caduto infatti è un film che lascia perplessi, in alcuni casi.
Per la trama, in primis. Abbiamo già detto che è più articolata del primo episodio, ma in realtà non è certamente stato un risultato tanto difficile da perseguire, soprattutto per la premiata ditta Kruger, Orci & Kurtzman. Questi ultimi due, in particolare, sono fautori anche dell'ottima sceneggiatura alla base dello Star Trek di J.J.Abrams: era lecito, dunque, aspettarsi qualcosa di più di una storia che funziona, ma ruota attorno ad alcuni perni che sembrano davvero degni più di un cartone animato per bambini che di un grande film di fantascienza (e non sveliamo altro per non rovinarvi il gusto della sorpresa).
La seconda cosa che lascia perplessi è il tipo di umorismo utilizzato per sdrammatizzare alcune situazioni, molto più in linea con American Pie che con un film per ragazzi: alcuni sketch sono davvero al limite del ridicolo e fuori luogo.
Terzo, per quanto belli possano essere nuovi e vecchi Transformers, bisogna riconoscere che molti dei quarantasei robot presenti in questo film non hanno neanche un nome. E quelli che ce l'hanno, hanno ben poco da spartire coi personaggi della serie animata originale, soprattutto a livello di "carrozzeria". Va bene rinnovare, ma trasformare completamente certi modelli di automobili in altri è un'opera di trasfiguarazione difficilmente perdonata dai fan di lungo corso (anche se chiaramente, a giustificazione del tutto, ci sono le comprensibili motivazioni tecniche).
Infine, e questa è la nota forse più dolente, qualcuno dovrebbe dire a Mr Bay che, come si suol dire, "il troppo stroppia".
Il film, difatti, dura ben due ore e mezza, la maggior parte dei quali passati a seguire incredibili combattimenti per terra, per mare e in cielo. Ad eccezione delle varie parentesi comiche e dei rari momenti di 'tranquillità' (o sarebbe forse meglio dire 'tregua') che Bay riserva alla trama per permettere alla stessa di fornire qualche spiegazione, ci troviamo di fronte ad uno spettacolo mozzafiato sì, ma anche 'fisicamente' provante per lo spettatore. Questi, difatti, è costantemente costretto a seguire le evoluzioni della trama, ma soprattutto dei protagonisti, in un'interminabile sequela di situazioni ad alta tensione che però, già dopo un'ora, tendono a stancare.
Quella che offre Bay è una vera e propria grande abbuffata, un pranzo di matrimonio dalle mille portate tutte squisite, ma che a un certo punto appaiono tutte uguali, perdendo le loro qualità in un mare di quantità.
Essere più selettivi e meno ridondanti avrebbe giovato al ritmo del film (davvero troppo elevato in certi passaggi) e all'appagamento dello spettatore medio.

Transformers 2: La vendetta del caduto Bay ha tradito il motto dei Witwicky ("nessun sacrificio, nessuna vittoria"): non ha infatti avuto la modestia di sacrificare niente sull'altare della vittoria. Ma sarà, ad ogni modo, un vincitore al botteghino, e nessuno potrà togliergli il suo risultato. Tuttavia, una volta tanto, ad un Dionisio ebbro e tracotante, avremmo preferito una Minerva saggia, che non prende i suoi 'avversari' (la critica cinematografica) solo per sfinimento. La Vendetta del Caduto è sicuramente meritevole di essere visto, e perfetto nel suo intento principale: intrattenere e divertire. Ma un capolavoro non si costruisce solo sulla tecnica. E questo T2 avrebbe potuto essere un novello masterpiece all'interno del tuttosommato piacevolissimo genere dei pop-corn movie.

7

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