Venezia 70

Recensione Tracks - Attraverso il deserto

Mia Wasikowska vaga nel deserto australiano nel nuovo film di Curran John

Recensione Tracks - Attraverso il deserto
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Nella prima giornata di concorso del Festival di Venezia 2013 viene presentato al lido Tracks, il nuovo lungometraggio del regista australiano John Curran (I giochi dei grandi, Il velo dipinto), basato sull’omonimo best-seller pubblicato nel 1980 da Robyn Davidson (e adattato per lo schermo da Marion Nelson): un libro in cui la donna ripercorre il viaggio compiuto nell’arco di nove mesi nel 1977, a 27 anni di età, attraverso il deserto australiano per una lunghezza di ben 2700 kilometri, da Alice Springs fino alla costa dell’Oceano Indiano. Ad accompagnarla in questo percorso impervio, quattro cammelli e la sua fedelissima cagnetta, una deliziosa Labrador nera. La pellicola di Curran ricostruisce questa straordinaria vicenda, nonché il suo antefatto (la faticosa preparazione della Davidson per imparare ad addestrare i cammelli selvaggi), affidando il ruolo della protagonista a uno degli astri emergenti del cinema australiano e internazionale: Mia Wasikowska, prodigiosa ventitreenne che si era già fatta apprezzare in Alice in Wonderland, ma soprattutto per le sue interpretazioni in film come I ragazzi stanno bene e Jane Eyre.

E la Wasikowska, con il suo viso diafano ed espressivo, e l’aria imbronciata che a tratti cede il posto ad un sorriso magnetico e avvolgente, costituisce a conti fatti la principale ragion d’essere di un tipico racconto di viaggio, in cui ad un solido impianto narrativo corrisponde anche una certa convenzionalità a livello di struttura e di scelte nella messa in scena. Per quasi due ore, la giovane attrice dà corpo, volto e voce a questo personaggio inquieto ed introverso, esprimendo in maniera impeccabile il suo spirito solitario, il lieve disagio nei rapporti con gli estranei, nonché il desiderio di esplorare lo sconfinato deserto australiano: un desiderio perseguito con incrollabile determinazione, e reso possibile dalla collaborazione (almeno all’inizio non troppo gradita) di Rick Smolan (Adam Driver), un fotografo freelance che farà finanziare l’impresa di Robyn dal prestigioso National Geographic. In cabina di regia, John Curran restituisce sullo schermo la fascinazione per il deserto, rendendo il proprio film anche - e soprattutto - una spassionata dichiarazione d’amore nei confronti della terra australiana e dei suoi suggestivi paesaggi (eccedendo talvolta in un accademismo fin troppo estetizzante e patinato).

Tracks, pur scorrendo su binari alquanto tradizionali, riesce ugualmente a suscitare il coinvolgimento dello spettatore rispetto alle sorti della protagonista: un personaggio, quello della Wasikowska, che a dispetto della sua freddezza di facciata si rivela in grado di evocare fin da subito un profondo senso di empatia. A non convincere del tutto sono invece alcune soluzioni narrative che, in due o tre sequenze, ricorrono ad un patetismo forse eccessivo, mentre il film non arriva mai a raggiungere le vette artistiche o la partecipazione emotiva di un’opera analoga per temi ed atmosfere quale, per esempio, Into the wild. Mentre Sean Penn portava il proprio racconto all’estremo, fin sull’orlo del sublime e dell’abisso, Tracks si limita a mettere in luce l’interiorità (spesso tormentata) della sua Robyn, prima di abbandonarla al confortevole abbraccio dell’oceano.

Tracks - Attraverso il deserto In concorso al Festival di Venezia, un racconto di viaggio diretto da John Curran e basato sulla vera storia di Robyn Davidson: un film dalla struttura convenzionale ma che riesce ugualmente a coinvolgere, ambientato nel suggestivo scenario del deserto australiano ed interpretato da una bravissima Mia Wasikowska.

7

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