Recensione Trafficanti

Il regista di Una notte da leoni si basa su una storia vera per raccontare tramite Trafficanti la vicenda di due amici improvvisatisi trafficanti d'armi.

recensione Trafficanti
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Poteva diventare la truffa più grande di sempre... e poteva succedere soltanto in America.
Che si tratti di ragazzi che tentano di aprire una nuova confraternita vicina a quella originale della loro ex scuola o di quattro amici interessati a pianificare un tutt'altro che tranquillo addio al celibato a Las Vegas, i film di Todd Phillips - autore, appunto, di Old school e della trilogia Una notte da leoni - hanno un particolare punto in comune: le persone che prendono decisioni sbagliate.
Non fa eccezione neppure Trafficanti, basato su una storia vera venuta alla luce grazie ad un articolo pubblicato sulla rivista Rolling stone da Guy Lawson, il quale spiega: "L'amministrazione Bush stava cercando di favorire i piccoli commercianti e non c'era nessuno più piccolo di questi due ragazzi, seduti in un piccolo appartamento di Miami Beach dove non c'era altro che un bong su un tavolo, un computer e un cellulare".
Infatti, rispettivamente con le fattezze del Miles Teller di Project X - Una festa che spacca e del due volte candidato all'Oscar Jonah Hill, ne sono protagonisti i due amici poco più che ventenni David ed Efraim, i quali iniziano una piccola attività relativa a contratti dell'esercito statunitense durante il periodo della prima Guerra in Iraq.

Addio alle armi?

Ed è il Bradley Cooper che ricopre anche il ruolo del grosso venditore di armi Henry Girard a figurare in qualità di produttore della oltre ora e cinquanta di visione, mirata a ribadire che l'avidità non porta mai a buoni consigli.
Ora e cinquanta destinata a condurre i due giovani ad affrontare un affare da trecento milioni di dollari per armare le milizie afghane, facendoli entrare a contatto con persone a dir poco misteriose e catapultandoli sempre più in una sequela di situazioni decisamente rischiose.
Perché, mentre una ricca colonna sonora spaziante da Fortunate son dei Creedence Clearwater Revival a Christmas (Baby please come home) di Darlene Love provvede a fare da commento, non sono inseguimenti su quattro ruote ed individui pronti a far fuoco a risultare assenti all'interno della loro pericolosissima avventura, finanziati nei propri affari da Ralph alias Kevin Pollak, proprietario di una lavanderia.
Soltanto uno dei tanti, più o meno ambigui personaggi che arrivano progressivamente a contornarli; man mano che ci si dirige verso amari risvolti e che, sebbene non manchino situazioni per ridere, ci si rende conto del fatto che il responsabile di Parto col folle abbia fortunatamente rinunciato, una volta tanto, alla sua consueta comicità a base di volgarità e fastidiosi eccessi assortiti.
Tanto che, sorvolando su occasionali cadute nella piattezza narrativa, possiamo tranquillamente annoverare la piacevole ma non eccelsa operazione tra le più riuscite della sua carriera.

Trafficanti La guerra è un’economia, chiunque vi dica il contrario ci mangia sopra o è stupido. Partendo da questa osservazione, Todd Phillips si basa su una storia realmente accaduta per raccontare tramite Trafficanti l’ascesa e la caduta di due giovanotti che, alla ricerca della loro identità nel “sogno americano”, s’improvvisano improbabili venditori internazionali di armi per trovarsi a rischiare più volte la vita e ad aver a dover fare i conti con l’avidità. Girato tra Miami Beach, Las Vegas, il Marocco, la Romania e la California del sud, il risultato - accompagnato, tra l’altro, da Sweet emotion degli Aerosmith e The passenger di Iggy Pop - non solo si rivela diverso dalle precedenti fatiche del regista a causa delle sue punte drammatiche, ma risulta anche più piacevole del solito grazie all’assenza delle consuete volgarità e della ricerca della risata grassa. Poggiando soprattutto sulle lodevoli performance della coppia protagonista ma rimanendo, comunque, nell’ambito dell’elaborato senza infamia e senza lode.

6

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