Tramonto, la recensione del film di Ladzlo Nemes su Amazon Prime Video

Il secondo film dell'autore de Il figlio di Saul sbarca in streaming in tutto il su decadente splendore europeo, affascinando.

recensione Tramonto, la recensione del film di Ladzlo Nemes su Amazon Prime Video
Articolo a cura di

Sorella e rivale di Vienna, nei primi anni '10 del '900 la chiassosa metropoli di Budapest prosperava nell'Europa dell'Est, conosciuta in tutto il mondo per il suo sfarzo e la sua opulenza. Tra le scintillanti strade della città spazio importante riuscì a costruirselo la Boutique di Cappelli di Mister Leiter, acquistata dopo la sua morte dall'imprenditore Oszkar Bill (Vlad Ivanov), che riuscì a mantenerla fiorente e in attività incessante anche dopo le prime e gravi ripercussioni dovute allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Tra le strade di una città profondamente provata da una crisi galoppante si muove Irisz Leiter, figlia del compianto proprietario della Boutique che da Trieste torna nella sua amata Budapest per lavorare nella vecchia bottega del padre, che trova mutata. L'attività gestita da Bill sembra rimasta l'unica cosa in grado di portare un po' di luce in una metropoli quasi al collasso, dal fascino ormai decadente e rivoltoso, e la splendida protagonista di Tramonto di Laszlo Nemes si ritroverà ad attraversarla alla ricerca di un ultimo e presunto legame con il suo passato, un fratello che non sapeva di avere e che sembra quasi una figura leggendaria tra le strade di Budapest.

Attraverso una selva oscura

Laszlo Nemes sembra nato per raccontare distorsioni intime e personali di un barlume di popolo sul background o nel vivo della guerra. Va oltre il conflitto eppure riesce a entrargli dentro da una prospettiva differente, sorvolando raso terra l'universalità del tema e accompagnando in questo viaggio i suoi splendidi, tristi e coraggiosi protagonisti. Lo aveva già fatto con Il figlio di Saul, addentrandosi nel dramma della Seconda Guerra Mondiale, direttamente all'interno dei campi di concentramento e dell'orrore dell'Olocausto, e torna a farlo anche in Tramonto, film che già nel nome ingabbia il senso stesso del racconto e della lucidità narrativa e formale di un autore ancora in erba ma già straordinariamente consapevole del suo talento.

Proprio come nel precedente lavoro, Nemes ha un interesse spasmodico e quasi ossessivo per la sua protagonista, la brava Juli Jakab, che segue quasi senza soluzione di continuità (poco montaggio, tanta steady cam, piccoli piani sequenza) per i viali e i vicoli di Budapest, spesso assordanti, volentieri muti e angoscianti. Dipinge questa città allo stremo, ormai quasi del tutto privata del suo splendore, con una luce che richiama in senso diegetico proprio il tramonto: un arancione quasi dorato che vuole richiamare il fasto di una metropoli la cui luce sta per spegnersi, dando modo a Irisz Leiter di affrontare la sua ricerca sul filo di un orizzonte ancora visibile e presto buio.

Il regista ricrea attraverso la fotografia di Matyas Erdely la sensazione di affogare in una golden hour perenne, ultimo scampolo di felicità prima del conflitto, della fine della pace. Un quasi-Inferno da navigare con un obiettivo ben preciso, per la nostra protagonista: ricongiungersi con l'ultimo membro della sua famiglia prima che sia troppo tardi; provare a tornare ad amare prima arrivino sangue, morti e distruzione. Una selva oscura dantesca prima dell'Abisso, dipinta e pensata con colori paradossalmente caldi e avvolgenti per regalare un senso immanente di nostalgia, di un qualcosa pronto a perdersi per sempre.

Tramonto è un film dal ritmo profondamente cadenzato sul dramma della Leiter e sul lento declino della città verso la Guerra. Non ha particolari arguzie stilistiche né tanto meno dialogiche eppure parla un linguaggio artisticamente universale e chiaro, seppur non in grado come la precedente opera di Nemes di arrivare direttamente al cuore del pubblico, scaldare l'anima dello spettatore con la stessa e semplice arguzia emotiva.

Soprattutto incanta per la sua evidente e soave bellezza impressionista e per la grande prova registica di Nemes, che non tradisce la sua metrica autoriale e prosegue deciso nelle sue intenzioni cinematografiche, tornando a tematiche care come la famiglia, il conflitto, la ricerca di sé. Tutto è poi musicato in chiave malinconica da Laszlo Melis, che accompagna con le sue note il già meraviglioso lavoro registico e scenografico sopra descritto, dando modo di vivere in senso artistico contenuto visivo ed effettivo del Tramonto che nomina e definisce il film.

Tramonto In Tramonto Laszlo Nemes, autore ungherese de Il figlio di Saul, porta avanti deciso le sue intenzioni cinematografiche, tornando ad affrontare temi a lui cari come la ricerca di sé, la famiglia e il conflitto. Si sposta dal dramma dell'Olocausto allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, lasciando muovere una splendida Juli Jakab nelle strade di una Budapest ormai al collasso, proprio al tramonto - appunto - del suo sfarzo e della sua serenità. Lo fa attraverso una fotografia diegetica e stilisticamente stoica nella sua volontà di parlare un linguaggio chiaro e universale, musicando il tutto con nostalgia e dramma e raccontando la ricerca ossessiva di un legame del passato prima dell'arrivo di un futuro buio e doloroso. Avesse avuto un impatto emotivo molto più forte e deciso, avremmo avuto un grande capolavoro impressionista.

7.5

Che voto dai a: Tramonto

Media Voto Utenti
Voti: 2
2.5
nd