Train to Busan Recensione

Dalla Corea del Sud, un treno stracolmo di aggressivi infetti zombeschi dagli occhi a mandorla nell'adrenalinico Train to Busan di Yeon Sang-ho.

recensione Train to Busan
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Se, nel tentativo di emulare a basso costo lo Snakes on a plane che vide protagonista nel 2006 il grandissimo Samuel L. Jackson, la famigerata Asylum mise in piedi nello stesso anno lo Snakes on a train in cui gli striscianti rettili del titolo finivano per infestare un treno in cammino anziché un aeroplano in volo, il sudcoreano Yeon Sang-ho sembra aver deciso di sfruttare un'ambientazione analoga sostituendo le pericolose bestioline con temibilissimi infetti zombeschi generati da un non meglio identificato virus diffusosi velocemente in tutto il paese.
Suo primo lungometraggio live action, infatti, Train to Busan - del quale potremmo identificare un prequel nel contemporaneo film d'animazione Seoul station, concepito dallo stesso regista - parte dalla figura dell'addetto alla gestione di fondi divorziato Seok Woo alias Gong Yoo per farlo finire presto a bordo di un convoglio ferroviario su cui, in viaggio insieme alla figlioletta Kim Soo-an per raggiungere la madre di lei nella città portuale del titolo, il morbo arriva a colpire quasi tutti i passeggeri.

Il treno degli zombi

Il pretesto tipico di un po' tutti gli zombie movie che si rispettino per far sì che abbia inizio la lunga lotta per la sopravvivenza messa in atto dall'immancabile manipolo di coraggiosi, in questo caso comprendente anche l'imponente Sang Hwa e sua moglie incinta Sung Gyeong, rispettivamente incarnati da Ma Dong-seok e Jeong Yu-mi. Lotta per la sopravvivenza che, sebbene rientrante in un filone che ha fatto spesso di sbudellamenti e frattaglie sparse i propri marchi di fabbrica, non si abbandona banalmente, però, allo splatter e al sensazionalismo da schizzo di liquido rosso, ricordando in parte il chiacchieratissimo World War Z di Marc Forster, ma prendendone le dovute distanze. Perché, pur essendo richiamato alla memoria dalle immagini dei mostri in questione sempre pronti ad attaccare in gruppi che sembrano sciami di cavallette, il film con protagonista Brad Pitt mirava più all'estetica da blockbuster spettacolare, tanto da manifestare un respiro generale maggiormente vicino ai disaster movie di Roland Emmerich che alle invasioni di morti viventi partorite dal maestro dell'horror George A. Romero. Cineasta, quest'ultimo, di cui non vengono ripresi i cadaveri a passeggio lenti e dinoccolati, in quanto Sang-ho si riallaccia alla moderna tradizione post-28 giorni dopo che li vuole veloci e scattanti, ma che lascia tranquillamente intuire la propria influenza a causa della immancabile lotta di classe destinata a generarsi nei rapporti tra i vari personaggi coinvolti. Personaggi che, a partire da un disgustoso amministratore delegato, non mancano di manifestare comportamenti piuttosto scorretti, lasciando emergere la evidente intenzione di lanciare attraverso le quasi due ore di visione una tutt'altro che velata critica rivolta ai sempre più meschini, egoisti e vigliacchi residenti del pianeta Terra d'inizio terzo millennio. Man mano che le lunghe fughe nei corridoi dei vagoni rischiano sì in più occasioni di far scadere il tutto nella monotonia, ma senza che il risultato finale appaia disprezzabile e da bocciare... complice soprattutto un epilogo diverso dal solito che, in un certo senso, si lascia intendere in qualità di omaggio a quello molto più pessimista del super classico La notte dei morti viventi.

Train to Busan Autentico trionfo al box office asiatico e vincitore dei premi per la migliore regia per i migliori effetti speciali al Festival di Sitges, Train to Busan di Yeon Sang-ho è uno zombie movie on the road dagli occhi a mandorla che guarda in parte alla spettacolarità di recenti produzioni analoghe americane e molto alla critica socio-politica tipica del maestro del genere George A. Romero. Con indispensabili spruzzate di ironia e di melodramma, il risultato finale è un elaborato confezionato con professionalità e ritmato a dovere nell’abbondanza di movimento, pur rimanendo nell’ambito di un horror d’azione che non aggiunge nulla di particolarmente nuovo al filone delle salme camminanti.

6.5

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